Violenza: stiamo facendo abbastanza?

Sono passati dieci anni dalla tragica morte del giovane Damiano Tamagni. Un fatto terribile che tutti ricordiamo con tristezza e che ha commosso l’intero Ticino portando ad un’importante reazione dell’opinione pubblica e della politica. Un luogo di divertimento e di spensieratezza come il carnevale che si trasforma in un luogo di violenza e odio. Oggi – guardando anche ad alcuni recenti episodi di insulsa violenza – c’è da chiedersi se la politica nei suoi ambiti di competenza stia facendo abbastanza, se si debba fare altro o se si debba adattare quanto messo in atto fino ad oggi. A livello di sensibilizzazione e prevenzione c’è ancora molto da fare: basti pensare al recente pestaggio al carnevale di Bellinzona oppure alle risse tenutesi a Locarno, Lugano o Riazzino con tanto di coltello. Meglio non dare nulla per scontato e fare il possibile per contribuire con gli strumenti in mano alla politica ad evitare nuovi drammatici episodi.

Marco Passalia, Vice Presidente PPD Ticino
pubblicato su Popolo e libertà, febbraio 2018

Economia tra Russia e Svizzera

Oltre i confini, 2 maggio 2016

Ospite Marco Passalia, vice direttore Cc-Ti

Russia e Svizzera sono da sempre in buoni rapporti. Molte aziende ticinesi guardano al paese dell’est con grande interesse. Marco Passalia della Cc-Ti ci spiegherà perché.

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Una politica di fatti! Marco Passalia si ripresenta per il Gran Consiglio

Marco Passalia, Vice Direttore Cc-Ti e Responsabile del Servizio Export, è deputato in Gran Consiglio nelle file del PPD dal 2011. Dopo quattro anni in Parlamento, si ripresenta con un bagaglio di competenze maggiore grazie anche ai traguardi politici raggiunti. In questa breve intervista lo incontriamo in vista del rinnovo dei poteri cantonali del 19 aprile

Cosa vuol dire per te fare politica?

“Per me significa mettersi a disposizione della comunità con passione e dedizione investendo molto tempo libero, ma significa anche avere una visione e dei progetti che guardino con lungimiranza verso il futuro”. Cosa ci puoi dire del tuo primo quadriennio in Gran Consiglio? “Sicuramente non sono stati quattro anni noiosi, anzi piuttosto confusionali e poco fruttuosi. Da una parte perché il Consiglio di Stato non ha raggiunto gran parte degli obbiettivi che si era posto all’inizio della legislatura. Basti pensare al risanamento delle finanze pubbliche. Dall’altra parte, invece, il Gran Consiglio non è stato capace di portare a termine cantieri importanti come la revisione dei compiti dello Stato. Insomma, ho l’impressione che sia mancata una visione comune ed una strategia chiara, ma soprattutto è stata carente la relazione tra Governo e Parlamento. Continua a leggere

Intervista: Di padroncini e distaccati

Le statistiche dimostrano come negli ultimi anni si sia verificato un netto aumento delle persone notificate. Secondo gli ultimi dati aggiornati dell’Ufficio federale della migrazione, nel 2013 vi sono state 24’053 notifiche, mentre nel 2005 queste ultime si attestavano a 7’830, con un aumento dell’oltre 200%. Salvo nell’anno di crisi del 2009, l’evoluzione è rimasta costante e le cifre dimostrano che anche in futuro non avverrà un cambio di rotta. In questo contesto, l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) ha effettuato lo scorso anno 1’962 controlli, pari al 9.6% delle notifiche, constatando in totale 881 infrazioni. In altre parole, se fosse stato controllato il 100% delle notifiche, le infrazioni presumibili ammonterebbero a circa 9’000 casi, ovvero quasi la metà del totale.
In questa intervista, incontriamo il deputato al Gran Consiglio e vice direttore della Camera del commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) Marco Passalia, che con alcuni atti parlamentari ha attirato l’attenzione del Consiglio sulla problematica – sempre più sentita – dei padroncini e dei lavoratori distaccati.

Il Consiglio di Stato ha recentemente accolto, seppur parzialmente, il contenuto di tre mozioni targate PPD, due firmate direttamente da lei e una dal collega Gianni Guidicelli. Ci può spiegare di cosa si tratta?
Fondamentalmente con questi atti parlamentari il gruppo popolare democratico in Gran Consiglio ha voluto portare delle risposte concrete ad una tematica fondamentale che riguarda il mercato del lavoro del nostro Cantone, ovvero le oltre 24’000 notifiche dello scorso anno da parte di distaccati o padroncini esteri per effettuare lavori o prestazioni di servizio in Ticino.
Le proposte formulate dal gruppo PPD+GG toccano tre questioni cruciali: innanzitutto l’aumento dei controlli e delle multe per quei prestatori di servizio esteri che non rispettano le regole del mercato del lavoro; in secondo luogo, la pubblicazione di una lista nera delle aziende o persone sanzionate e volutamente non in regola abbinata alla proposta provocatoria di creare anche una lista di chi i padroncini li chiama; ed infine, un maggiore coordinamento attraverso un unico ente di tutti gli interventi e gli attori coinvolti nei vari livelli dell’amministrazione pubblica.

Perché questi atti parlamentari sono stati accolti parzialmente dal Consiglio di Stato?
Tra le proposte formulate dai popolari democratici, il Consiglio di Stato ha deciso di accogliere solo la pubblicazione di una lista di chi ha commesso gli abusi. Le altre due richieste a detta del Governo sono già state soddisfatte attraverso altre misure messe in atto negli scorsi mesi. A mio modesto modo di vedere le cose non stanno proprio così. Infatti con l’aumento dei controlli e delle multe chiediamo tra le altre cose di finanziare l’incremento degli ispettori che si occupano di monitorare il rispetto delle regole evitando di pesare ulteriormente sulle casse pubbliche. Questo aspetto non è stato chiarito nella risposta del Governo. L’altra proposta, quella di coordinare tutti gli interventi contro gli abusi in questo ambito – promossa dal collega Guidicelli a nome del gruppo – non sembrerebbe essere realmente soddisfatta guardando alla realtà quotidiana. L’esperienza mi dice che non solo vi è una comunicazione incompleta tra autorità federale, cantonale e comunale, ma addirittura il coordinamento risulterebbe lacunoso all’interno di uno stesso livello amministrativo. Anche in questo caso dunque ci aspettiamo una risposta più convincente.

Degli atti parlamentari promossi dal gruppo parlamentare in Gran Consiglio certamente fa molto discutere la richiesta di pubblicare la lista di tutti coloro che fanno capo ai cosiddetti padroncini. Questa proposta non rischia di diventare una gogna mediatica?
All’interno del gruppo parlamentare abbiamo discusso di questa proposta e anch’io ho fatto tutta una serie di valutazioni per arrivare a condividere la convinzione che talvolta la provocazione può aiutare a sensibilizzare. Prima di tutto è innegabile che questa proposta abbia il pregio di lanciare un dibattito politico all’interno del Gran Consiglio e, secondariamente, mira anche a rendere attenta la popolazione sugli effetti negativi di ricorrere sistematicamente a prestatori di servizi esteri. Detto in altre parole, il dibattito in Parlamento su questo tema verrà certamente affrontato e tra le altre cose emergerà il fatto che i politici non sono certamente esenti da atteggiamenti poco esemplari: a questo proposito abbiamo appreso da vari media che proprio alcuni di quei politici che hanno gridato al lupo, in fin dei conti il lupo ce l’avevano nel giardino di casa propria. Non è proibito e nemmeno illegale fare ricorso al giardiniere o al piastrellista chiamato dall’estero, ma è semplicemente una questione di stile e di coerenza soprattutto quando dall’altra parte ci si scandalizza per l’esplosione del numero di padroncini. D’altra parte, nel rispetto della volontà popolare svizzera di seguire la via bilaterale con l’Unione europea – ciò è vero fino a prova contraria – siamo tutti consapevoli che il mercato del lavoro diventa progressivamente più libero ed aperto alla concorrenza. Ma un sistema economico è veramente libero e concorrenziale se le regole del gioco sono rispettate da tutti, altrimenti da mercato libero, esso diventa schiavo degli abusi.

Si potrebbe quindi affermare che il problema del numero crescente dei padroncini è da ricondurre agli stessi ticinesi?
Purtroppo è proprio così ed arriviamo dunque al secondo obiettivo di questa provocazione, ovvero la sensibilizzazione della popolazione. Facciamo un esempio chiaro a tutti: se il signor Luigi Rossi chiama regolarmente un padroncino italiano per tenere in ordine il giardino – tra le altre cose perché costa molto di meno rispetto alla ditta ticinese – non deve poi lamentarsi se le ditte ticinesi faranno più fatica ad assumere quale apprendista il proprio figlio o nipote. Un esempio esagerato ma che in modo semplice vuole far capire come ci sia una chiara relazione di causa-effetto nell’ambito del fenomeno di padroncini e dipendenti distaccati che vengono sistematicamente chiamati da aziende e persone residenti in Ticino. Nota bene: in questo contesto è addirittura aumentato il numero di persone che fa capo a questi prestatori esteri.

Ma allora queste proposte sono o non sono misure anti-padroncino?
È sbagliato prendersela a priori con la figura del padroncino soprattutto se pensiamo che qualcuno li chiama in Ticino per effettuare prestazione di servizio. Infatti, queste misure da noi proposte hanno lo scopo di tutelare il rispetto delle regole del mercato del lavoro ticinese e svizzero. Ma si tratta anche di proposte concrete per sanzionare i furbetti e per ricordare ai ticinesi che le soluzioni apparentemente più facili e a buon mercato talvolta hanno delle conseguenze negative più o meno dirette – nel medio e lungo periodo – anche sull’economia ticinese.
D’altra parte, ci tengo a ricordare che già il mio primo atto parlamentare in Gran Consiglio, quello relativo all’Iva discriminatoria nei confronti degli artigiani svizzeri, andava proprio in questa direzione: creare delle regole chiare ed eque per tutti gli operatori che intendono lavorare sul nostro territorio cantonale nel rispetto delle regole e della libera concorrenza.

Popolo e Libertà, 16 maggio 2014 

Il Commodity Trading ticinese protagonista a Londra

Trend e strumenti per finanziare le operazioni di Commodity Trading. Questi gli argomenti di cui una delegazione di operatori ticinesi attivi nel settore del Commodity Trading ha voluto discutere lo scorso 16 maggio a Londra di fronte a una platea di quasi un centinaio di addetti ai lavori.

Presso la London Chamber of Commerce and Industry si è infatti svolto un evento frutto della collaborazione tra Ticino for Finance, Lugano Commodity Trading Association e Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino che insieme sono riuscite a portare oltremanica professionalità e competenze locali.

Current trends in financing commodity trading operations, titolo giustamente inglese per una conferenza tutta made in Ticino che si è tenuta ieri presso la London Chamber of Commerce and Industry, nel cuore della City londinese, e che avuto tra i protagonisti diversi rappresentanti della nostra piazza finanziaria. Obiettivo della conferenza fornire un quadro di quelle che sono le dinamiche in atto nel finanziamento delle operazioni di commodity trading.

Dopo l’apertura dei lavori da parte di Peter Bishop, Deputy Chief Executive della London Chamber of Commerce and Industry, è stato Tobias Merath, Head of Commodity and Alternative Investment Research presso Credit Suisse ad illustrare come il cosiddetto “superciclo” delle commodities volge al termine e si assiste ad una sempre più marcata divergenza tra i mercati delle singole commodity. L’intervento di Jane Wood, Deputy Head of Commodity Trade Finance presso UBS (Lugano) ha evidenziato le differenze nelle principali forme di finanziamento per trader di dimensioni e attivi in mercati differenti. Dopo il punto di vista delle banche, la parola è passata ai trader, nello specifico a Thomas Patrick, Presidente della Lugano Commodity Trading Association, che ha illustrato l’evoluzione del ruolo e dei modelli di business adottati dalle società di trading. A conclusione degli interventi, Gianluca Bassi, Chief Financial Officer presso DP Trade, ha cercato di analizzare l’influenza delle politiche di credito sul finanziamento delle operazioni di trading, evidenziando che spesso un ruolo determinante è svolto dalla comunicazione tra banca e trading company.

«Questa conferenza» – racconta Marco Passalia, segretario LCTA e vicedirettore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino – «è stata sicuramente utile per veicolare, in un contesto così prestigioso come quello londinese, l’immagine di un Ticino ricco di professionalità e di esperienze all’interno del Commodity Trading. Il nostro Cantone si è infatti ritagliato nel corso degli anni un posto importante in questo settore ed essere oggi a Londra ne è un’ulteriore dimostrazione».

Interessante è anche il dietro le quinte della conferenza che ha visto come protagonisti della “macchina organizzativa” la Lugano Commodity Trading Association, la Camera di commercio, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino e Ticino for Finance. «Collaborazione e lavoro di squadra» – spiega Franco Citterio, presidente di Ticino for Finance, «sono sicuramente gli elementi alla base dell’organizzazione di questo evento che senza il contributo attivo di questi tre soggetti non sarebbe stato possibile. Poter tornare a Londra è per noi un’altra occasione per dare continuità a quanto stiamo facendo in questo mercato e per far conoscere le professionalità presenti sulla nostra piazza finanziaria sotto diversi punti di vista. Inoltre, eventi come questo sono fondamentali per rafforzare il nostro network instaurando relazioni con nuovi soggetti potenzialmente interessati alla piazza finanziaria».

Collaborare per farsi conoscere e per generare delle opportunità concrete di cui diversi attori possano poi beneficiare. Una forma di partnership su cui investire nuovamente in futuro.

 

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È possibile prendere in mano il proprio futuro.

Abbiamo chiesto ad alcuni studenti dell’USI quali fossero le loro priorità e le loro domande per i candidati alle elezioni cantonali del 10 aprile 2011.
Marco Passalia, candidato al Consiglio di Stato per il PPD, fra i più giovani in corsa per l’Esecutivo, ci ha fornito le sue risposte, che vi presentiamo.

TicinoLive: In che modo si impegnerebbe per favorire l’occupazione giovanile?

Marco Passalia: A mio parere la questione della disoccupazione giovanile dovrebbe essere affrontata differenziando le misure che potranno essere messe in atto subito da quelle adottabili nel medio e nel lungo periodo.
Tra le misure a breve, già oggi si dovrebbe insistere maggiormente sulle riqualifiche specifiche legate a quei settori in cui c’è una forte domanda di personale (ad esempio l’ambito delle esportazioni). Inoltre, risulta importantissimo il ruolo informativo del Cantone in sinergia con le associazioni economiche e sindacali per stimolare le aziende ad accogliere apprendisti, ad assumere giovani freschi di studio e ad aprire le porte a nuovi stagisti. Non dimentichiamoci che spesso il problema per i giovani è proprio l’impossibilità di fare i primi passi nel mondo del lavoro.
Un altro elemento importante che potrebbe essere migliorato rapidamente è lo stimolo all’auto-imprenditorialità accompagnato dalla diffusione di tutte quelle competenze per mettersi in proprio: ciò naturalmente presuppone che si conosca già un mestiere o che si abbia un’ottima idea. Di esempi ce ne sono parecchi, ma si potrebbe fare molto di più.
Ovviamente, non si può parlare di microimprenditorialità senza far riferimento alla necessità di creare una forma di microcredito adatta alle nostre abitudini sociali. A questo proposito, sarebbe da approfondire il ruolo che potrebbe giocare la Banca dello Stato del cantone Ticino.
Nel medio e lungo periodo, invece, sarà cruciale fare delle scelte formative chiare atte a rispondere alle necessità dell’economia e della società. Mi spiego. Se oggi il mondo del lavoro fa fatica a trovare ingegneri civili, allora sarà importante orientare gli studi anche in quella direzione. Se la popolazione invecchia costantemente, significa che avremo bisogno di personale infermieristico e di assistenti di cura. Infine, non dimentichiamo che nel lunghissimo termine sarà fondamentale insistere sulla ricerca scientifica nel nostro cantone, sulla formazione di nicchia e sul trasferimento tecnologico dai centri di competenza verso le aziende. In questo modo si punterà anche sul lavoro altamente qualificato.

TicinoLive: Ha intenzione di promuovere misure concrete per la riduzione delle polveri fini e le emissioni di CO2 che non si affidino unicamente alle variazioni meteorologiche? 

MP: La domanda è generale ed in parte si può tranquillamente rispondere con un sì: la cultura del rispetto dell’ambiente è insita nelle nuove generazioni (compresa la mia).
Allo stesso momento, però, ha una sua valenza razionale anche il principio che “chi inquina, paga”.
Cominciamo col dire che tra le cause principali di queste emissioni dobbiamo annoverare le economie domestiche, le aziende ed il traffico stradale (e ferroviario).
Quindi, per quanto concerne il traffico stradale in futuro si dovrà sicuramente insistere ai cosiddetti “ecoincentivi” che mirano a migliorare il parco veicoli in termini di efficienza energetica. Inoltre, non vanno dimenticate nemmeno formule moderne di mobilità come il “car sharing”(condivisione dell’auto) o una tradizionale combinazione – laddove è possibile – tra veicolo privato e mezzi pubblici (“park and ride”). Provocatoriamente, inoltre, mi verrebbe anche da dire che non si è ancora fatto abbastanza per promuovere il traffico lento (bicicletta, ecc.)
Per quanto riguarda le economie domestiche, se si vorranno avere degli effetti positivi occorrerà insistere sul risanamento degli stabili obsoleti e su condizioni rispettose dell’ambiente per le nuove abitazioni (vedi standard Minergie).
Naturalmente, lo Stato regolatore può fare molto in questa direzione, ma occorre fare attenzione a non correre il rischio di ottenere l’effetto negativo di ribaltare tutti i costi in un breve intervallo di tempo unicamente sulle spalle del singolo cittadino proprietario o affittuario.
Per quanto riguarda le aziende, il discorso del risanamento degli stabili è analogo, ma è necessario aggiungere che si dovrà puntare maggiormente sul mercato dei certificati di emissione di CO2 per stimolare le aziende ad avere comportamenti virtuosi.
Per concludere, in generale, sarà importante mettere l’accento su una ripartizione equa tra tutti gli attori in gioco dei costi di trasferimento verso minori emissioni di polveri fini e di CO2. Non potranno certamente essere unicamente le aziende, i singoli cittadini o gli utenti della strada a dover pagare le esternalità negative causate all’ambiente.

TL: Quale la sua visione sulla promozione del turismo in Ticino? Come intende portare avanti questo tema in futuro, sia a livello locale che cantonale?

MP: Non voglio peccare di “tuttologia”, ma ritengo importante considerare due elementi centrali. Il primo è l’accessibilità del nostro territorio. Mi riferisco alle infrastrutture stradali che devono essere in grado di soddisfare un forte afflusso di turisti (penso ad esempio alle code chilometriche al Gottardo), ma anche a tutte quelle strade che devono garantire l’accesso verso le zone più periferiche e più ricercate dai turisti. A questo proposito, non dimentichiamo che una buona fetta dei turisti predilige tutt’ora la libertà di spostamento grazie al veicolo privato.
Quindi, sarà essenziale mettere l’accento su tutte quelle opere infrastrutturali cruciali per tutto il cantone: penso in particolare al completamento del Gottardo, al collegamento A2-A13 nel Locarnese, alla Stabio-Arcisate nel Mendrisiotto nonché alla circonvallazione di Agno-Bioggio nel Luganese.
L’altro elemento importante è l’organizzazione di eventi che siano in grado di attrarre visitatori in tutti i periodi dell’anno. Banale a dirsi, ma uno degli eventi di maggior successo in questi ultimi anni è stato “Moon &Stars” che ha portato migliaia di persone e di turisti nel nostro cantone. Tutto ciò, però, non può funzionare senza un vero coordinamento ed una comunione d’intenti tra i vari organizzatori e promotori di eventi.
Per concludere, ritengo che se le vie di comunicazione sono funzionanti e gli eventi sono attrattivi, non si dovrà fare troppa fatica ad attirare in Ticino nuovi visitatori.

TL: Cosa intende fare per portare maggiore unità e dialogo in Ticino, sia a livello di partiti politici che a livello di regioni?

MP: A livello politico e partitico ritengo che sia più che mai importante assumere delle posizioni chiare ed esprimere delle opinioni inequivocabili all’interno di un contesto in cui il rispetto per chi la pensa diversamente deve sempre essere presente.
A livello regionale, invece, credo che le dinamiche aggregative tra i Comuni abbiano leggermente smussato le visioni campanilistiche locali portando ad una maggiore – seppur leggera – unità cantonale. In ogni caso, mi sembra normale che vi sia un certo livello di diversità che porta a delle rivendicazioni più regionali. Mi stupirei del contrario. Naturalmente, le risposte a queste rivendicazioni andranno calibrate dalle autorità politiche in base alle differenti sensibilità del Governo e del Parlamento.

TL: Locarno potrebbe diventare un comune forte grazie all’aggregazione con i comuni vicini (Losone, Muralto, Minusio, Brione sopra Minusio, Tenero e Gordola). Cosa pensa di questa aggregazione? Che passi è disposto a intraprendere per favorire il dialogo tra questi comuni?

MP: I politici ne parlano da anni e non siamo ancora arrivati a nulla di concreto. Studi, dibattiti, conferenze e centinaia di articoli sul giornale per arrivare finalmente a capire che è giunto il momento di dare la parola alla popolazione. Ed io sono convinto che ora i politici devono fare un passo indietro per lasciare spazio all’opinione incontrastabile del popolo votante che si esprimerà nei prossimi mesi in una votazione consultiva.

TL: Quale è la sua opinione in merito al progetto del “Parco di Magadino”? Prevede di sostenerlo? In che modo? In caso contrario, cosa è disposto a fare per lasciare integro il Piano di Magadino?

MP: Non tutti sanno che sul Piano di Magadino è prevista la creazione di un parco di circa 2’300 ettari atto a definire la riorganizzazione di una buona parte del territorio in questione. Perciò, è importante dire che si tratta di una scelta politica chiara che, da una parte, mira alla tutela di un certo patrimonio naturalistico e, dall’altra, a fare un po’ di ordine pianificatorio in sinergia con le aree già urbanizzate.
L’obbiettivo generale del Parco lo condivido, ma rimango un po’ perplesso quando constato che questo parco prevede una cosa, ma ne attua un’altra. Dando un’occhiata al rapporto di pianificazione, si legge che il Parco mira ad “offrire uno spazio aperto, un paesaggio di qualità – destinato allo sviluppo in sinergia di agricoltura, natura e svago – all’interno dell’area urbana tra gli agglomerati di Locarno e Bellinzona”.
E la mia perplessità è dovuta al seguente dato di fatto: sebbene si scriva esplicitamente una certa intenzione, in pratica si finisce per affrontare il solito vecchio scontro tra uomo ed ambiente dimenticandosi che non è poi così difficile trovare un sano e naturale modus vivendi. Diversi contadini non sono contenti, i gestori della pista di go-kart dovranno cessare la propria attività, chi pratica il tiro al piattello dovrà andarsene, chi pratica l’equitazione dovrà cercare altri percorsi, ecc. In altre parole, le attività di svago e l’equilibrio tra uomo e natura sembrano essere semplicemente dell’inchiostro su carta finendo per dimenticare quanto sia importante tutelare l’ambiente in maniera consensuale e con buon senso senza escludere a priori le attività umane.

TL: Quale è la sua opinione riguardo ad un allacciamento della T21 (Locarno-Aereoporto di Magadino) all’autostrada? Che passi è disposto a fare per favorire questo importante allacciamento che porterebbe ad un maggior afflusso di turisti (e non solo) e che eviterebbe interminabili colonne fonte di inquinamento atmosferico?

MP: Sono assolutamente favorevole al collegamento A2-A13 tra il Locarnese ed il Bellinzonese. Non possiamo dimenticare che Locarno è l’unica città svizzera senza un collegamento autostradale. D’altra parte, non ci vuole molto per capire che laddove ci sono dei collegamenti rapidi e funzionanti, c’è anche uno sviluppo importante delle attività economiche. In quest’ottica sono convinto che questo collegamento aiuterà il Locarnese a diversificare maggiormente le attività economiche presenti portando nuove aziende ad insediarsi. Tutto ciò naturalmente a vantaggio dell’occupazione e delle entrate fiscali dei Comuni della zona. Ricordo, inoltre, che i progetti presentati dal Cantone alla Confederazione sono il frutto di un incontro delle opinioni dei più diversi interesse. Detto in parole povere, più consensuale di così non si può. Ora, bisogna passare all’azione: lo penso in qualità di Locarnese, ma soprattutto come ticinese.

TL: Cosa pensa della creazione di un secondo tunnel autostradale del San Gottardo?

MP: Sono favorevole al completamento del Gottardo, sono contrario all’isolamento del Ticino e credo che già da un bel pezzo avremmo dovuto preparare degli studi scientifici sull’impatto economico e sulla capacità di transito delle infrastrutture stradali in questione.
Sono anche infastidito dal fatto che solo in questi ultimi mesi abbiamo appreso che la chiusura del Gottardo per almeno 900 giorni per la giusta necessità di risanamento, costringerà il Ticino all’isolamento portando con sé delle conseguenze economiche e sociali insanabili.
Quindi, per una questione di sicurezza, per garantire un collegamento certo tra Nord e Sud e per evitare delle ripercussioni epocali per il nostro Cantone, è opportuno procedere al completamento del Gottardo nel pieno rispetto della Costituzione, ovvero senza aumentare la capacità di transito.

TL: Come intende promuovere l’utilizzo di mezzi alternativi alle automobili, che abbiamo un’emissione minima se non nulla (treno, bus elettrici, bicicletta,…)?

M.P. La complementarietà dei mezzi di trasporto e la libera scelta del tipo di trasporto sono due elementi imprescindibili. Non dimentichiamo che gran parte del nostro territorio è poco adatto a mezzi di trasporto come la bicicletta o il treno; penso in particolare alle valli.
A proposito di mezzi alternativi, non bisogna correre il rischio di pensare che il veicolo elettrico sia per forza la soluzione meno dannosa alla natura. Non dimentichiamoci ad esempio che l’elettricità in qualche modo deve pur essere prodotta.
In ogni caso, ritengo importante spingere su tutti quei mezzi di trasporto che hanno fatto dell’efficienza energetica il proprio cavallo di battaglia. In questo senso, è opportuno dare degli incentivi indiretti per chi tende ad orientarsi verso soluzioni più efficiente e quindi più ecologiche. Per fare un esempio, già ora grazie agli “ecoincentivi” è possibile risparmiare costi e tasse altrimenti imposti.

TL: Cosa pensa della politica ticinese?

MP: Sicuramente non noiosa, anche se troppo spesso è litigiosa, talvolta confusionale e, altre volte, poco lungimirante. Ci vorrebbe realmente un bel rimpasto tanto in Consiglio di Stato quanto in Gran Consiglio. Purtroppo, parlando della politica con accenzione negativa, si corre il rischio particolarmente fastidioso che anche tutti quei politici seriamente impegnati e che lavorano assiduamente in favore del Paese, finiscano per rimanere nell’ombra di quei politicanti che con il proprio agire contribuiscono ad amplificare i pregiudizi negativi sulla politica.

TL: Quali motivi l’hanno spinta a candidarsi ?

MP: La candidatura di un giovane al Consiglio di Stato di solito viene percepita come un riempitivo atto a dare visibilità per entrare agevolmente in Gran consiglio. È sicuramente un modo concreto di vedere la questione visto che ambisco anche al Parlamento, ma ritengo che una tale risposta sia limitativa e superficiale. Come giovane mi sento in dovere di portare un messaggio, ovvero la capacità delle nuove generazioni di prendersi delle responsabilità. In altre parole, testimoniare di fronte ad altri giovani che è possibile prendere in mano il proprio futuro è il messaggio più importante che vorrei trasmettere.
Inoltre, devo anche dire che mi sento onorato di contribuire all’operato dei popolari democratici, nella convinzione che potrò portare molto sia in termini di competenze specifiche su parecchi temi, sia in termini di consensi da parte di tutti quei ticinesi che in questi anni hanno potuto conoscere le mie idee e soprattutto la mia attività professionale a favore di un’economia forte ed attrattiva.

 

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