50 anni di AELS

Talvolta si dimentica l’importanza per la Svizzera del commercio con l’estero. Eppure i fatti parlano chiaramente: bilancia commerciale in attivo (ovvero si esporta più di quanto s’importa), aziende esportatrici operanti in tutto il mondo e leadership globale in parecchi settori storicamente importanti per il nostro Paese (ad esempio il settore chimico-farmaceutico). Sembra quasi scontato che l’export elvetico ci sia, funzioni e garantisca occupazione e benessere contribuendo ad una grossa fetta del PIL. Ma non tutto è casuale: occorre ricordare e sottolineare che le condizioni quadro esistenti sono il frutto di una politica economica estera dinamica ed universale. Il risultato concreto di ciò è l’associazione economica di libero scambio (AELS).

L’AELS compie quest’anno 50 anni ma sembra più fresca e vivace che mai. Infatti, grazie all’AELS, la Svizzera assieme a Liechtenstein, Norvegia e Islanda ha potuto stipulare fino ad oggi ben 23 accordi di libero scambio permettendo l’accesso ai suoi membri ad un mercato di più di 600 milioni di persone al di fuori dell’Unione Europea. In quest’ottica a medio termine sono previsti una quindicina di nuovi accordi tra cui menziono in ordine casuale la Russia, l’India ed il Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Gli accordi di libero scambio rappresentano un’opportunità per le aziende dei Paesi membri dell’AELS pur ammettendo che la complessità di queste nuove nozioni crea un onere amministrativo in più o, detto in altre parole, ci s’indirizza inevitabilmente verso competenze più approfondite per chi in seno all’azienda si occupa di spedire la merce e di chiarirne l’origine.

Quando si parla di opportunità di questi accordi s’intende dire che vengono soppressi o ridotti i dazi doganali sui prodotti industriali e su vari prodotti agricoli di base e che vengono regolate anche altre questioni importanti quali la protezione e promozione degli investimenti, la salvaguardia della proprietà intellettuale, ecc.

Concludo con l’auspicio che la Svizzera nei prossimi anni riesca ancora a garantirsi un giusto spazio di manovra a livello internazionale in modo da continuare a favorire le aziende ed in fin dei conti promuovere l’occupazione, la formazione qualificata ed il benessere diffuso. Ciò sarà possibile soltanto insistendo su rapporti commerciali con altri Paesi basati sui principi liberisti, ricercando l’universalità della politica economica estera e, soprattutto, rispettando i dettami delle istituzioni internazionali riconosciute.

Marco Passalia