A rischio l’offerta formativa per i nostri scolari

Al contrario dei docenti e dei direttori di scuola media, non tutti i genitori sono al corrente di una recente sentenza del Tribunale federale che rischia di limitare l’offerta formativa a beneficio dei nostri scolari. La sentenza del 7 dicembre 2017 ha ribadito il principio della gratuità della scuola dell’obbligo ammettendo solo le partecipazioni finanziarie delle famiglie fondate sui costi da esse economizzati in ragione dell’assenza dei figli da casa o estranee all’attività scolastica obbligatoria. Detto in altre parole, il Tribunale federale ha stabilito che gli istituti scolastici non possono più chiedere ai genitori degli alunni di partecipare ai costi per uscite da scuola obbligatorie e per i corsi linguistici obbligatori. Quindi, la partecipazione richiesta alle famiglie non potrà superare i 16 franchi al giorno per le scuole cantonali, e 13 per quelle comunali. Sempre in queste ultime, per i pasti si chiederanno al massimo 730 franchi all’anno (5 franchi/pasto).
Giusto ricordare che il Governo ha reagito tempestivamente accettando di introdurre i necessari correttivi normativi e stanziare circa 1 milione di franchi a favore delle famiglie (scuola media e scuole speciali). Nonostante queste misure a sostegno delle famiglie, sono numerosi i docenti ed i direttori di scuola che hanno espresso una grande preoccupazione per l’impossibilità di organizzare attività scolastiche non obbligatorie come gite didattiche, visite culturali o uscite sportive .
Il bilancio è assai preoccupante! Se le gite su più giorni (es. settimana bianca, settimana verde, uscita in capanna, ecc.) possono più o meno essere salvate riducendo la durata e le attività – che è comunque un peccato – sono a rischio tutte le attività culturali interne ed esterne alla sede in quanto, non dando un pasto, non si può più chiedere un centesimo alle famiglie. Visite a musei, Espoprofessioni, Castellinaria, visite alle città, visita ai parlamenti di Bellinzona-Berna, ecc. sono solo alcune delle esperienze scolastiche che non potranno più avere luogo a causa dei costi di trasporto e di entrata che diventano insostenibili per le scuole; anche le attività di prevenzione e sensibilizzazione nella sede, il cui budget (dallo stesso calderone) va destinato a coprire ciò che le famiglie non pagano più per le uscite, sono a rischio e verranno di sicuro diminuite.
Si creerebbe inoltre una disparità tra allievi dei centri, dove c’è una più vasta offerta culturale fuori dalla porta di casa, e allievi delle periferie che sono forzatamente confrontati con alti costi di trasporto e scelte culturali locali decisamente ridotte.
Il Partito popolare democratico non desidera questo scenario per i giovani scolari e si è attivato per arginare il rischio reale di abbassamento delle proposte culturali, civiche, di scoperta/valorizzazione del territorio, prevenzione, ecc. nella scuola obbligatoria pubblica ticinese, con un impoverimento della proposta educativa. Concretamente, la proposta è quella di valorizzare finalmente la carta studenti facendola diventare un titolo di trasporto su tutta la rete cantonale ma anche un pass d’entrata per tutti i musei cantonali o finanziati dall’ente pubblico. Una proposta semplice e fattibile che potrà certamente contribuire ad evitare un ulteriore cannonata ai danni dell’offerta per i nostri scolari.

Pubblicato sul Corriere del Ticino, 03.01.2019

Sull’imposta di circolazione è ora di agire

Nel luglio del 2017 più di 20’000 ticinesi hanno sottoscritto le iniziative popolari promosse dal PPD per dare un segnale chiaro e lampante al Consiglio di Stato che in materia di imposte di circolazione è ora di cambiare marcia. Grazie all’intenso lavoro sul territorio il popolo ticinese ha sostenuto massicciamente la battaglia lanciata dal PPD, supportata anche dal TCS e da numerosi esponenti di altre forze politiche e associative. A 15 mesi dalla consegna delle iniziative stiamo ancora aspettando delle proposte concrete da parte del Governo ticinese. Inutile dire che è insoddisfacente l’intenzione formulata nel preventivo 2019 di ridurre mediamente del 5% l’importo dovuto per il prossimo anno. Continua a leggere

A rischio l’offerta formativa per i nostri scolari

Il Tribunale federale, in una sua sentenza del 7 dicembre 2017, ha stabilito che gli istituti scolastici non possono più chiedere ai genitori degli alunni di partecipare ai costi sia per le uscite scolastiche obbligatorie sia per i corsi linguistici obbligatori. Quindi, la partecipazione richiesta alle famiglie non potrà superare i 16 franchi al giorno per le Scuole cantonali, e 13 per quelle Comunali. Sempre in queste ultime, per i pasti si chiederanno al massimo 730 franchi all’anno (5 franchi a pasto).

Il Governo e quindi il DECS hanno reagito tempestivamente accettando di introdurre i necessari correttivi normativi e stanziando circa 1 milione di franchi a favore delle famiglie (Scuola media e Scuola speciale).

Nonostante queste misure a sostegno delle famiglie, sono numerosi i Docenti e i Direttori di Scuola (Media e Speciali) che hanno espresso una grande preoccupazione per l’impossibilità di organizzare attività scolastiche non obbligatorie come gite didattiche, visite culturali o uscite sportive (Scuola media e Scuola speciale).

Il bilancio è assai preoccupante!

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Posti di lavoro nuovi e innovativi portando in Ticino il Centro di competenza federale di sicurezza cibernetica

Con la finalità concreta di portare in Ticino nuove competenze federali, nuove conoscenze tecniche e nuovi posti di lavoro, nuove sinergie con enti pubblici e privati presenti sul territorio cantonale, con la mozione, il gruppo PPD+Generazione giovani chiede che il cantone Ticino si adoperi per portare nel nostro cantone delle competenze federali (organo/autorità federale) nell’ambito della sicurezza cibernetica collegato alle facoltà di scienze informatiche/ingegneria informatica di USI e SUPSI. Il Consiglio federale ha recentemente pubblicato la strategia nazionale per la protezione della Svizzera contro i rischi cibernetici (SNPC) e tra le varie misure da mettere in atto è in procinto di decidere sulla futura creazione del centro di competenza di sicurezza cibernetica. Il Ticino – se lo vorrà – potrà cogliere questa opportunità di incrementare le proprie competenze tecniche in un ambito strategico a livello nazionale. La tecnologia fa parte della nostra vita quotidiana e siamo costantemente circondati da oggetti interconnessi ed interattivi. Nonostante ciò non siamo pronti ad affrontare i rischi del mondo cibernetico. Infatti, se fino a poco tempo fa si reputava che un attacco informatico potesse arrecare solo danni informatici, l’attualità ci conferma che un attacco cibernetico può avere anche conseguenze cinetiche, ovvero danni materiali a persone e cose.

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Iniziative popolari sull’imposta di circolazione: dove sono finite?

Nel luglio del 2017 più di 20’000 ticinesi hanno sottoscritto le iniziative popolari promosse dal PPD per dare un segnale chiaro e lampante al Consiglio di Stato che in materia di imposte di circolazione è ora di cambiare marcia. Grazie all’intenso lavoro sul territorio il popolo ticinese ha sostenuto massicciamente la battaglia lanciata dai popolari democratici. A 14 mesi dalla consegna delle iniziative, stiamo ancora aspettando delle proposte concrete ed ufficiali su cui il popolo potrà avere l’ultima parola.

Marco Passalia, Vice Presidente PPD Ticino,

pubblicato su Popolo e Libertà, ottobre 2018

Il mio Sì alla nuova Legge federale sui giochi in denaro

Siamo ormai entrati nel pieno della pubblica discussione sui temi in votazione il prossimo 10 giugno. Voglio quindi contribuire elencando i quattro motivi per cui, a mio avviso, è necessario sostenere la nuova Legge federale sui giochi in denaro. Primo. La nuova legge permette finalmente di bloccare i siti di offerte di gioco online illegali. E’ quello che già succede in 17 paesi europei come Francia, Italia, Spagna, Danimarca, Belgio, Bulgaria, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Romania, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Cipro. E nessuno in questi paesi ha mai gridato allo scandalo. In effetti si tratta di bloccare attività illegali che non possono essere assolutamente paragonate al commercio generico su Internet.

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