Imposte di circolazione, un ribasso è necessario

La recente assemblea dell’ACS ha riacceso il dibattito sull’imposta di circolazione. Dibattito che, a differenza di quanto avvenuto nel recente passato, presenta un elemento nuovo: la possibilità di far esprimere la popolazione grazie alle oltre 20 mila firme raccolte per le due iniziative popolari denominate «Per un’imposta di circolazione più giusta», rispettivamente, «Gli automobilisti non sono bancomat!».

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In 23’116 con il PPD per abbassare l’imposta di circolazione

Sono ben 23.116 i cittadini ticinesi che hanno sottoscritto le iniziative popolari promosse dal PPD per dare un segnale chiaro e lampante al Consiglio di Stato che in materia di imposte di circolazione è ora di cambiare marcia. Grazie all’intenso lavoro sul territorio il popolo ticinese ha sostenuto massicciamente la battaglia lanciata dal PPD, supportata anche dal TCS e da numerosi esponenti di altre forze politiche e associative. Continua a leggere

Imposta di circolazione spropositata e ingiusta

L’imposta di circolazione in Ticino deve essere rivista: è ingiusta se pensiamo alle famiglie e al ceto medio, è cara – addirittura la più elevata in Svizzera se presa in forma cumulata – e inoltre il metodo di calcolo è complesso e obsoleto. Ne abbiamo avuto l’ennesima prova con il recente aumento che ha toccato circa 135 mila automobilisti. Una tassa non solo gonfiata artificiosamente – tutti si chiedono il perché – ma anche troppo mutevole e incerta che ha creato confusione e malumore tra i cittadini automobilisti. Per questi motivi il PPD ha deciso di correggere la distorsione lanciando due iniziative popolari denominate «Per un’imposta di circolazione più giusta!», rispettivamente, «Gli automobilisti non sono bancomat!».

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A2-A13: una galleria con due tubi

Sembra giungere a una conclusione il progetto del collegamento A2-A13 del Locarnese alla rete autostradale nazionale. La decisione dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) prevede la realizzazione del cosiddetto progetto 6b, ovvero la costruzione di una galleria autostradale da Camorino a Quartino. Finalmente si può parlare positivamente di questo progetto che è stato premiato dalla volontà di sedersi intorno a un tavolo e decidere per una soluzione comune. Ricordo infatti che la Commissione dei trasporti del Locarnese (CIT) per prima, seguita da una mozione parlamentare del sottoscritto e dalla presa di posizione di tutti i Comuni interessati, aveva chiesto al Cantone di anticipare, assumendosene i costi, la progettazione della variante scelta dall’USTRA. Nel frattempo il Consiglio di Stato ha già approvato il progetto di messaggio concernente la concessione di un credito di 9,6 milioni di franchi per l’allestimento del piano generale del collegamento stradale che dovremo approvare in Gran Consiglio. Il Ticino è quindi pronto e reattivo perché ha bisogno di questo collegamento. Ricordo infatti che il tratto Locarno-Bellinzona è essenziale per oltre 53 mila residenti, 3000 aziende, ristoranti, alberghi nonché per tutti i turisti che visitano il Lago Maggiore e le sue splendide valli. È dunque fondamentale non perdere più tempo prezioso per realizzare l’opera viaria che porterà un punto a favore della mobilità e un beneficio per Locarno, che finalmente non sarà più l’unica città elvetica priva di un collegamento diretto con l’autostrada.

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Frane e risanamento al tunnel del San Gottardo 

La notizia sulla chiusura della strada del passo del San Gottardo per vari mesi a causa di una frana sul lato urano ci lancia un monito chiaro: il cantone Ticino non può dipendere da collegamenti fragili e poco affidabili con il resto della Svizzera. E la ferrovia quale valida alternativa– si domanderà il lettore più attento – la mettiamo in secondo piano ? Sarebbe un po’ come dire che gli investimenti ferroviari sull’asse nord-sud (vedi Alptransit) tutto sommato non giocano un grande ruolo. Niente di più sbagliato: nei prossimi anni il trasporto su rotaia da e verso il Ticino rivoluzionerà la mobilità, le relazioni economiche nazionali e le dinamiche sociali. Ma il problema che voglio affrontare è un altro.

Facciamo un salto nel futuro di 15 anni quando l’attuale tunnel autostradale del San Gottardo dovrà inevitabilmente essere risanato con una chiusura prevista di almeno 3 anni. Cosa accadrebbe se vi fosse una frana sul passo, come avvenuto in questi giorni, e un’altra sulla linea ferroviaria come avvenuto un paio di settimane fa o nel 2012? Continua a leggere

In 20’000 per il tunnel di risanamento

L’entusiasmo della consegna di 120’000 firme a livello svizzero a favore dell’isolamento del Ticino nasconde tre verità molto scomode per gli oppositori al tunnel di risanamento nel San Gottardo: non è vero che i ticinesi si sono già espressi su questo tema, non è vero che ci sarà un aumento della capacità di transito e non è vero che una seconda galleria non garantirà più sicurezza.

Senza rievocare incidenti drammatici che purtroppo sono ancora vivi nella memoria di molti ticinesi – lunedì scorso l’ultimo in ordine di tempo – il fattore sicurezza è l’argomento più facile da spiegare anche se gli oppositori sono riusciti ad affermare che l’aumento della sicurezza sarebbe irrisorio con la messa in funzione di due gallerie mono-corsia. È evidente per tutti che questa opzione annullerebbe la possibilità di incidenti frontali o laterali e permetterebbe un migliore accesso ai mezzi di soccorso. Per chi non capisse, o – meglio – non vuole capire, l’evidenza delle cose, ricordo che secondo l’Ufficio prevenzioni infortuni (UPI) la realizzazione di una seconda canna al San Gottardo senza aumento di capacità “…comporta approssimativamente il dimezzamento del numero delle vittime”. Un guadagno in sicurezza del 50% dunque. Il testo è consultabile su www.bfu.ch/it/. Continua a leggere