Single Window nel commercio internazionale

Nell’agenda delle istituzioni internazionali competenti in materia di commercio con l’estero, il tema Trade Facilitation (semplificazioni commerciali) è diventato il fattore chiave per lo sviluppo efficiente e sostenibile del commercio tra Paesi su scala globale.

È risaputo che negli ultimi decenni, i Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) hanno fatto progressi importanti nella riduzione dei dazi e nello smantellamento dei contingenti. Di pari passo si è sviluppato un sistema produttivo globale sempre più rivolto ai Paesi in via di sviluppo ed emergenti con un’importanza crescente verso i processi di approvvigionamento e di valore aggiunto ripartiti in varie aree del mondo. A livello distributivo, è stato accelerato lo sviluppo della logica del just-in-time anche in relazione all’evoluzione mondiale repentina dell’e-business. Continua a leggere

Quale origine della merce? Facciamo un po’ di chiarezza

Di recente, in una delle regolari visite in azienda, ci è capitato di discutere con alcuni dirigenti sugli aspetti legati all’origine dei prodotti. Tenace la convinzione di questi manager secondo cui la propria merce – sviluppata e fabbricata in Ticino – sia facilmente associabile al concetto di “Swiss made”. Un termine chiaro a tutti in generale, ma molto confuso nella sua definizione. È infatti fondamentale procedere ad un’opportuna distinzione tra il concetto “Made in” e quello dell’origine doganale di un prodotto a dipendenza dell’accordo di libero scambio o della normativa nazionale in vigore.

Perciò riteniamo importante fare un po’ d’ordine su una tematica tanto complessa quanto fondamentale per ogni azienda volta all’internalizzazione. Continua a leggere

Export: lo specchio dell’economia elvetica

Il commercio con l’estero con i suoi 200 miliardi di franchi di esportazioni sta assumendo un ruolo sempre più crescente nel sistema economico svizzero al punto che conoscerne l’andamento è fondamentale per capire lo stato di salute dell’economia elvetica. Infatti, i rapporti commerciali con l’estero – che pesano più del 30% del PIL – non rappresentano solo la cartina di tornasole dell’evoluzione dell’economia elvetica, ma sono paragonabili ad una vera e propria carovana che porta con sé competenze specifiche e di ampio raggio, posti di lavoro qualificati, utili e gettiti fiscali in Svizzera, collaborazione costante ed imprescindibile con banche, assicurazioni, fiduciarie ed altri prestatori di servizio, indotto e commesse per il tessuto economico locale, grandi opportunità di diversificare i mercati ed i rischi a livello internazionale e, non da ultimo, l’attitudine a ragionare e fare impresa in termini globali.

Secondo i dati ufficiali dell’Amministrazione federale delle dogane, il 2013 sia sul fronte delle esportazioni che delle importazioni ha rivelato un’evoluzione molto simile all’anno precedente, segnando un’eccedenza della bilancia commerciale di 24 miliardi di franchi. Durante l’anno in questione tra i comparti più dinamici dal punto di vista delle transazioni commerciali con l’estero hanno persistito a fare la parte del gigante il settore delle derrate alimentari, l’industria chimico-farmaceutica ed il settore orologiero. Un’evoluzione promettente è riscontrabile anche nell’industria della plastica e degli strumenti di precisione.

Nel 2013 il flusso delle vendite ha continuato la diversificazione virtuosa verso il continente africano, l’America latina e ha anche beneficiato della ripresa economica del Nord America. L’Europa continua ad essere il principale partner commerciale della Svizzera sebbene nel 2013 si sia esportato un po’ di meno nell’UE alla stessa stregua dell’Asia, ad eccezione della Cina che ha continuato ad assorbire le esportazioni elvetiche a ritmi elevati. A questo proposito va sottolineato che l’accordo di libero scambio Svizzera-Cina recentemente entrato in vigore contribuirà a rafforzare l’incremento della presenza di prodotti elvetici in Cina. Lo stesso discorso vale per i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, dove alcuni suoi membri, come l’Arabia Saudita, hanno registrato maggiori esportazioni svizzere nel 2013.

Se spostiamo l’attenzione sull’anno corrente, constatiamo che il primo trimestre del 2014 è stato particolarmente brillante sia sul fronte delle esportazioni che delle importazioni, portando sotto i riflettori l’industria chimico-farmaceutica accompagnata dall’industria delle macchine e da quella dell’elettronica. I partner commerciali più dinamici in questo inizio di anno risultano essere l’America latina (in particolare il Messico), l’Africa (con grande attenzione alla Libia), nonché l’UE con la Gran Bretagna in testa seguita da Belgio, Spagna e Germania. Infine, hanno mostrato vigore anche le esportazioni verso gli Stati Uniti, la Cina e il Giappone.

Per concludere ci sembra importante sottolineare che la stipulazione di nuovi accordi di libero scambio basata su una strategia di diversificazione delle relazioni commerciali si sta timidamente rilevando vincente e nel lungo termine potrà portare ad una minore dipendenza della Svizzera dal mercato di riferimento attualmente più importante, ovvero l’Unione europea. Inoltre, va rilevato che i settori più performanti – chimico-farmaceutico, lusso e orologeria, macchine e strumenti di precisione – non solo trainano anche altri settori, ma addirittura ricoprono il ruolo di testimoni d’eccezione del cosiddetto “Made in Switzerland”. Insomma, il commercio internazionale si sta ritagliando un ruolo sempre più importante e tanto la politica ed i media quanto l’opinione pubblica e la popolazione devono essere coscienti dell’importanza per il nostro Paese delle relazioni con l’estero.

di Monica Zurfluh, responsabile S-GE per la Svizzera italiana

e Marco Passalia, Vice direttore e responsabile Export, Cc-Ti

 

Una stretta di mano storica tra Svizzera e Cina

Il 1° luglio 2014 è entrato in vigore l’accordo di libero scambio (ALS) tra Svizzera e Cina. Si tratta di un accordo storico che apre le porte della seconda potenza economica mondiale alle aziende elvetiche. Fondamentalmente stiamo parlando di un trattato bilaterale che conferisce all’economia svizzera un vantaggio concorrenziale nei confronti dei Paesi che non dispongono di un tale accordo. Naturalmente, le voci fuori dal coro non si sono fatte attendere riportando considerazioni critiche su questo nuovo ALS con un Paese che presenta un modello economico tuttora lacunoso dal punto di vista ambientale e dei diritti del lavoratore.

Questo accordo rappresenta un tassello essenziale della politica estera elvetica: evidenti sono le opportunità per la nostra piazza economica se consideriamo che già oggi sono esportate merci verso la Cina per un valore di 8 miliardi di franchi e se guardiamo a questo immenso Paese come un mercato potenziale di 1.4 miliardi di abitanti attento e ricettivo nei confronti dei prodotti di origine svizzera. Detto in altre parole, con la ratifica di questo trattato bilaterale, la Confederazione viaggia con una marcia in più rispetto ai concorrenti europei, proprio grazie al vantaggio cronologico e alle buone relazioni intessute negli anni. L’accordo – che abbatte con tempistiche diverse la grande maggioranza dei dazi doganali tra i due Paesi – permetterà ad esempio all’industria svizzera delle macchine, orologiera, farmaceutica e agroalimentare di raddoppiare entro due o tre anni il proprio volume di esportazioni e a lungo termine di trarre ulteriori vantaggi finanziari ed opportunità commerciali dall’enorme mercato cinese. Per essere concreto, se il dazio all’importazione in Cina di un motore per macchinari è pari al 6.7%, la Svizzera grazie all’ALS nei prossimi cinque anni assisterà ad una riduzione progressiva dei dazi fino a zero. Un vantaggio concorrenziale per le nostre aziende certamente importante rispetto ad altri Paesi estranei all’accordo.

Sul fronte opposto non dovremo aspettarci un’invasione di merci cinesi. Infatti, fino ad oggi i prodotti di origine cinese hanno già beneficiato di un vantaggio di dazio all’importazione in Svizzera, ciò in qualità di Paese in via di sviluppo secondo l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Inoltre, bisogna ricordare che l’ALS prevede il rispetto delle prescrizioni locali a tutela della salute pubblica e dell’igiene. Non da ultimo l’accordo impone anche misure anti dumping atte a tutelare quei settori produttivi elvetici che dovessero trovarsi sotto grande pressione a causa dell’invasione eccessiva di merci cinesi.

Per quanto riguarda le critiche sulla firma di quest’accordo, non ho la pretesa di poter giudicare la rettitudine di questa stretta di mano ufficiale con la Cina, ma quale addetto ai lavori mi sento nella posizione di dover fare alcune considerazioni: innanzitutto, l’ALS porterà ulteriore crescita, ricchezza e benessere ad entrambi i Paesi; in secondo luogo non sarà certamente questo trattato a rendere la locomotiva cinese ancor più caliginosa, ma semmai l’esatto contrario visto che l’accordo oltre a includere una diminuzione progressiva dei dazi doganali – riducendo la pressione sui prezzi e quindi sui costi – prevede anche dichiarazioni vincolanti verso un’accresciuta attenzione ai diritti umani e all’ambiente.

Concludo ricordando che la politica estera della Confederazione non è un esercizio casuale basato sull’improvvisazione, ma è un’azione storicamente fondata sull’equità di trattamento tra Paesi, sull’universalità delle relazioni internazionali nonché sui principi liberisti. Ciò significa trattare con tutte le nazioni in maniera equa – come fatto con recenti accordi di libero scambio con Ucraina e Colombia – e nel rispetto del diritto internazionale; si pensi ad esempio ai trattati internazionali sui diritti fondamentali dell’uomo, alle norme a tutela dei lavoratori nonché alle disposizioni a favore dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Marco Passalia,
Vice direttore Cc-Ti

Commercio con l’estero vitale per la Svizzera

La recente approvazione da parte del Consiglio federale del rapporto sulla politica economica esterna 2013 ci dà lo spunto per sottolineare l’importanza del commercio con l’estero per il nostro Paese, ma anche per parlare degli strumenti a disposizione delle aziende elvetiche nella difficile opera di internazionalizzazione. Inutile dire che la Svizzera è un Paese dall’economia ad orientamento fortemente internazionale e altamente integrato a livello mondiale a tal punto che un franco su due è guadagnato all’estero. In questo contesto gli scambi commerciali e gli investimenti internazionali sono determinanti per la nostra prosperità ed è quindi fondamentale sostenere le aziende nell’accesso ai mercati esteri. La domanda quindi sorge spontanea: quanto e cosa si fa per sostenere l’internazionalizzazione?

Continua a leggere

Accordo con la Cina: moralismo à la carte

In occasione dell’ultima tornata parlamentare a Palazzo federale si è parlato anche un po’ cinese considerando le varie discussioni sull’accordo di libero scambio Svizzera-Cina. Ed i pareri dell’opinione pubblica – sovrapposti a quelli dei politici – non si sono certamente fatti attendere. Parlando di economia, sviluppo sostenibile e diritti umani la domanda di fondo è la solita: è giusto rafforzare le relazioni commerciali con un Paese emergente che presenta un modello economico tuttora lacunoso per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente e del lavoratore? Giudicare la rettitudine di questa scelta non è certo compito mio, ma quale addetto ai lavori mi sento nella posizione di dover fare alcune considerazioni su quest’accordo: porterà ulteriore crescita, ricchezza e benessere ad entrambi i Paesi, non sarà certamente questo trattato a rendere la locomotiva cinese ancor più caliginosa, ma semmai l’esatto contrario visto che l’accordo oltre a includere una riduzione progressiva dei dazi doganali – riducendo la pressione sui prezzi e quindi sui costi – prevede anche dichiarazioni vincolanti verso un’accresciuta attenzione ai diritti umani e all’ambiente.

L’accordo di libero scambio bilaterale Svizzera-Cina, che entrerà probabilmente in vigore nel corso del 2014, è un importante passo avanti per la piazza economica elvetica pensando al valore di quasi 8 miliardi di franchi di merci esportate ed al potenziale dell’immenso mercato cinese. Detto in altre parole, con la ratifica definitiva di questo trattato bilaterale, la Confederazione viaggerebbe con una marcia in più rispetto alla concorrenza dei Paesi europei, proprio grazie al vantaggio cronologico e alle buone relazioni intessute negli anni. In questo contesto però gli aspetti tecnici, economici così come gli evidenti benefici per le nostre aziende e per i posti di lavoro, sono stati decisamente trascurati mettendo in evidenza la questione morale della Svizzera che si appresta a fare un patto con il diavolo.

Vi è una leggera ipocrisia in tutto questo: è la prima volta che, dopo la firma di un accordo di libero scambio, l’opinione pubblica e i media si chinano in pratica solo su questa problematica, tralasciando gli aspetti più “tecnici”, relativi agli scambi commerciali, fondamentali per la nostra economia in questo momento difficile. Perché non sono state poste le stesse critiche quando la Svizzera ha terminato le discussioni con, ad esempio, l’Ucraina o la Colombia? In quelle occasioni non si sono levati scudi a favore dei diritti umani, malgrado i Paesi non siano un modello per le condizioni lavorative.

È invece fondamentale ricordare che nel trattato bilaterale con la Cina è stato inserito un sostanziale paragrafo nella prefazione che include dichiarazioni vincolanti per il Paese asiatico, nelle quali si riconoscono l’importanza di un certo tipo di lavoro e dei rispetti di diritti umani. Ci tengo a citare qui di seguito il passaggio che forse ai più non è conosciuto. Le due Parti dell’accordo, Svizzera e Cina si impegnano a “promuovere la prosperità, la democrazia, l’armonia e il progresso sociale e a garantire la libertà, l’uguaglianza, la giustizia e lo Stato di diritto, affermando il proprio impegno a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e le norme fondamentali delle relazioni internazionali”.

Purtroppo i problemi relativi ai diritti umani in Cina, sui quali l’attenzione internazionale deve rimanere alta e costante, sono estranei alla firma dell’accordo bilaterale con la Svizzera. Questo trattato ha però il pregio di rendere più prudente il nostro partner commerciale, che per la prima volta nella storia si è impegnato a sottoscrivere un documento, che include le dichiarazioni appena citate. L’aspetto morale ed etico è estremamente importante, nessuno afferma il contrario, ma non cadiamo nell’ipocrisia additando un trattato che porterà benefici per la nostra piazza economica ed aiuterà il nostro partner cinese ad essere maggiormente attento al rispetto delle norme fondamentali.

Marco Passalia, deputato PPD+GG in Gran Consiglio