RADAR: prevenire è meglio che multare!

Ha colpito sicuramente l’attenzione di molti automobilisti la notizia relativa al prossimo impiego da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) di nuovi radar che funzionano come dei sistemi di controllo della velocità media su determinati tratti stradali. È vero che si tratterà ancora di un utilizzo pilota finalizzato a verificarne l’efficacia nella riduzione della velocità e degli incidenti, ma è anche vero – tanto per usare una citazione di moda – che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Premesso che non c’è nessun diritto ad oltrepassare i limiti di velocità bensì un obbligo comprensibile e condivisibile, e dando per scontato che i radar hanno uno scopo dissuasivo ben preciso, è opportuno fare alcune considerazioni.

Innanzitutto, è fondamentale sottolineare che i radar devono mirare a calmare i pirati della strada ed a proteggere le loro potenziali vittime in alcuni tratti stradali realmente pericolosi. Talvolta è anche comprensibile che la politica repressiva delle forze dell’ordine dia un apporto educativo al rispetto del codice stradale, ma tante altre volte si ha l’impressione che determinate multe per velocità non servano ad altro che a rimpilzare le casse dello Stato. A dimostrare quest’ultimo punto ed a rafforzare la tesi dell’inutilità di un radar che calcola la velocità media, basti pensare concretamente a due figure di automobilisti: l’automobilista medio ed il pirata della strada. Il primo è quel conducente cauto e diligente che a volte supera inavvertitamente i limiti di velocità in alcune zone non pericolose né densamente abitate; ipotizziamo 130 km/h al posto di 120km/h su un tratto autostradale di 4 km. Il secondo, invece, rappresenta quella categoria di automobilisti che se ne infischia dei limiti e che sceglie a piacimento il proprio comportamento stradale al punto che nella stessa tratta del conducente precedente potrebbe correre per metà tratta a 160 km/h e per l’altra metà ad 80 km/h, risultando in fin dei conti rispettoso della velocità media imposta. In questo modo il risultato è che il sistema radar in questione verrebbe gabbato, non sarebbe comunque garantita la sicurezza, il primo conducente verrebbe multato ed il pirata della strada se la caverebbe. Quindi, sembra ovvio concludere che non raggiungendo logicamente uno degli scopi principali, ovvero la sicurezza, e sapendo che il costo di questi radar non è certamente irrisorio, forse è meglio che l’USTRA faccia al meglio le proprie valutazioni durante questo prima fase pilota.

In secondo luogo, non si può non menzionare un elemento di orwelliana memoria che in fondo va ad intaccare quella sfera privata tanto cara a noi svizzeri al punto da saldarla per bene all’articolo 13 della Costituzione federale. Infatti, affinché questo tipo di radar possa funzionare calcolando le velocità medie, dovrà registrare tutti i veicoli che transitano attraverso una ben precisa tratta stradale dando a tutti la sensazione di essere costantemente controllati. In aggiunta a ciò, ad onor del vero è però importante dire che questo tipo di registrazione esiste già ad esempio in prossimità dei tunnel ed all’interno degli stessi, senza creare particolari disagi ai paladini della “privacy”.

In terzo luogo, per rafforzare la tesi dell’inutilità dei radar se non per scopi dissuasivi mirati e ben precisi (ad esempio i radar fissi in alcune tratte pericolose oppure i radar mobili durante le notti del fine settimana), occorre essere molto realisti e tenere presente che questi strumenti di rilevazione sono più che mai obsoleti e poco efficaci visto che oramai chiunque è in possesso di un qualche aggeggio tecnologico o software sul proprio telefono in grado di ricevere segnalazioni quasi immediate sulla presenza di radar.

Per tirare le somme, secondo Generazione Giovani è importante mettere l’accento anche in questo caso sulla prevenzione visto che è molto più efficace e pagante nel lungo termine rispetto alla repressione. Pur ammettendo che la finalità dissuasiva dei radar sia necessaria per dissuadere alcuni conducenti patologici dalla guida spericolata e pericolosa, occorre enfatizzare la centralità dell’educazione ex-ante che parte dalle scuole dell’obbligo e raggiunge il fulcro nei corsi preparatori all’esame di guida (si pensi ai corsi di sensibilizzazione), nelle lezioni di guida dei maestri-conducenti nonché durante l’esame stesso (teorico e pratico).

Per l’Ufficio Presidenziale di Generazione Giovani

Marco Passalia