Interrogazione: Cara energia, quanto ci costi? 

Introduzione

La recente recrudescenza dei rapporti politici internazionali, che ha portato agli attacchi militari in territorio ucraino, non fa che rendere ancor più critica la situazione relativa al mercato dell’energia in Europa e non solo. Nei prossimi anni sono da prevedere tensioni, volatilità dei prezzi e difficoltà d’approvvigionamento, come già è stato possibile osservare con la recente impennata dei prezzi del petrolio, del gas e dell’elettricità. Aumenti attribuibili a diversi fattori: l’aumento repentino della domanda nella fase post-pandemia, le difficoltà nelle catene d’approvvigionamento, i ritardi logistici, la corsa alla decarbonizzazione e le citate dinamiche geopolitiche.

Nel grafico sottostante (fonte: www.swissinfo.ch – Grafico: ptur Fonte: Indice svizzero dei prezzi al consumo, Ufficio federale di statistica) si può osservare la tendenza dei prezzi dell’elettricità in Europa e in Svizzera.

Per far fronte a questo nuovo contesto energetico e alle relative conseguenze sui consumatori finali (privati e aziende), numerosi Paesi europei sono intervenuti a sostegno dei consumatori. Si pensi al decreto bollette italiano che prevede misure d’intervento per attenuare l’aumento del costi di energia e gas nel secondo trimestre del 2022.

In Svizzera le principali modalità per produrre energia sono il nucleare e l’idroelettrico accompagnati da una produzione rinnovabile crescente, ma abbiamo comunque necessità di importare prodotti petroliferi, gas e anche elettricità (soprattutto in inverno).

“I prezzi di ottobre del gasolio da riscaldamento in Svizzera sono aumentati dell’11,2%, arrivando a costare il 50% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.” (…) “Il costo del gas è aumentato del 6,7% tra settembre e ottobre di quest’anno, secondo le statistiche ufficiali.”1

Sul sito della confederazione troviamo un dato oggettivo sull’aumento dei costi dell’elettricità in Svizzera: “un nucleo familiare tipo pagherà il prossimo anno 21,2 centesimi per chilowattora (ct./kWh), ovvero 0,7 ct./kWh in più (+ 3%) rispetto al 2021.”2

Sappiamo inoltre che la Svizzera nell’ambito degli accordi bilaterali con l’Unione Europea ha abbandonato i colloqui finalizzati a stabilire regole chiare per quanto concerne l’integrazione con il mercato elettrico dell’UE.

Come riportato da Swissgrid “con la fine dei negoziati sull’accordo quadro nel maggio 2021, un accordo sul transito di energia elettrica è diventato una prospettiva lontana. Questo ridurrà potenzialmente in modo massiccio le capacità di importazione ed esportazione della Svizzera senza che noi possiamo farci nulla.”3

I passi della Svizzera

Dando seguito a due rapporti sul tema della sicurezza dell’approvvigionamento nel settore elettrico (elaborati da Elcom, Swissgrid e dalla società di consulenza Frontier Economics), il Consiglio Federale (CF) in data 18.06.2021 ha presentato un messaggio con diverse misure per preservarla: fondi aggiuntivi per l’ampliamento delle centrali idroelettriche, creazione di una riserva energetica, potenziamento delle energie rinnovabili.4

Contemporaneamente sono state analizzate le ripercussioni del mancato accordo con l’UE 5, che potrebbero accentuarsi a partire dal 2025 quando “tutti i gestori delle reti di trasporto europei dovranno mantenere almeno il 70% delle capacità di rete transfrontaliere libere per il commercio di elettricità all’interno dell’UE.”6

Più recentemente, il 16.2.2022, il CF ha concordato una serie di misure in questo ambito. “In caso di situazioni di carenza energetica, il CF ha deciso di creare una riserva di energia idroelettrica già per l’inverno 2022/2023. Questo prevede che i gestori delle centrali di accumulazione trattengano, dietro pagamento di un’indennità, una certa quantità di energia che può essere richiamata quando necessario.”7 In parallelo il Consiglio federale sta pensando alla costruzione di centrali a gas di riserva per fronteggiare i picchi di carico.

Entrambe le riserve, coordinate dal DATEC e i cui costi saranno a carico dei consumatori finali, “potranno essere utilizzate solo in situazioni eccezionali e solo se il mercato dell’energia elettrica non sarà in grado di soddisfare temporaneamente la domanda, e non dovranno provocare distorsioni di mercato“.

Un altro intento del CF consiste nello sfruttare il potenziale di incremento dell’efficienza elettrica esistente attraverso “l’aumento degli incentivi per la sostituzione dei riscaldamenti elettrici o vincoli per l’illuminazione degli edifici ad uso commerciale e industriale”. Oltre a ciò, anche “i requisiti minimi per vari apparecchi elettrici dovranno essere resi più severi”.

Tutti questi elementi fanno pensare a un imminente periodo critico per quanto concerne l’approvigionamento energetico che condurrà, come sta già accadendo, ad un aumento marcato del costo dell’energia elettrica che si ripercuoterà sia sulle aziende che sulle economie domestiche.

Sulla base di questi elementi, facendo uso delle facoltà di cui all’art. 98 LGC/Consiglio di Stato, a nome del Gruppo PPD+GG formulo al Consiglio di Stato le seguenti domande:

1.) Il Consiglio di Stato è al corrente dell’andamento e dell’evoluzione del prezzo dell’energia?

2.) Il Consiglio di Stato è in grado di valutare l’impatto dell’aumento del prezzo dell’elettricità per le

economie domestiche e per le aziende?

3.) Il Consiglio di Stato in che modo monitora l’evoluzione del prezzo dell’energia elettrica?

4.) Il Consiglio di Stato quali misure intende intraprendere a sostegno delle categorie più toccate?

Marco Passalia
a nome del gruppo PPD+GG

Presentata il 25 febbraio 2022

Fonti

  1. Fonte https://www.swissinfo.ch/ita/energia-_energia-in-svizzera–le-bollette-saranno-contenute–ma-la-crisi-futura- incombe/47095760
  2. Fonte: https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85013.html
  3. https://www.swissgrid.ch/it/home/newsroom/blog/2022/regola-settanta-percento.html
  4. Fonte : https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85447.html
  5. Fonte : https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85447.html
  6. Fonte: https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85447.html
  7. Fonte: https://www.uvek.admin.ch/uvek/it/home/datec/media/comunicati-stampa.msg-id-87202.html
  8. https://www.uvek.admin.ch/uvek/it/home/datec/media/comunicati-stampa.msg-id-87202.html
  9. https://www.uvek.admin.ch/uvek/it/home/datec/media/comunicati-stampa.msg-id-87202.html

Mozione: Definiamo le ubicazioni per la posa di campi fotovoltaici verticali e bifacciali

Nella quotidianità le nostre attività ci spingono a un consumo energetico che ci permette di avere praticamente sempre a disposizione tutto ciò di cui necessitiamo: il telefono, il tablet, la televisione, la radio, i mezzi di trasporto, gli edifici riscaldati, l’acqua calda, e poi ancora le scuole, i negozi, i centri commerciali, i bar e i ristoranti, e così via senza dimenticare gli uffici e le attività industriali. Questa necessità, tocca i singoli cittadini, ma anche tutte le attività economiche presenti sul territorio cantonale.

In Ticino l’approvvigionamento energetico è assicurato dalle fonti rinnovabili indigene, ossia l’energia idroelettrica, l’energia fotovoltaica, il calore ambientale, il solare termico e la legna. Per il resto facciamo capo a importazioni di gas naturale via tubo e di carburanti e combustibili fossili, trasportati via strada o ferrovia.

Se ci concentriamo sull’energia elettrica, la disponibilità non deve essere data per scontata in quanto, soprattutto d’inverno, quando le temperature si abbassano, nevica e ghiaccia, la domanda aumenta e la generazione di energia elettrica nel nostro Paese non è in grado di coprire questo maggior fabbisogno. Di conseguenza, durante l’inverno la Svizzera dipende dalle importazioni dall’estero.

A partire dal 2025, “tutti i gestori delle reti di trasporto europei dovranno mantenere almeno il 70% delle capacità di rete transfrontaliere libere per il commercio di elettricità all’interno dell’UE1, di conseguenza alla Svizzera non sarà garantito l’accesso automatico all’elettricità prodotta nel resto dell’Europa.

La mozione in questione vuole porre l’accento sulla possibilità di produrre elettricità in Ticino anche in inverno, rifacendosi alle tecnologie consistenti in moduli fotovoltaici bifacciali e sfruttando le zone molto soleggiate del nostro territorio. Le campanelle d’allarme suonate da più enti e in particolar modo dal Consiglio federale, dimostrano chiaramente che non si può più aspettare e che la politica deve spingere per creare le condizioni quadro affinché si possa investire maggiormente e celermente nella produzione di energia elettrica rinnovabile.

L’esempio di Gondo

È notizia di questi giorni che nel villaggio vallesano di Gondo è stato progettato dal gruppo energetico Alpiq il più grande impianto fotovoltaico della Svizzera, per un investimento previsto di circa 42 milioni di franchi. “Grazie alla posizione ottimale a più di 2000 metri sul livello del mare e alla radiazione solare particolarmente favorevole, Gondosolar produrrà circa 23,3 milioni di chilowattora all’anno – più della metà nel semestre invernale (…). Gondosolar sostiene gli obiettivi energetici e climatici a lungo termine della Svizzera e del Canton Vallese – e, con la sua alta percentuale di elettricità invernale, rafforza la sicurezza dell’approvvigionamento interno con elettricità da energie rinnovabili.”2

Il progetto, denominato Gondosolar, soddisfa i requisiti legati alle condizioni favorevoli e all’impatto minimo sull’ambiente, la natura ed il paesaggio.
“Nel progetto Gondosolar, 4500 elementi solari sono installati sul pendio, distribuiti in modo ottimale su 200 file. Sono montati verticalmente e ciascuno consiste di otto moduli FV bifacciali, cioè moduli FV montati su due lati. La distanza dal suolo è di almeno 1,5 metri, quella tra due file di almeno 3,5 metri. Questo assicura che la fauna e la flora trovino condizioni favorevoli in termini di biodiversità, che l’uso agricolo sia possibile in futuro (pecore, capre) e che i moduli fotovoltaici non siano danneggiati da uno spessore di neve molto alto.
La produttività degli impianti fotovoltaici d’alta montagna è fino a
due volte superiore a quella degli impianti in pianura. Ci sono diverse
ragioni per questo: la radiazione solare è significativamente più forte ad altitudini più elevate che nelle zone centrali, la copertura nuvolosa
è relativamente bassa, la riflessione della luce solare da parte della neve aumenta la produzione, e anche le condizioni operative dovute
alle basse temperature sono vantaggiose. Questi fattori significano anche che la quota invernale degli impianti fotovoltaici d’alta
montagna nella produzione annuale totale è significativamente più alta: invece di circa il 25 per cento, è in media intorno al 50 per cento e nel caso di Gondosolar addirittura intorno al 55 per cento. In vista dei mesi invernali sempre più critici per l’approvvigionamento, questo è di particolare importanza.”
3

Se il progetto verrà approvato e avrà seguito, l’energia prodotta potrà soddisfare il fabbisogno di ben 5200 famiglie.4

I pannelli bifacciali

È piuttosto recente e innovativo il concetto di pannelli bifacciali, ovvero moduli solari speciali che possono utilizzare la radiazioni solare da entrambi i lati in quanto sono rivolti sia ad est che ad ovest, generando elettricità sia al mattino che alla sera.

Questi sistemi, se posati in luoghi idonei, non deturpano eccessivamente il paesaggio e sono particolarmente rispettosi della natura e dell’agricoltura, visto che le aree tra le file di moduli possono essere utilizzate per scopi agricoli come in precedenza (pascoli, strisce fiorite per gli insetti, ecc.).

Si vedano le foto tratte dal sito www.next2sun.de con esempi di pannelli bifacciali in Francia e in Germania.

Fatti e cifre su Gondosolar4

  • 100.000 metri quadrati di superficie totale
  • 4500 elementi solari
  • 42 milioni di costi delprogetto
  • 23,3 milioni di kWh diproduzione annuale
  • Messa in servizio: 2030
  • Durata: 60 anni

Richiesta

Tenendo presente l’attuale periodo storico che ci vede confrontati con una verosimile crisi energetica nei prossimi anni, sulla base delle tecnologie attualmente a disposizione legate ai pannelli fotovoltaici verticali bifacciali e seguendo l’esempio di Gondosolar, facendo uso delle facoltà previste dall’art. 105 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, il Gruppo PPD+GG chiede quindi di:Identificare delle possibili ubicazioni in Ticino (caratterizzate da forte soleggiamento) dove poter installare questi pannelli verticali in modo da non deturpante il paesaggio, l’agricoltura e la natura.

Una volta individuate le possibili ubicazioni, analizzare e approfondire la possibilità di installare moduli fotovoltaici solari verticali e bifacciali nel territorio ticinese idoneo facendo capo alle competenze offerte dai nostri istituti universitari.

Definire le procedure per prevedere un investimento da parte di enti parapubblici (AET, BancaStato, ecc.), da parte di investitori privati o da parte di una collaborazione pubblico-privato.

Presentata da Marco Passalia e Fiorenzo Dadò il 4 marzo 2022

Per le immagini si rimanda alla mozione originale presentata

1 Fonte: https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85447.html 

2 Tradotto da https://www.gondosolar.ch/

3 Tradotto da: https://www.gondosolar.ch/das-projekt
4 Tradotto da: https://www.srf.ch/news/schweiz/sonnenstrom-aus-den-bergen-ob-gondo-soll-das-groesste- solarkraftwerk-der-schweiz-entstehen

Mozione: Mappatura delle aziende e delle competenze professionali in Canton Ticino

Durante la recente pandemia ci siamo tutti resi conto – se ancora non fosse chiaro – di quanto il nostro sistema sanitario non dipenda solo dalle forze lavorative indigene, ma anche dai lavoratori frontalieri. Infatti, durante la prima ondata della Covid-19, in Ticino si temeva che le frontiere potessero essere chiuse da un momento all’altro o che l’Italia precettasse gli infermieri frontalieri per occuparsi dei ricoverati della vicina Penisola. Situazione tesa che ha portato a molti interrogativi sulla carenza e fragilità delle competenze professionali presenti sul territorio cantonale.

Questo esempio riguarda il settore socio-sanitario, ma è risaputo che sono svariati gli ambiti lavorativi dove la manodopera frontaliera è molto presente. I dati riportati dal documento Panorama statistico del mercato del lavoro ticinese (10.1.2022) evidenziano come nel 2020 il 30% dei lavoratori impiegati in Ticino fosse frontaliere e come nel terzo semestre del 2021 i settori con il maggior numero di dipendenti frontalieri fossero, nell’ordine, i seguenti: attività manifatturiere; commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli; attività professionali, scientifiche e tecniche; costruzioni; attività amministrative e di servizio di supporto; sanità e assistenza sociale; servizi legati all’alloggio e alla ristorazione.

Fatta questa breve premessa, il gruppo PPD + GG ritiene necessario fotografare il tessuto economico ticinese ed evidenziare le competenze presenti sul territorio cantonale attraverso una mappatura dinamica delle aziende e delle competenze. Questo consentirebbe ad esempio di:page1image62199808

  • conoscere quali sono le reali opportunità lavorative con attenzione ai settori assoggettati a contratti collettivi di lavoro;
  • mettere in evidenza le professioni dove la domanda è elevata e quali sono le professioni del futuro;
  • individuare i settori con un maggior potenziale economico;
  • indirizzare chi si trova di fronte ad una scelta formativa e lavorativa verso le opportunità del momento e dotare gli orientatori professionali di uno strumento informativo utileper la loro importante attività;
  • supportare le scuole dell’obbligo e gli istituti universitari nelle scelte didattiche;
  • e altro ancora.

Oltre a supportare i vari processi decisionali che riguardano il mercato del lavoro, questa mappatura permetterà all’ente pubblico di avere informazioni utili per formulare politiche economiche mirate ed efficaci con attenzione ai seguenti ambiti:

  • misure attive nel mercato del lavoro;
  •  supporto all’innovazione e all’internazionalizzazione;
  • messa in atto di una strategia tributaria mirata;
  • accompagnamento delle aziende nella digitalizzazione e nell’economia 4.0;
  • sostegno alle “leve competitive” a disposizione delle aziende;
  • e altro ancora.

Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 105 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato il gruppo PPD+GG chiede di elaborare un concetto di mappatura dinamica delle aziende e delle competenze professionali presenti sottoponendo al Gran consiglio un progetto generale con i relativi costi da demandare ai nostri istituti universitari.

Marco Passalia
a nome del gruppo PPD+GG

Presentata il 28 febbraio 2022

Intervista sul tema della cattura e dello stoccaggio del CO₂

Cosa possiamo fare di veramente efficace a favore dell’ambiente? Oltre a ridurre le emissioni, l’anidride carbonica andrebbe ridotta attivamente dall’atmosfera. Partendo da questo presupposto, lo scorso mese di ottobre il vicepresidente cantonale PPD Marco Passalia ha presentato una mozione per chiedere al Consiglio di Stato di farsi precursore e promuovere le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio di CO₂.

  1. Sempre più di frequente si sente parlare di riduzione delle emissioni; di rado, però, viene menzionata la possibilità di rimuovere attivamente anidride carbonica dall’atmosfera. Come mai lei ha deciso di concentrarsi sulla seconda possibilità?

Secondo diversi studi sul clima pubblicati di recente (PCC Special Report, EASAC, NAS) per raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti dall’accordo di Parigi non basta ridurre le emissioni di CO2 ma è necessario uno sforzo in più: rimuovere attivamente l’anidride carbonica dall’atmosfera. Si stima infatti che entro la metà del secolo ben 10 miliardi di tonnellate di anidride carbonica dovranno essere rimosse dall’atmosfera ogni anno. Ecco perché è importante agire sia sulla riduzione delle emissioni di CO2 sia sulla loro rimozione.

2. Nella pratica, come si fa a catturare e stoccare CO₂?

Si tratta di un ambito scientifico in piena evoluzione; in effetti da molti anni si svolgono con successo attività di ricerca sulla cattura e sullo stoccaggio di CO2 dall’aria e dai gas di scarico. Anche i nostri politecnici federali portano avanti l’attività di ricerca di base già utilizzabile nel settore privato. Esistono ad esempio macchine a cattura diretta dell’aria tramite collettori modulari di CO2. In un primo momento l’aria viene aspirata nel collettore con un ventilatore e l’anidride carbonica viene catturata sulla superficie di un materiale filtrante altamente selettivo che si trova all’interno dei collettori; successivamente si procede a chiudere il collettore una volta che esso è colmo. Aumentando la temperatura viene liberata CO2 ad una purezza superiore al 99% che, una volta raffreddata, potrà essere raccolta e stoccata.

3. Che fine fa l’anidride carbonica catturata nell’aria? È necessario smaltirla o può essere riutilizzata?

L’anidride carbonica catturata dall’aria ha due ampi casi d’uso: può essere utilizzata come materia prima oppure immagazzinata in modo permanente. Quando la CO2 catturata è usata come materia prima, vi sono diverse applicazioni: per esempio per la produzione di carburanti sintetici rinnovabili. Oppure, già oggi nelle campagne del Canton Zurigo la CO2 catturata viene utilizzata per produrre un fertilizzante. Interessante anche l’applicazione che si sta studiando all’EMPA in cui viene immobilizzato carbonio solido in materiali da costruzione.

4. In termini di costi e benefici, queste tecnologie possono essere efficacemente applicate anche alla nostra realtà cantonale?

Certo. Questo se crediamo evramente in un’economia sempre più circolare e sempre più sostenibile. Coinvolgendo i nostri istituti universitari, si potrà approfondire il tema, studiare le possibili applicazioni e quindi proporre un progetto concreto ed i relativi costi. È chiaro che si tratta di un investimento pionieristico  grazie al quale a lungo termine trarranno beneficio le future generazioni e il nostro ambiente.

5. Esistono regioni o Paesi che già utilizzano un sistema di questo tipo? Se sì, quali sono e possono ritenersi dei modelli di riferimento adeguati per il nostro Cantone?

Sono diverse le iniziative in questo ambito portate avanti in Europa, soprattutto nei paesi nordici e scandinavi, spesso promosse da privati. A titolo esemplificativo a Reykjavik, in Islanda, un impianto chiamato “Orca” è stato realizzato dall’azienda svizzera Climeworks: essenzialmente viene catturata la CO2 dall’aria, viene sottoposta ad alcuni semplici processi chimici e poi viene iniettata nel sottosuolo dove, a contatto con il basalto, solidifica in roccia nel giro di pochi anni evitando così che possa prima o poi tornare di nuovo in circolazione.

6. Con la ratifica dell’Accordo di Parigi sul clima, del 6 ottobre 2017, la Svizzera si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di CO₂ entro il 2030 e del 50% rispetto al 1990. Qual è l’importanza di tale accordo e in che misura dovrà contribuire il nostro Cantone?

È molto importante e tutti noi dobbiamo fare il possibile per contribuire a rispettarlo. Sono fiero di dire che proprio in questi giorni in PPD ha presentato un’iniziativa parlamentare atta ad introdurre nella Costituzione ticinese un articolo per impegnarsi a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ogni proposta a favore del clima, se equilibrata e di buon senso, va considerata, indipendentemente dal partito che la porta avanti.

Pubblicata su Popolo e Libertà, dicembre 2021

Decisioni del G20: un’opportunità per il Ticino

Durante l’incontro di luglio del G20 è stato trovato un accordo sulla tassazione minima delle imprese multinazionali, giungendo alla definizione di un’aliquota fiscale mondiale di almeno il 15%. Una decisione importante, che presto verrà ulteriormente sviluppata e discussa in seno all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Ocse). Un provvedimento che toccherà i paradisi fiscali e tutti quei Paesi – come la Svizzera – a fiscalità leggera. Naturalmente i dettagli dovranno ancora essere fissati: qual è la definizione di società multinazionale? Saranno toccate tutte le società con attività estera? Quali forme alternative di ruling e di beneficio fiscale saranno permesse? Domande che ad oggi non hanno ancora una risposta. Alle nostre latitudini, però, la vera domanda è un’altra: per il Ticino questa nuova impostazione fiscale sarà un’opportunità o un problema?

Con l’ultima riforma fiscale elvetica, attuata anche a livello cantonale, il Ticino dal 1° gennaio 2025 avrà un’aliquota fiscale attorno al 15% – a dipendenza dal moltiplicatore comunale – poco al di sopra dell’onere fiscale medio intercantonale del 14%. Ciò significa che ci si troverà con un’aliquota in linea con il valore minimo proposto dal G20. Detto in altre parole, il Ticino non si troverebbe più ad essere il fanalino di coda tra i Cantoni fiscalmente più attrattivi.

A differenza dell’opinione di alcuni noti economisti, ritengo che con questo nuovo orientamento fiscale mondiale, il Canton Ticino – a parità di competitività fiscale – avrà la grande opportunità di poter competere con numerose altre piazze economiche nazionali e internazionali. Il nostro Cantone dovrà però adoperarsi per evidenziare con maggior enfasi e convinzione gli elementi d’attrattività della nostra business location: la stabilità economica e politica, i benefici della vicinanza con l’Italia, un sistema legale basato sul principio della certezza del diritto, il sistema bancario performante e specializzato e molto altro ancora.

Concludo nella convinzione che le premesse per far crescere la nostra piazza economica ci sono già oggi, ma talvolta sono offuscate dallo spauracchio della fiscalità. La nuova impostazione del G20 apre nuove prospettive. Sia chiaro però che le cose non succedono da sole o per caso. Anche l’autorità cantonale dovrà giocare un ruolo più attivo, più incisivo e più carismatico per trarre opportunità da un nuovo ordine fiscale mondiale che avrà effetti anche sul nostro territorio.

Articolo apparso su www.cdt.ch, l’11.10.2021

Materie prime più rare e care? È ormai partito un “superciclo”

Riuscire a riassumere in poche righe ciò che sta succedendo sui mercati della materie prime è complicato. Senza grandi ambizioni provo a dare qualche spunto in base all’esperienza sul campo e basandomi su pareri di vari associati alla Lugano Commodity Trading Association (LCTA).

In generale, abbiamo capito tutti che i prezzi delle materie prime hanno subito un’impennata quando le economie di tutto il mondo hanno iniziato a riprendersi dalla crisi dovuta al coronavirus. Le cause dell’evoluzione dei prezzi sono molteplici e concatenate. Vediamo più in dettaglio cosa è successo per poi immaginare quale potrà essere l’evoluzione delle commodities nel futuro più prossimo.

Negli scorsi giorni il petrolio ha chiuso ai massimi dal 2014 e il gas naturale ha raggiunto il picco massimo storico, impensabile fino a qualche settimana fa. Una storia a sé che meriterebbe un lungo approfondimento. Anche il carbone – per esempio quello usato per la generazione di elettricità – ha vissuto un incremento pazzesco negli ultimi mesi, dovuto ai prezzi in salita di gas & power, ma anche a causa della crescita della domanda cinese di materie prime energetiche; Cina, peraltro, in rotta di collisione con l’Australia, fornitrice storica di carbone in Cina. In questa repentina fase di ripresa economica, c’è quindi una domanda mondiale crescente di elettricità da parte dell’industria globale (e non solo); stiamo parlando di tutte quelle attività produttive semi-paralizzate durante la fase più acuta della covid19, che negli ultimi mesi sta viaggiando col vento in poppa, sebbene l’ancora si sia incagliata nei ritardi logistici, nei prezzi esagerati dei noli e nella carenza di produzione di materie prime strategiche.

Sul fronte dei metalli, nella ripresa post-pandemia, anche l’acciaio, il rame, i minerali di ferro, ecc. hanno vissuto incrementi importanti di prezzo, addirittura a livelli record per alcuni di questi. Inutile dire che in questo caso i motivi sono molteplici, ma sembra esserci consenso nell’affermare che gli indicatori dei prezzi dei metalli, come la crescita della domanda cinese, sono oramai diventati meno attendibili.

Anche le principali materie prime agricole, tra cui cereali, semi oleosi, zucchero, prodotti lattiero-caseari, caffè, ecc. hanno seguito un andamento in crescita dei prezzi.

Infine, non posso non spendere due parole sulle dinamiche avvenute nel mondo dei trasporti marittini, dove anche i noli sono aumentati a dismisura nella ripresa post-covid a causa dell’impenata della domanda, delle restrizioni dovute alla pandemia (quarantena, ecc.) e della riduzione della capacità di trasporto.

Difficile dire quando i mercati delle materie prime ritroveranno un certo equilibrio, ma mi pare importante sottolineare due punti cardine che emergono in questo contesto. Il primo è che l’aumento dei prezzi delle materie prime sta alimentando pressioni inflazionistiche in tutto il mondo e rischia di rallentare la ripresa economica post-pandemia. Il secondo, come dicevo in un’intervista del 30 giugno 2021 apparsa sul CdT, è che siamo entrati in un cosiddetto “superciclo” economico. A mio modesto parere, vi sono numerosi fattori, non da ultimo la spinta alla decarbonizzazione, che indicano che questo incremento dei prezzi delle commodities non sia un balzo temporaneo verso l’alto dopo una caduta dei mercati, bensì rappresenti un nuovo “superciclo”, dove i prezzi rimarranno sostenuti a livelli elevati per anni.

Articolo apparso su La Domenica, il 10.10.2021