“Il settore delle commodity gioca un ruolo strategico”

Negli scorsi giorni alcune decine di migliaia di container sono rimaste bloccate nei porti cinesi. Com’è ora la situazione e questi problemi, vedi anche il blocco del canale di Suez, rischiano di moltiplicarsi con il tempo?

È in corso una ripresa brusca, un forte rimbalzo dopo la paralisi dovuta al covid. Di colpo tutti vogliono navi, tutte nelle stesse posizioni nei porti di caricazione. Ad un certo punto la situazione si stabilizzerà. Per usare l’immagine di un amico broker navale “è un po’ come cercare un taxi in una metropoli quando arriva un’acquazzone”. Interessante rilevare come il riferimento al blocco del canale di Suez porti ad una riflessione sul gigantismo navale nel settore container. Una tendenza che non accenna a rallentare e che rischia di portare anche a lungo termine problemi come quello occorso nel canale di Suez, ovvero navi con paratie e pile di container (superficie esposta a “effetto vela”) sempre più alte che transitano in un’infrastruttura ancora non adeguata con il rischio di creare colli di bottiglia. Quindi perché non si verifichino questi colli di bottiglia occorrerebbe che le infrastrutture investissero per adeguarsi e stare al passo col gigantismo navale.

Quali sono i maggiori problemi con cui si confronta il settore navale in questo momento?

In questo momento, oltre alla gestione della ripresa economica repentina, direi che il maggior focus degli armatori è la compliance con le regole IMO sulla decarbonizzazione. Regole che saranno effettive dal 2023 e le cui modalità applicative sono ancora in via di definizione. In questo contesto di maggiore sostenibilità recentemente si osserva un numero considerevole di ordini di navi LNG fueled nel segmento delle ore carriers (180-220k dwt)

Qual è l’importanza del settore del commercio di materie prime nella filiera produttiva internazionale?

Sin dalla creazione della Lugano Commodity Trading Association (LCTA) nel 2010, sostengo che i commercianti di materie prime – alla pari delle banche – svolgono un ruolo sistemico fondamentale per il funzionamento dell’economia mondiale. Constato con soddisfazione che l’attuale aumento dei prezzi delle materie prime stia riportando alla ribalta questo ruolo chiave dei cosiddetti commodity traders. Quindi, un ruolo importante non solo in termini di posti di lavoro qualificati (attorno ai 1’500 in Ticino) e di gettito fiscale (maggiore di 70 milioni nel nostro Cantone), ma anche in termini di perno dell’economia globale.

Quali sono le ripercussioni che possono avere sul consumatore finale questi ritardi?

Inevitabilmente per il consumatore ciò porta ad un aumento dei prezzi e a ritardi di fornitura. Sarà importante capire fino a quando e se a breve ci raggiungerà un equilibrio tra domanda e offerta. Tutto ciò perché i ritardi e gli intasamenti nella logistica e nel trasporto si sommano alla domanda repentina di materie prime soprattutto in Cina e negli Stati Uniti a fronte di un’offerta mondiale limitata a causa di un 2020 condizionato dal coronavirus e quindi da un’attività mineraria rallentata e da stoccaggi ridotti.

Che influsso ha questa situazione sul settore del trading internazionale di materie prime? 

Il contesto summenzionato ha portato ad un aumento generalizzato nei prezzi delle materie prime e dei prodotti semilavorati: dai prodotti agricoli, all’energia passando per i metalli industriali. Questa situazione è facilmente spiegabile con una legge essenziale di mercato, ovvero lo squilibrio tra domanda e offerta, come non si vedeva da anni nelle commodities, al punto che molti esperti cominciano a ipotizzare che ci troviamo di fronte ad un cosiddetto “superciclo”.

E quali sono gli effetti sulla piazza di trading ticinese, che, come ricordiamo, occupa un migliaio di persone in questo settore?

A breve termine se pensiamo unicamente ai commercianti di materie prime, rispetto all’inizio della crisi covid, il contesto si è completamente capovolto. Da una situazione in cui i prezzi erano scesi a livelli economicamente insostenibili – addirittura prezzi negativi del petrolio – ci troviamo ora in una situazione di prezzi elevati e domanda crescente. Ciò è positivo per chi lavora nel nostro settore in termini di crescita, di nuove opportunità e di diversificazione del business. Quindi, anche ottime notizie in termini di nuovi posti di lavoro qualificati.

A medio-lungo termine dovremo capire se e dove la domanda reale si assesterà e quanto l’offerta sarà in grado di reagire per coprire il fabbisogno del mercato. Importante sottolineare che nel medio-lungo termine possiamo immaginare che rimarranno tutte le misure di stimolo ed investimento che gli Stati stanno mettendo in atto, in combinazione con tassi d’interesse bassi e con l’onda di investimenti legati alla sostenibilità. Se la combinazione di questi elementi prevarrà, non è escluso che assisteremo ad un “superciclo” delle materie prime.

Lei è attivo nel commercio del gas. Come sta evolvendo questo mercato, e qual è il ruolo del Ticino in questo settore?

Dai minimi dello scorso anno anche il prezzo del gas è decisamente cresciuto. Senza entrare in dettagli troppo tecnici, anche in questo caso i motivi dell’aumento del prezzo sono molteplici e sicuramente riconducibili alla rapida ripresa post-covid. Inoltre, va sottolineato il fatto che questo vettore energetico è il più sostenibile tra i carburanti fossili e per tutti gli operatori nel settore dell’energia – soprattutto per i grandi consumatori – sta diventando una materia prima chiave nell’ottica della riduzione rapida e di transizione delle emissioni di CO2. Alcuni operatori importanti nel settore del gas naturale europeo e mondiale sono nati e cresciuti proprio in Ticino. Detto in altre parole anche il nostro piccolo Cantone svolge un ruolo rilevante nel commercio europeo e mondiale di gas naturale.

Intervista apparsa sul Corriere del Ticino, 1.7.2021

Prestazione ponte covid: ben fatto Raffaele!

 Gli effetti negativi del coronavirus in ambito sanitario, sociale ed economico sono sotto gli occhi di tutti. Oltre alle misure già stanziate dalla Confederazione e dal Cantone, il DSS diretto dal Consigliere di Stato De Rosa ha elaborato un sostegno concreto per andare incontro a quella parte della popolazione che presenta già una vulnerabilità finanziaria, rispettivamente per evitare, nel futuro più prossimo, il ricorso alle prestazioni di sostegno sociale. Interessante notare che questa prestazione ponte Covid rappresenta un ottimo esempio di sussidiarietà, ovvero di responsabilizzazione di enti di prossimità (i Comuni) nei confronti di un compito cantonale importante come la socialità. Concludo facendo un plauso al Consigliere di Stato De Rosa non solo per l’attuazione di una misura concreta di aiuto a chi ne ha bisogno, ma anche perché con l’elaborazione della prestazione ponte Covid il nostro Cantone funge da precursore a livello nazionale nell’ambito degli aiuti straordinari

Pubblicato su Popolo e Libertà, febbraio 2021

Prestazione ponte COVID: ben fatto!

È oramai evidente a tutti che gli effetti e le conseguenze del Coronavirus non sono solo di tipo sanitario, ma anche a livello sociale ed economico. Le limitazioni alle attività economiche hanno e avranno ripercussioni sulla nostra società e sulla popolazione, soprattutto su quella parte della popolazione che presenta già una vulnerabilità finanziaria.

Oltre alle misure già stanziate dalla Confederazione (lavoro ridotto, ecc.) e dal Cantone (casi di rigore), il DSS diretto dal Consigliere di Stato De Rosa ha elaborato un sostegno concreto per andare incontro alle esigenze e ai bisogni della popolazione, rispettivamente per evitare, nel futuro più prossimo, il ricorso alle prestazioni di sostegno sociale.

La prestazione ponte covid recentemente approvata dal Gran Consiglio va proprio incontro, con lungimiranza, a questa esigenza rappresentando un ulteriore paracadute per chi si dovesse trovare in difficoltà una volta esauriti gli aiuti cantonali e federali. Si tratta infatti di una misura che vuole aiutare quelle persone che stanno attraversando un momento di difficoltà economica, prestando particolare attenzione ai lavoratori indipendenti. L’obiettivo è l’uscita rapida dalla situazione di difficoltà per ritrovare quella stabilità necessaria a condurre una vita più serena.

Oltre a questo, grazie alla prossimità dei Comuni e al loro fondamentale ruolo di antenna sul territorio, è possibile offrire una consulenza personalizzata e mirata a chi si trova in difficoltà.

Vorrei anche sottolineare che questa prestazione ponte COVID rappresenta un ottimo esempio di sussidiarietà, ovvero di responsabilizzazione di enti di prossimità (i Comuni) nei confronti di un compito importante come la socialità. 

Una collaborazione sussidiaria Comuni-Cantone che raccoglierà la partecipazione di numerosi altri Comuni tenendo presente che molti di essi hanno già stanziato i relativi crediti in sede di preventivo.

Concludo facendo un plauso al Consigliere di Stato De Rosa non solo per l’attuazione di una misura concreta di aiuto a chi ne ha bisogno, ma anche perché con l’elaborazione della prestazione ponte covid il nostro Cantone funge da precursore a livello nazionale nell’ambito degli aiuti straordinari. Diversi altri Cantoni infatti si sono interessati alla proposta ticinese, unica nel suo genere. Detto in altre parole, questa prestazione ponte covid rappresenta un’importante dimostrazione della vicinanza e dell’attenzione riservata dal Governo alla popolazione ticinese che potrebbe fare scuola nel resto del Paese.

Pubblicato su La Regione, 08.02.2021

Intervista a Marco Passalia, Segretario Generale Lugano Commodity Trading Association

In che stato di salute si trova il commercio delle materie prime ticinese?

Alcuni stanno bene, alcuni un po’ meno. È stato e continua ad essere un anno complicato per tutti se pensiamo al covid19. Un po’ più tortuoso per i commercianti di materie prime: i traders sono stati colpiti a livello globale, i prestiti covid della Confederazione hanno hanno avuto qualche inghippo nell’applicazione ai commercianti di materie prime, le misure di crisi messe in atto da alcune compagnie assicurative hanno indebolito il mercato e, non da ultimo, le frodi di Singapore non hanno di certo aiutato alla concessione di linee bancarie da parte di quegli istituti storicamente attivi nel commodity trade finance.

La crisi covid ha dunque colpito anche il vostro settore?

Purtroppo sì anche se in maniera eterogenea. Naturalmente in base alla materia prima trattata c’è chi ha subito contraccolpi maggiori, chi ha cercato di prepararsi al peggio seguendo l’evoluzione della crisi sanitaria partita dall’Asia, chi si è trovato impreparato e chi invece è stato toccato solo di striscio. Attualmente, in questa seconda ondata, sono invece tutti toccati dal protrarsi della situazione d’incertezza. D’altra parte, è chiaro a tutti che l’impatto negativo riguarda la maggior parte dei settori socio-economici a livello globale.

Il settore delle materie prime come ha risposto alla crisi covid?

Alcune aziende hanno ottenuto risultati soddisfacenti e stanno investendo in nuovi progetti e in nuove assunzioni. Un segnale positivo ed importante in un momento difficile. Altre aziende, invece, durante la prima ondata hanno potuto dare continuità all’attività beneficiando dello strumento federale del lavoro ridotto oppure facendo capo ai crediti covid garantiti dalla Confederazione. Certo non tutto ha funzionato bene per i commodity traders.

In che senso?

Nell’ambito della concessione di crediti e fideiussioni solidali in seguito al coronavirus (Ordinanza federale) sono emerse alcune perplessità sul trattamento delle società di trading. Secondo la prima Ordinanza del 25 marzo 2020, nel caso delle società di trading il parametro di riferimento per la concessione di un prestito era il fatturato, mentre secondo le direttive dell’Associazione svizzera delle banche il parametro di riferimento era il margine lordo. Ovviamente la differenza d’interpretazione è importante e ciò ha creato non pochi malintesi in un momento delicato per numerose società. Curioso notare che però il criterio di esclusione era il fatturato superiore ai 500 milioni di franchi (non il margine lordo) quando è risaputo che nell’ambito delle materie prime si parla spesso di fatturati miliardari. Insomma, un aiuto a tinte chiaro-scure per il settore.

Ma il settore bancario ha fatto dei passi indietro nel finanziamento del commercio di materie prime?

Evidentemente, in un momento già difficile, non si può dire che siano state d’aiuto le frodi miliardarie sulla piazza di Singapore che hanno travolto le principali banche attive nel commodity trade finance (CTF) come HSBC, ABN AMRO, Société Générale, Natixis, BNP Paribas, ING, ecc. Molte di queste banche sono presenti in Svizzera ed hanno recentemente messo in atto piani di ridimensionamento o di chiusura del CTF. Ne consegue una difficoltà maggiore – soprattutto per le società medie e piccole – a finanziare determinate transazioni oppure anche la necessità di posticipare determinate opportunità di business in attesa di mettere in piedi nuove linee bancarie.

E in Ticino?

Per fortuna in Ticino le banche attive nel commodity trade finance o presenti con un frontdesk (BancaStato, Banca Corner, Banca Zarattini, Credit Suisse e UBS) non sono state toccate dalle frodi e hanno mantenuto le posizioni sebbene l’anno non sia stato brillantissimo. Addirittura alcuni istituti, approfittando della nuova situazione, hanno potuto rafforzarsi in termini di posizionamento sulla clientela ticinese.

Quali sono le sfide per il settore nel futuro più prossimo?

Dico ovvietà se affermo che dovremo innanzitutto riuscire a venir fuori dalla crisi covid senza troppi danni diretti o collaterali. In seguito, il settore dovrà fare il possibile per ottimizzare i costi grazie alla digitalizzazione e alla pianificazione fiscale. Naturalmente, sarà anche importante fare una riflessione più strutturata sulle modalità e le possibilità di finanziamento a livello svizzero e internazionale. Da ultimo e non meno importante, anche i commodity traderssono confrontati con le sfide ambientali che a determinate condizioni potrebbero anche portare reali opportunità di business.

Pubblicato su Ticino Welcome, novembre 2020

Investire per le future generazioni

Di coronavirus parlano tutti quotidianamente. Quasi fosse un mantra di autosostegno psicologico
che tutti noi ripetiamo non appena incontriamo qualcuno, quasi a ricordarci che siamo tutti sulla
stessa barca. Non ho competenze sanitarie e quindi mi esprimo da economista: ritengo sia
importante che in questa crisi storica quasi inverosimile, tutti diano il proprio contributo e
partecipino a rilanciare l’economia e l’occupazione con un intervento anticiclico. Se le autorità
politiche a livello federale, cantonale e comunale sono intervenute e stanno ancora attuando
nuove proposte di rilancio, è importante che tutti i cittadini e le aziende – con spirito civico e senso
di responsabilità – si impegnino a investire nel limite delle loro possibilità finanziarie in nuovi
progetti in grado di creare un indotto per le generazioni future

Pubblicato su Popolo e Libertà, maggio 2020

Mancano le buone idee

Guardando al tessuto economico ticinese vedo uno scenario debilitato che non sa come sfruttare
appieno le grandi opportunità offerte dal nostro sistema-paese. Il rischio è quello di mettersi sulla
difensiva e chiudersi come un riccio. Talvolta, ho la netta sensazione che siamo a corto di buone
idee e di progetti innovativi che creino dinamismo nel nostro Cantone. Finiti gli anni delle vacche
grasse del settore finanziario, lo stordimento è ancora presente e dobbiamo capire quale indirizzo
prendere. Che fare dunque? La formazione professionale e quella terziaria sono certamente due
pilastri su cui costruire, senza tabù e senza paure, il futuro del nostro Cantone. Le parole chiave
devono essere: orientamento professionale, innovazione e digitalizzazione.

Pubblicato su Popolo e Libertà, marzo 2020