Ambiente e politica

La Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (COP26) offre lo spunto per tornare a parlare di ambiente. I giovani sono i principali fautori delle manifestazioni e delle rivendicazioni contro i mutamenti climatici. Ben venga! È importante guardare avanti con lungimiranza e preoccupazione ma occorre anche ricordare che il tema dell’ambiente unisce tutti in una sorta di responsabilità intergenerazionale. Non solo riguarda tutti noi, ma è oramai ben presente in tutti i partiti (o quasi) con declinazioni più o meno diverse.  Oggi più che mai deve emergere la consapevolezza che queste tematiche non sono più monopolio esclusivo delle frange più ecologiste o verdi della politica.

Sebbene il PPD non sia colorato di verde, in ambito ambientale il nostro partito ha mostrato di avere idee chiare e lungimiranti facendo proposte ed atti parlamentari in favore delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e della diversificazione nell’approvvigionamento e così via. C’è ancora molto lavoro da fare e anche in questo contesto un partito di centro come il nostro potrà svolgere un ruolo determinante per mediare tra le posizioni estreme.

Pubblicato su Popolo e Libertà, novembre 2021

Mobilità pubblica e privata ai tempi del coronavirus

Interrogazione

Data22 ottobre 2021 
Presentata daMarco Passalia a nome del gruppo PPD + GG

Interrogazione inoltrata in data 22 ottobre 2021

L’entrata in funzione della galleria di base del Monte Ceneri, il nuovo orario ferroviario 2021,
i nuovi collegamenti e le nuove linee di bus in varie regioni del Cantone hanno portato in
Ticino un netto miglioramento dell’offerta di mobilità pubblica.
Come si può leggere nel sito web delle FFS – cito – “l’orario 2021 consente collegamenti
più veloci, frequenti e comodi per Milano. La galleria di base del Monte Ceneri apporta
miglioramenti anche nel traffico regionale. A causa di ritardi, dovuti alla pandemia, nella
realizzazione di alcuni progetti ferroviari in Ticino, l’orario 2021 sarà introdotto in due fasi: la
prima fase è prevista dal 13 dicembre 2020, la seconda dal 5 aprile 2021”.
Questo importante traguardo nella mobilità del nostro Cantone giunge però in un momento
difficile visto che, da una parte, il trasporto pubblico sembrerebbe soffrire ancora degli effetti
negativi della crisi pandemica, mentre dall’altra parte, il trasporto su strada è diventato ancor
più intenso, intasato e fragile.
È evidente a tutti che negli ultimi due anni qualcosa è cambiato in peggio nella mobilità
ticinese: meno passeggeri hanno utilizzato i mezzi pubblici a causa dei timori legati ai
contagi da coronavirus a vantaggio dell’auto, molti lavoratori sono stati obbligati a lavorare
da casa, altri lavoratori sono rimasti senza lavoro o nell’impossibilità di lavorare sempre a
causa della pandemia e, infine, molti turisti confederati si sono recati in Ticino con
l’automobile per ferie e per i fine settimana.
Il risultato pare lapalissiano: treni e bus meno occupati, ma più auto sulle strade;
addirittura, si sono poi create delle situazioni di picco di auto nei fine settimana e
durante le vacanze scolastiche nei vari Cantoni svizzeri che si sono declinati in
ingorghi infiniti sulle strade ticinesi.
In questo difficile contesto pare ovvio dedurre che le vere potenzialità del trasporto pubblico
e della cosiddetta rivoluzione ticinese del trasporto pubblico siano state fortemente
influenzate negativamente e ridotte dalla pandemia.

GRUPPO PPD+GG

Sulla base di questi elementi facendo uso delle facoltà di cui all’art. 98 LGC/CdS a nome
del gruppo PPD + GG formulo al Consiglio di Stato le seguenti domande:

  1. Dall’entrata in funzione della prima fase del nuovo orario ferroviario (13 dicembre
    2020) fino ad oggi (data dell’interrogazione) qual è il numero di passeggeri che ha
    preso il treno in Ticino rispetto ai 3 anni precedenti?
    1a. Per lo stesso intervallo di tempo rispetto ai 3 anni precedenti è possibile identificare il
    numero dei passeggeri nella tratta ferroviaria Locarno-Lugano e nella tratta ferroviaria
    Bellinzona-Lugano?
  2. Dall’entrata in funzione della prima fase del nuovo orario ferroviario (13 dicembre
    2020) fino ad oggi (data dell’interrogazione) qual è il numero di passeggeri che ha
    utilizzato il bus in Ticino rispetto ai 3 anni precedenti?
  3. Qual è il numero di abbonamenti Arcobaleno venduti negli ultimi 5 anni?
  4. Dall’inizio della pandemia ad oggi in che misura sono state disattese le previsioni di
    aumento dei passeggeri e degli introiti da titoli di trasporto rispetto a quanto
    preventivato?
  5. Il Consiglio di Stato è in grado di fornire il numero di veicoli privati che hanno percorso
    quotidianamente le principali arterie ticinesi negli ultimi 3 anni (fino alla data
    dell’interrogazione)?
    5a. È possibile identificare una correlazione tra il numero di auto in Ticino e le principali
    festività lavorative e scolastiche nel resto della Svizzera?
  6. Corrisponde al vero che le informazioni circa il potenziamento del trasporto pubblico
    ha raggiunto prevalentemente i cittadini ticinesi?
    6a. Che tipo di informazioni sono state rilasciate nei confronti dei frontalieri e dei turisti?
    6b. Non ritiene il Consiglio di Stato che occorra insistere regolarmente e allargare i
    destinatari di queste informative / promozioni / pubblicità a frontalieri e turisti?
  7. Quali misure concrete intende adottare il Consiglio di Stato per promuovere
    ulteriormente tra gli utenti la maggior offerta di trasporto pubblico in vigore con il
    cambiamento di orario?
  8. Il Consiglio di Stato riceve dalle imprese di trasporto un quadro globale concernente le
    situazioni di ritardo e di disservizi?
    8a. Se sì, può indicare anche sinotticamente come è la situazione (numeri e minuti di
    ritardi, casi di disservizio, ecc.)?
    8b. In caso negativo, il Consiglio di Stato in futuro intende richiedere alle imprese un breve
    e regolare rapporto che riporti queste informazioni?

Con ossequio
Marco Passalia
Per il gruppo PPD + Generazione Giovani

Interrogazione inoltrata i data 22 ottobre 2021

Decisioni del G20: un’opportunità per il Ticino

Durante l’incontro di luglio del G20 è stato trovato un accordo sulla tassazione minima delle imprese multinazionali, giungendo alla definizione di un’aliquota fiscale mondiale di almeno il 15%. Una decisione importante, che presto verrà ulteriormente sviluppata e discussa in seno all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Ocse). Un provvedimento che toccherà i paradisi fiscali e tutti quei Paesi – come la Svizzera – a fiscalità leggera. Naturalmente i dettagli dovranno ancora essere fissati: qual è la definizione di società multinazionale? Saranno toccate tutte le società con attività estera? Quali forme alternative di ruling e di beneficio fiscale saranno permesse? Domande che ad oggi non hanno ancora una risposta. Alle nostre latitudini, però, la vera domanda è un’altra: per il Ticino questa nuova impostazione fiscale sarà un’opportunità o un problema?

Con l’ultima riforma fiscale elvetica, attuata anche a livello cantonale, il Ticino dal 1° gennaio 2025 avrà un’aliquota fiscale attorno al 15% – a dipendenza dal moltiplicatore comunale – poco al di sopra dell’onere fiscale medio intercantonale del 14%. Ciò significa che ci si troverà con un’aliquota in linea con il valore minimo proposto dal G20. Detto in altre parole, il Ticino non si troverebbe più ad essere il fanalino di coda tra i Cantoni fiscalmente più attrattivi.

A differenza dell’opinione di alcuni noti economisti, ritengo che con questo nuovo orientamento fiscale mondiale, il Canton Ticino – a parità di competitività fiscale – avrà la grande opportunità di poter competere con numerose altre piazze economiche nazionali e internazionali. Il nostro Cantone dovrà però adoperarsi per evidenziare con maggior enfasi e convinzione gli elementi d’attrattività della nostra business location: la stabilità economica e politica, i benefici della vicinanza con l’Italia, un sistema legale basato sul principio della certezza del diritto, il sistema bancario performante e specializzato e molto altro ancora.

Concludo nella convinzione che le premesse per far crescere la nostra piazza economica ci sono già oggi, ma talvolta sono offuscate dallo spauracchio della fiscalità. La nuova impostazione del G20 apre nuove prospettive. Sia chiaro però che le cose non succedono da sole o per caso. Anche l’autorità cantonale dovrà giocare un ruolo più attivo, più incisivo e più carismatico per trarre opportunità da un nuovo ordine fiscale mondiale che avrà effetti anche sul nostro territorio.

Articolo apparso su www.cdt.ch, l’11.10.2021

Il Cantone Ticino funga da precursore e promuova attivamente le tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2 dall’aria e dai gas di scarico

Data11 ottobre 2021
Presentata daMarco Passalia a nome del gruppo PPD+GG  

La Svizzera fa parte di un numero sempre in aumento di Paesi che si impegnano, in vari modi, ad attuare con coerenza l’Accordo di Parigi. Tra gli obiettivi principali figura la riduzione massiccia delle emissioni di CO2 (che idealmente nel 2030 dovrebbe ridursi del 50% rispetto al 1990) così da limitare l’effetto serra.

Molteplici studi sul clima pubblicati di recente (IPCC Special Report, EASAC, NAS) affermano chiaramente che per raggiungere gli obiettivi climatici, non solo dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre le emissioni, ma dobbiamo anche rimuovere attivamente l’anidride carbonica dall’atmosfera. Le principali ricerche indicano che entro la metà del secolo circa 10 miliardi di tonnellate di anidride carbonica dovranno essere rimosse dall’atmosfera ogni anno. Un importante mezzo per perseguire gli obiettivi climatici sono le tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2 sulle quali vogliamo porre l’accento in questa mozione.

Esistono, anche in Svizzera, impianti a cattura diretta dell’aria tramite collettori modulari di CO2 che funzionano come indicato qui di seguito. In un primo momento l’aria viene aspirata nel collettore con un ventilatore e l’anidride carbonica viene catturata sulla superficie di un materiale filtrante altamente selettivo; successivamente, una volta che il collettore è colmo, si procede a chiuderlo. Aumentando la tempertura viene così liberata CO2 ad una purezza superiore al 99% che, una volta raffreddata, potrà essere raccolta e stoccata.

L’anidride carbonica catturata nell’aria può essere usata come materia prima, riciclata (ad esempio come fertilizzante, come avviene nelle campagne del Canton Zurigo per opera di un’innovativa azienda del settore) o completamente rimossa dall’aria immagazzinandola in modo sicuro.

Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 105 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato il Gruppo PPD+GG chiede quindi di:

  1. chinarsi sulla tematica delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2 a livello ticinese.
  2. valutare, anche in collaborazione con i nostri istituti universitari, qual è la migliore ubicazione possibile per installare questo tipo di tecnologie.
  3. procedere in tempi brevi all’attribuzione del progetto ad un’azienda parastatale (AET, ACR, BancaStato o una nuova società detenuta al 100% dal Cantone), alla progettazione, alla modalità di finanziamento (con sovvenzioni nazionali per progetti pilota nella sostenibilità ambientale), all’avvio della procedura di commessa pubblica e alla costruzione di un impianto di cattura e di stoccaggio di CO2.

Marco Passalia, a nome del gruppo PPD+GG

Mozione presentata l’11.10.2021

Materie prime più rare e care? È ormai partito un “superciclo”

Riuscire a riassumere in poche righe ciò che sta succedendo sui mercati della materie prime è complicato. Senza grandi ambizioni provo a dare qualche spunto in base all’esperienza sul campo e basandomi su pareri di vari associati alla Lugano Commodity Trading Association (LCTA).

In generale, abbiamo capito tutti che i prezzi delle materie prime hanno subito un’impennata quando le economie di tutto il mondo hanno iniziato a riprendersi dalla crisi dovuta al coronavirus. Le cause dell’evoluzione dei prezzi sono molteplici e concatenate. Vediamo più in dettaglio cosa è successo per poi immaginare quale potrà essere l’evoluzione delle commodities nel futuro più prossimo.

Negli scorsi giorni il petrolio ha chiuso ai massimi dal 2014 e il gas naturale ha raggiunto il picco massimo storico, impensabile fino a qualche settimana fa. Una storia a sé che meriterebbe un lungo approfondimento. Anche il carbone – per esempio quello usato per la generazione di elettricità – ha vissuto un incremento pazzesco negli ultimi mesi, dovuto ai prezzi in salita di gas & power, ma anche a causa della crescita della domanda cinese di materie prime energetiche; Cina, peraltro, in rotta di collisione con l’Australia, fornitrice storica di carbone in Cina. In questa repentina fase di ripresa economica, c’è quindi una domanda mondiale crescente di elettricità da parte dell’industria globale (e non solo); stiamo parlando di tutte quelle attività produttive semi-paralizzate durante la fase più acuta della covid19, che negli ultimi mesi sta viaggiando col vento in poppa, sebbene l’ancora si sia incagliata nei ritardi logistici, nei prezzi esagerati dei noli e nella carenza di produzione di materie prime strategiche.

Sul fronte dei metalli, nella ripresa post-pandemia, anche l’acciaio, il rame, i minerali di ferro, ecc. hanno vissuto incrementi importanti di prezzo, addirittura a livelli record per alcuni di questi. Inutile dire che in questo caso i motivi sono molteplici, ma sembra esserci consenso nell’affermare che gli indicatori dei prezzi dei metalli, come la crescita della domanda cinese, sono oramai diventati meno attendibili.

Anche le principali materie prime agricole, tra cui cereali, semi oleosi, zucchero, prodotti lattiero-caseari, caffè, ecc. hanno seguito un andamento in crescita dei prezzi.

Infine, non posso non spendere due parole sulle dinamiche avvenute nel mondo dei trasporti marittini, dove anche i noli sono aumentati a dismisura nella ripresa post-covid a causa dell’impenata della domanda, delle restrizioni dovute alla pandemia (quarantena, ecc.) e della riduzione della capacità di trasporto.

Difficile dire quando i mercati delle materie prime ritroveranno un certo equilibrio, ma mi pare importante sottolineare due punti cardine che emergono in questo contesto. Il primo è che l’aumento dei prezzi delle materie prime sta alimentando pressioni inflazionistiche in tutto il mondo e rischia di rallentare la ripresa economica post-pandemia. Il secondo, come dicevo in un’intervista del 30 giugno 2021 apparsa sul CdT, è che siamo entrati in un cosiddetto “superciclo” economico. A mio modesto parere, vi sono numerosi fattori, non da ultimo la spinta alla decarbonizzazione, che indicano che questo incremento dei prezzi delle commodities non sia un balzo temporaneo verso l’alto dopo una caduta dei mercati, bensì rappresenti un nuovo “superciclo”, dove i prezzi rimarranno sostenuti a livelli elevati per anni.

Articolo apparso su La Domenica, il 10.10.2021

Semafori: ci risiamo!

Fino a pochi giorni fa ero convinto che l’opzione di semaforizzare il Piano di Magadino fosse un capitolo chiuso e che ci si potesse finalmente concentrare sul collegamento veloce A2/A13, ma a quanto pare le cose non stanno così. Come hanno riportato i media, l’autorità federale intende fare ulteriori approfondimenti sul progetto A2/A13 – come se non ne abbiamo già fatti abbastanza – e ha deciso di ripresentare un concetto di semaforizzazione cercando di far rientrare dalla porta di servizio un’idea che la popolazione ticinese ha buttato fuori dalla finestra. Quindi niente collegamento veloce e in più intendono piazzare di nuovo i semafori, insomma oltre al danno anche la beffa. Infatti, nel maggio 2019, il 73,1% dei ticinesi ha pronunciato in votazione popolare un convinto no ai semafori sul Piano di Magadino. Un responso chiaro che in poco più di due anni difficilmente potrà ribaltarsi.
Al di là del breve intervallo di tempo intercorso da allora, questa proposta non ha alcun senso perché, a causa della pandemia, non sono cambiate le condizioni rispetto a quando si è votato. Uno dei principali argomenti di noi referendisti è stato quello di sostenere che, in attesa del collegamento veloce A2/A13, si potrà cominciare a parlare di misure concrete per fluidificare il traffico stradale sul piano di Magadino solo una volta verificato il potenziale del trasporto pubblico in via di sviluppo con l’apertura del tunnel di base del Monte Ceneri e con l’aumento della frequenza dei bus.
Ora, è evidente che il coronavirus non ha permesso in Ticino una rivoluzione repentina del trasporto pubblico. Sappiamo tutti che nell’ultimo anno qualcosa è cambiato in peggio nella mobilità ticinese a causa della pandemia: meno passeggeri hanno utilizzato i mezzi pubblici a causa dei timori legati ai contagi a vantaggio dell’auto, molti lavoratori sono stati obbligati a svolgere la propria attività da casa, altri sono rimasti senza lavoro o nell’impossibilità di esercitare la propria professione e, infine, i turisti confederati, anziché recarsi all’estero, hanno optato per le ferie in Ticino con l’auto.
Il risultato pare lapalissiano: treni e bus meno occupati, ma più auto sulle strade; addirittura, si sono create delle situazioni di picco di auto nei fine settimana e durante le vacanze scolastiche dei vari Cantoni svizzeri, che si sono tradotti in ingorghi sulle nostre strade. Per concludere, in qualità di primo firmatario del referendum “Basta sprechi: no ai semafori sul piano di Magadino”, non lancio né moniti né avvisi, ma semplicemente mi appello al buon senso affinché l’autorità federale valuti bene cosa fare su questa tratta stradale, tenendo ben presente che il collegamento A2/A13 è più che mai essenziale e che sui semafori gli argomenti dei referendisti sono tutt’ora validi.

Articolo apparso su La Regione, 7.7.2021