Gestione del traffico problematica e zoppa sull’intero Piano di Magadino a causa dei lavori in Via Monte Ceneri

In questi ultimi giorni sono stati avviati i lavori di moderazione del traffico in Via Monte Ceneri a Cadenazzo, in una zona già fortemente congestionata in condizioni “normali”. La strada è
percorribile solo su una corsia e unicamente per il traffico in discesa dal Monte Ceneri in direzione della rotonda centro. Per il traffico in salita è invece previsto un percorso alternativo su via San Gottardo e via Camoghé; a questo proposito sarà esposta una segnaletica adeguata. A seguito delle diverse sollecitazioni da parte di numerosi utenti quotidiani di questa tratta e di cittadini residenti nell’area toccata è opportuno segnalare che l’odierna situazione viaria è completamente congestionata a qualsiasi orario. Oltre a causare gravi problemi di viabilità e di mobilità vi sono stati anche problemi di sicurezza stradale. Il tratto di strada in questione viene infatti giornalmente percorso da migliaia di utenti, che ora, anche a causa di una iniziale mal segnalazione dei lavori stradali, si trovano a dover fare dei pericolosi aggiramenti dell’area di Cadenazzo.
La viabilità in questa area è peggiorata notevolmente a causa di queste modifiche stradali, che provocano gravi congestionamenti con numerose conseguenze sul fronte della sicurezza, dell’inquinamento e dei gravi ritardi di mobilità sia per i privati che per le aziende. Facendo uso delle facoltà di cui all’art. 142 LGC/CdS formulo al Consiglio di Stato la seguente
interrogazione.

  1. Questa tipologia di lavori è stata valutata al momento opportuno e secondo le giuste modalità? Non era forse meglio prevedere uno scaglionamento dei lavori o questa tipologia di lavori è stata messa in opera facendo le giuste valutazioni sulla tempistica e sulla durata?
  2. Le modalità previste sono realmente le più adatte al contesto viario già intasato? Uno scaglionamento dei lavori non era fattibile?
  3. È vero che i lavori proseguiranno fino a maggio 2012? Non è possibile velocizzare l’esecuzione dei lavori vista l’importanza della tratta?
  4. Sono state valutate tutte le altre opzioni a minor impatto, onde evitare l’attuale forte aggravio della viabilità, già difficilmente gestibile in precedenza?

Marco Passalia

Misure concrete a favore del settore del commercio al dettaglio

Il settore del commercio al dettaglio sta conoscendo un costante calo delle vendite. Le cause sono molteplici; non da ultimo la forte concorrenza dei centri commerciali d’oltre frontiera e la diminuzione della clientela italiana. Oggi si aggiunge lo sfavorevole cambio franco/euro che ha toccato i minimi storici. I commercianti stanno facendo grossi sforzi per limitare i danni con conseguente riduzione dei margini. L’inversione di tendenza degli ultimi giorni non deve illuderci, in quanto i motivi che hanno portato a questa situazione (forte indebitamento degli Stati europei) sono lungi dall’essere risolti. Perdurando questa situazione molti posti di lavoro sono a rischio. La nuova Legge sull’apertura dei negozi sta seguendo l’iter parlamentare che durerà ancora un paio di mesi, senza contare il già annunciato referendum. Secondo noi si rendono quindi necessarie misure urgenti che possano dare risultati concreti a brevissimo termine. Pensiamo a un’estensione temporanea degli orari di apertura dei negozi fino alle 20:00 dal lunedì al venerdì e fino alle 18:00 al sabato, mantenendo il giovedì fino alle 21:00.

Con la presente interrogazione chiediamo al Consiglio di Stato:

  1. ritiene attuabile l’emanazione di un decreto esecutivo urgente che prolunghi temporaneamente gli orari di apertura dei negozi fino alle 20:00 (lunedì-venerdì), fino alle 18:00 (sabato) e fino alle 21:00 (giovedì)?
  2. Quali altre misure ritiene attuabili per venire incontro a questo importante settore economico?

Rinaldo Gobbi
Marco Passalia

AlpTransit: apertura della galleria di base del Gottardo ritardata e prolungamento a sud di Lugano a rischio. Il Ticino faccia valere a Berna le sue ragioni!

In una recente intervista rilasciata a un quotidiano ticinese (CdT, 28.6.2011) il direttore dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT) Peter Füglistaler ha affermato che AlpTransit Sa potrebbe terminare il nuovo tunnel del Gottardo entro il 2016, un anno in anticipo sul previsto, ma che la Galleria sarà operativa soltanto un anno dopo. E questo per consentire di completare la nuova infrastruttura ferroviaria, gli accessi al tunnel, senza dimenticare gli aspetti organizzativi, primo fra tutti il nuovo orario che andrà a modificare le diverse connessioni a livello nazionale e internazionale. Nella medesima intervista, il direttore dell’UFT menziona l’eventualità di un’apertura parziale per il mese di dicembre 2016. Una presa di posizione ufficiale da parte dell’UFT è attesa per la fine agosto 2011.
Un altro aspetto preoccupante sollevato da Peter Füglistaler nella medesima intervista riguarda il prolungamento a sud di Lugano di AlpTransit, che secondo il direttore dell’UFT non sarebbe ritenuto prioritario da Berna e che potrebbe essere eventualmente realizzato solo oltre il 2050, anche perché dev’essere coordinato con l’Italia e i costi saranno estremamente elevati. Considerato che le opere legate ad AlpTransit (galleria di base del San Gottardo, quella del Monte Ceneri, l’aggiramento di Bellinzona e il collegamento alla rete ferroviaria italiana) sono vitali per l’economia del Cantone Ticino, non è ammissibile che il Ticino debba attendere il 2050 per vedere forse realizzato lo sfogo a sud. L’ipotesi ventilata da Füglistaler di una sua versione monca a sud di Lugano sarebbe invece catastrofico per l’intero Cantone.
Con la presente, chiedo al Consiglio di Stato:

  1. se è al corrente che la Galleria sarà pronta nel 2016, mentre la sua apertura potrebbe slittare di almeno un anno?
  2. Siccome mancano ancora quattro anni al temine dei lavori, il Governo non ritiene di dover far pressione sulle FFS affinché anticipino la messa a punto dei diversi aspetti organizzativi menzionati nell’intervista, in modo da essere in grado di assicurare l’apertura della Galleria del Gottardo a pieno regime già per il 2016?
  3. Non ritiene di dover intervenire energicamente presso il Consiglio federale per far valere le ragioni e gli interessi del Ticino affinché il proseguimento a sud di Lugano di AlpTransit, con collegamento alla rete ferroviaria italiana, venga eseguito con certezza e nel più breve tempo possibile?

Marco Passalia

Artigiani locali penalizzati dall’IVA rispetto alla concorrenza estera

Introduzione
La concorrenza da parte degli artigiani esteri è una questione fortemente sentita da diverse categorie professionali dell’edilizia e dell’artigianato del nostro cantone. Per inquadrare la situazione va ricordato che nel 2010 il numero delle notifiche per effettuare dei lavori in Ticino si attestava a circa 12’000 unità. In pratica, si tratta delle procedure di notifica effettuate preventivamente dai datori di lavoro che hanno fatto capo ai cosiddetti distaccati all’interno di un periodo massimo di 3 mesi.
È risaputo che gli accordi bilaterali voluti dal popolo svizzero permettono la libera circolazione reciproca e, pur sapendo che la questione della reciprocità è oggetto di grandi contestazioni, è importante ricordare che sulla carta esiste la possibilità di effettuare dei lavori (altrimenti chiamate prestazioni di servizio) nei rispettivi paesi all’interno di un intervallo di tempo massimo di 90 giorni. Sulla reciprocità dell’applicazione degli accordi di libero scambio si è detto molto: basti pensare agli innumerevoli atti parlamentari che andavano a segnalare questa problematica. Così come si è detto molto sugli abusi e sulle infrazioni da parte di distaccati esteri (con particolare attenzione in Ticino ai distaccati italiani) che non avevano proceduto alla notifica o che non rispettavano la legalità lavorando per esempio a dispetto delle norme previste nei contratti collettivi di lavoro dei vari settori. Tuttavia, nelle varie discussioni è stato trascurato un elemento determinante nel confronto concorrenziale tra l’artigiano locale e quello estero, ovvero l’imposta sul valore aggiunto (IVA).
Infatti, si è notato che a determinate condizioni l’artigiano estero risulta avere un vantaggio di prezzo relativo sul costo del lavoro legato all’IVA mai pagata (che in Svizzera si attesta all’8%). Tuttavia, probabilmente perché si tratta di una legge nazionale, l’esenzione dal pagamento dell’IVA a certe condizioni – vedremo in seguito che riguarda le forniture di beni i cui beneficiari sono persone fisiche residenti in Svizzera – non è dovuto ad un abuso cercato dal prestatore di servizi italiano, bensì è dovuto ad un’impostazione inadeguata della Legge federale del 12 giugno 2009 concernente l’imposta sul valore aggiunto (Legge sull’IVA, LIVA). La conseguenza diretta di
questa lacuna legislativa porta con sé delle conseguenze sia per il mercato del lavoro locale che risulta inconsapevolmente soggetto a delle distorsioni del prezzo delle prestazioni di servizio, sia per lo Stato che si trova a non riscuotere delle imposte dirette normalmente dovute.

Gli articoli di legge a cui si fa riferimento

Art. 3 – Definizioni (LIVA)
Ai sensi della presente legge si intende per:
a. territorio svizzero: il territorio nazionale svizzero e le enclavi doganali estere secondo l’articolo 3 capoverso 2 della legge del 18 marzo 20054 sulle dogane (LD);
b. beni: le cose mobili e immobili, nonché l’energia elettrica, il gas, il calore, il freddo e simili;
c. prestazione: la concessione a terzi di un valore economico destinato al consumo nell’aspettativa di una controprestazione; sono prestazioni anche quelle che avvengono in virtù di una legge o su
ordine di un’autorità; d. fornitura:
1. il trasferimento del potere di disporre economicamente di un bene in nome proprio,
2. la consegna di un bene sul quale sono stati eseguiti lavori, anche se tale bene non è stato modificato, ma semplicemente esaminato, verificato, regolato, controllato nel suo
funzionamento o sottoposto a un qualsiasi (…)

Art. 45 – Assoggettamento (LIVA)
1Soggiacciono all’imposta sull’acquisto:
a. le prestazioni di servizi di imprese con sede all’estero non iscritte nel registro dei contribuenti, purché il luogo della prestazione ai sensi dell’articolo 8 capoverso 1 si trovi sul territorio svizzero;
b. l’importazione di supporti di dati senza valore di mercato con le prestazioni di servizi e i diritti ivi contenuti (art. 52 cpv. 2);
c. le forniture sul territorio svizzero da parte di imprese con sede all’estero non iscritte nel registro dei contribuenti, purché tali forniture non soggiacciano all’imposta sull’importazione.
2 È assoggettato all’imposta per le prestazioni di cui al capoverso 1 il destinatario delle stesse sul territorio svizzero, sempre che:
a. sia assoggettato all’imposta ai sensi dell’articolo 10; o

b. acquisti nell’anno civile simili prestazioni per più di 10 000 franchi e, nei casi di cui al capoverso 1 lettera c, sia stato previamente informato per scritto dall’autorità competente riguardo all’assoggettamento all’imposta sull’acquisto

L’analisi dell’esenzione dal pagamento dell’IVA
Il problema dell’esenzione dal pagamento del’IVA riguarda la cosiddetta “imposta sull’acquisto” (art.1 cpv.2 lett.b LIVA) che corrisponde ad un’autotassazione per l’ottenimento di prestazioni di servizio dall’estero. Considerando l’art. 3 LIVA e l’ “Info IVA 06 del gennaio 2010” concernente il luogo della prestazione, occorre innanzitutto definire il concetto di fornitura che riguarda direttamente la nostra
fattispecie, ovvero “la consegna di un bene sul quale sono stati eseguiti lavori, anche se tale bene non è stato modificato, ma semplicemente esaminato, verificato, regolato, controllato nel suo funzionamento o sottoposto a un qualsiasi altro trattamento” (art. 3 lett. d n. 2 LIVA). L’ “Info IVA 06” spiega che “una fornitura di questo tipo ha luogo quando, in virtù di un contratto d’appalto o di un mandato, sono fabbricati dei beni o quando dei beni sono sottoposti a un’ulteriore lavorazione prima di essere forniti”. E viene anche specificato che “costituiscono segnatamente simili lavori sui beni: modifiche, riparazioni, pulizia, messa a punto e messa in servizio, assistenza e manutenzione degli impianti e dei dispositivi di controllo come pure istallazione di software presso i clienti. Inoltre, la lavorazione del suolo, i lavori da giardiniere paesaggista, la lavorazione atta a ricavare beni (p. es.  strazione di ghiaia, lavori di abbattimento, raccolta e mietitura) ecc. costituiscono lavori su beni immobili”. In seguito, nell’’ “Info IVA 06” vengono menzionati esempi di fornitura segnalando in maniera più esplicita i lavori eseguiti su edifici o terreni, inclusi i lavori di pulizia e di giardinaggio che riguardano esattamente i settori dell’edilizia e dell’artigianato.

Considerando inoltre l’art. 45 LIVA e l’ “Info IVA 14 del gennaio 2010” viene spiegato che “la riparazione, la lavorazione e l’installazione di beni sono considerate come forniture ai sensi della normativa svizzera in materia di IVA (per maggiori dettagli vedi l’info IVA “Luogo della prestazione”)”. In aggiunta a ciò, viene specificato che “all’importazione di beni, le autorità doganali riscuotono l’imposta sull’importazione sul valore della merce, compresi i lavori eseguiti in virtù di un contratto d’appalto. Se ad esempio un’impresa con sede all’estero e non iscritta nel registro dei contribuenti IVA in territorio svizzero importa del materiale a scopo di riparazione,
all’atto dell’importazione l’IVA viene riscossa anche sul valore del lavoro di riparazione. In questo caso non è dovuta alcuna imposta sull’acquisto”.
Continuando a considerare l’art. 45 LIVA e l’ “Info IVA 14 del gennaio 2010” si ottengono maggiori informazioni sul ruolo delle persone fisiche destinatarie dei lavori dall’estero (ovvero delle forniture) che in teoria dovrebbero corrispondere l’IVA. In particolare, viene spiegato che la persona fisica destinataria della prestazione è assoggettata all’IVA se il valore delle forniture (ovvero dei lavori) è maggiore a 10’000.- CHF nell’anno civile e se questa stessa persona viene avvisata per iscritto dalle autorità sul suo assoggettamento.
Si arriva dunque a constatare la seguente fattispecie: un artigiano estero (non iscritto nel registro dei contribuenti IVA in territorio svizzero) che effettua un lavoro ad una persona fisica residente in Svizzera può trovarsi in due situazioni:

1) Se l’artigiano importa personalmente in Svizzera la merce (per esempio piastrelle) per installarle (in questo caso posarle), l’importazione di queste merci compresi il trasporto fino al luogo di destinazione e i costi per la prestazione di montaggio soggiace all’imposta sull’importazione già al confine. Non si tratta di un caso d’imposta sull’acquisto e quindi la competenza di imposizione è delle Dogane svizzere.
2) Se l’artigiano con sede all’estero non trasporta alcun bene oltreconfine, il valore del lavoro di riparazione non è colpito dall’imposta sull’importazione. In questi casi l’imposta sull’acquisto è dovuta sull’intero valore della fornitura (lavoro), mentre le Dogane svizzere non hanno più alcuna competenza.
La prima costellazione non risulta problematica visto che l’imposizione da parte della Dogana riguarda sia la merce importata che la prestazione di servizio effettuata in Svizzera. La secondo situazione, invece, risulta problematica in quanto ai sensi dell’art. 45 LIVA e delle “Info IVA 14”, l’acquisto di forniture da parte del cliente svizzero (persona fisica) soggiace all’imposta sull’acquisto unicamente se l’autorità competente ha orientato previamente l’acquirente delle prestazioni con una lettera informativa riguardo al suo assoggettamento e lo ha esortato a dichiarare l’imposta dovuta ed anche se simili prestazioni (lavori) superano il valore di 10’000.- CHF.

In conclusione, si può cercare di semplificare una parte del problema, riassumendo che tutti i lavori effettuati da artigiani esteri, sono esenti dal pagamento dell’IVA a queste condizioni:
– se il destinatario del lavoro è una persona fisica residente in Svizzera, e – se il valore del lavoro nell’anno civile è inferiore ad un importo di 10’000.- CHF, o

– se il valore del lavoro (fornitura) supera i 10’000.- CHF e l’autorità competente non ha avvisato il destinatario della prestazione della necessità di pagare l’IVA.

Osservazioni conclusive
Partendo dalla conclusione concernente il mancato pagamento dell’IVA si è portati a fare due considerazioni “proverbiali”. La prima osservazione ci fa dire “oltre il danno anche la beffa” visto che da una parte il mancato
pagamento dell’IVA crea delle distorsioni di prezzo nei settori dell’edilizia e dell’artigianato, mentre dall’altra lo Stato si trova a non riscuotere delle imposte indirette. Facendo delle ipotesi verosimili, si potrebbe pensare che se la metà delle 12’000 notifiche del 2010 per effettuare lavori fossero destinate a persone fisiche e che se il valore medio di ogni prestazione ammontasse a 3’000.- CHF, lo Stato si ritroverebbe con una mancanza di entrate
dall’IVA di circa 1.5 milioni di franchi riguardante il 2010. La seconda osservazione invece ci porta a dire “chi è causa del suo male, pianga sé stesso” visto che in questo caso il problema di concorrenza sleale è dovuto non tanto ad una mancanza di reciprocità da parte dell’Italia, bensì ad una impostazione inadeguata di una legge svizzera. In seguito all’introduzione sul tema dell’IVA penalizzante per gli artigiani locali, in base all’analisi
dell’esenzione dal pagamento dell’IVA e facendo riferimento alle osservazioni conclusive chiediamo al Consiglio di Stato quanto segue:
La Legge sull’IVA non rappresenta forse uno svantaggio concorrenziale per gli artigiani svizzeri rispetto a quelli esteri? Il problema è già conosciuto dalle autorità?

  1. Sebbene la competenza in materia di imposta sul valore aggiunto sia della Confederazione, il Consiglio di Stato intende agire in qualche modo visto che vi sono ripercussioni dirette su tutte
  2. le categorie professionali attive nei settori dell’edilizia e dell’artigianato? Non è il caso di cercare una collaborazione diretta con l’autorità federale competente in modo da limitare le conseguenze per il mercato del lavoro locale?
  3. Non è il caso di analizzare questa fattispecie, rilevandone gli effetti distorsivi sul mercato del lavoro? In particolare, sarebbe importante analizzare questa problematica per i settori direttamente toccati che menzioniamo in maniera non esaustiva: ramo delle metalcostruzioni, delle falegnamerie, dell’edilizia e del genio civile, della tecnica della costruzione, del granito e delle pietre naturali, della pittura, verniciatura, tappezzeria e sabbiatura, della posa dei pavimenti, della posa delle piastrelle, delle pavimentazioni stradali, dei disegnatori edili, dei giardinieri, dei lavori in gesso e intonacatura, delle installazioni elettriche e delle vetrerie.
  4. A quanto ammonta l’IVA non riscossa dalla Confederazione nel 2010?
  5. Dato che il destinatario del lavoro (persona fisica residente in Svizzera) non corrisponde l’IVA perché non vi è alcun avviso in tal senso da parte dell’autorità competente – come previsto
  6. dall’art. 45 LIVA – non è il caso di modificare la procedura? Detto in altre parole, la modalità di riscossione non sarebbe da definire in maniera più precisa per i privati cittadini pensando in
  7. particolare ad un’autodichiarazione?
  8. Allo stesso tempo il limite di 10’000.- CHF concernente il valore dei lavori al di sotto del quale l’acquirente della fornitura (destinatario del lavoro) non è assoggettato all’IVA, non è da considerare troppo alto visto che il prezzo medio dei lavori si aggira attorno a 3’000.- CHF?
  9. Dato che nelle procedure di notifica già ben note dai prestatori di servizi esteri che giungono in Svizzera è obbligatorio fornire tutta una serie di informazioni, non si potrebbero prevedere degli ulteriori campi obbligatori in cui si indica il valore della prestazione ed eventualmente della merce importata?

Marco Passalia
Rinaldo Gobbi