Per una vera promozione dell’energia solare in Ticino: una giusta remunerazione della corrente per i privati che installano un impianto fotovoltaico sul tetto della propria casa

L’energia elettrica prodotta grazie al sole è oggigiorno sempre più importante per affrontare gli effetti dell’utilizzo di energie fossili sul Clima e potrebbe essere un elemento essenziale nel raggiungimento degli obiettivi della strategia Energetica 2050 in Svizzera. Sfruttando meglio e in modo sistematico il grande potenziale offerto da questa preziosa fonte energetica anche in Ticino sarebbe possibile dare un contributo importante per aumentare l’indipendenza energetica dall’Estero, oltre che compensare la corrente attualmente prodotta dalle centrali nucleari e quelle molto inquinanti a carbone all’estero. 

Per ottenere questi risultati avremmo tuttavia bisogno di una potenza installata di fotovoltaico pari a circa 50 gigawatt. Si tratterebbe in pratica di moltiplicare per 20 la potenza attuale, come ben spiega a pag. 101 lo studio intitolato Il fotovoltaico: una risorsa a portata di tutti![1], nonché lo studio Più spazio al sole in Ticino promosso dal Consigliere nazionale Rocco Cattaneo allo scopo di potenziare la produzione di energia rinnovabile tramite il fotovoltaico nel nostro Cantone. 

La situazione in Ticino 

In Ticino oggi la situazione non è particolarmente favorevole per i piccoli proprietari che intendono installare un impianto fotovoltaico. L’investimento è eccessivo o comunque poco invogliante, tant’è che si sta sviluppando la tendenza ad affittare i propri tetti, in particolare se si dispone di superficie grandi (stalle, edifici industriali). 

In concreto, per una casa monofamiliare si istalla generalmente un impianto tra i 5 e i 10 kW di potenza. Per semplicità consideriamo un impianto di 7 kW/p, il cui costo a carico del proprietario è di circa 16’000 franchi (si tratta di un valore medio, ma i prezzi possono variare in maniera importante da un istallatore all’altro, così come a seconda del tipo di pannello scelto). 

Da questo importo sono già stati dedotti gli aiuti pubblici. A livello federale, gli incentivi comprendono una quota di base pari a 700 franchi e una quota che varia a seconda della potenza dell’impianto installato. A questi va aggiunta una deduzione di circa 380 franchi per kW, che su un impianto medio di 7 kW/p è pari a circa 2’660 franchi. Considerando che i contributi cantonali sono attualmente un terzo di quelli federali, arriviamo ad un totale complessivo di 4’480 franchi. 

Questo significa che il prezzo di mercato di un tale impianto si aggira attorno ai 20’480 franchi. 

Quanta energia produce il privato e quanta ne utilizza? Che fine fa l’energia prodotta in surplus? 

Ogni giorno c’è uno scambio continuo di energia in uscita (ceduta alla rete pubblica perché non consumata) ed in entrata (acquistata dalla rete pubblica a seguito di una produzione insufficiente).
Generalmente l’autoconsumo si aggira attorno al 30% del fabbisogno dell’abitazione, ma spesso è molto meno. I proprietari dell’impianto fotovoltaico possono migliorare leggermente la percentuale cambiando le loro abitudini, ma le variazioni non sono tali da modificare in maniera sostanziale l’autoconsumo anche perché, quando la produzione è elevata (estate) i consumi di elettricità sono minimi. Una delle soluzioni possibili per migliorare l’autoconsumo è quella di istallare una batteria di accumulazione, ma attualmente i loro costi e la loro resa, non sono competitivi. Inoltre, una simile soluzione allungherebbe di molto i tempi di ammortamento dell’impianto. 

La produzione annua con un “molto buona” o “ottima” esposizione della superficie (che si può calcolare grazie alla mappatura cantonale delle abitazioni private: www.oasi.ti.ch) si aggira attorno ai 9’000 kWh. Se calcoliamo un autoconsumo del 30%, sull’arco dell’intero anno abbiamo che 2’700 kWh sono auto consumati, mentre 6’300 sono ceduti alla rete pubblica al costo di 22 centesimi, per un totale di circa 1’380 franchi. 

Costi e benefici 

Dall’esempio precedente vediamo che ogni anno si risparmiano circa 600 franchi (2’700 x 0,22), quindi 9’000 franchi in 15 anni, periodo da considerare ideale per l’ammortamento dell’impianto. Si segnala inoltre che tra il decimo e il quindicesimo anno è necessario cambiare l’inverter il cui costo è di circa 2’000 franchi. L’energia immessa in rete invece è di circa 6’300 kWh (naturalmente dipende dal soleggiamento) che permette di riceve annualmente dalle aziende elettriche circa 315 franchi (6’300 x 0,05), quindi 4’725 franchi in 15 anni (che può tuttavia variare un poco di anno in anno). 

La resa reale è quindi di 915 franchi all’anno, ossia di 13’725 franchi in 15 anni, che con la probabile necessità di rinnovo dell’inverter si riduce a 11’725.-. 

In generale, come si evince, l’investimento per un impianto fotovoltaico sui tetti delle case private per la produzione di energia rinnovabile e pulita, considerato oggigiorno che si tratta di un investimento che in fin dei conti va a favore di tutta la collettività e il cui beneficio ambientale è innegabile, va incentivato con maggiore decisione e reso realmente attrattivo. 

Problemi riscontrati e da risolvere 

Un primo problema risulta dall’eccessiva differenza di prezzo dell’energia acquistata e venduta dal privato. La differenza tra il prezzo dell’energia acquistata (22 cts variabile) e quello dell’energia venduta (che può variare di anno in anno ma praticamente sempre sotto i 10 cts) è troppo ampia per invogliare il consumatore a installare un impianto fotovoltaico. Se il prezzo dell’energia prodotta dal privato e immessa in rete fosse superiore, la situazione sarebbe certamente più interessante. 

A Ginevra[2], ad esempio, la remunerazione si aggira attorno ai 13,9 centesimi che, rapportato all’esempio sopra esposto, porterebbe a un introito per l’energia venduta di 875 franchi annui, cioè 13’135 franchi in 15 anni. Se l’energia prodotta dal fotovoltaico in Ticino comportasse una tale remunerazione per kWh, la resa reale sarebbe di 22’000 franchi in 15 anni e non più di 13’725, permettendo così un adeguato ammortamento, sempre che non ci siano spese di manutenzioni eccezionali oltre al costo dell’inverter (2’000 franchi), da sottrarre ai 22’000. 

Con una remunerazione anche solo di 10 centesimi (oggi attorno ai 5 cts), si arriverebbe a un totale di circa 18’450 franchi che sarebbe comunque più accettabile. 

Proposte della mozione 

Con la presente mozione si chiede prioritariamente di vagliare la possibilità di passare a una remunerazione adeguata dell’energia immessa in rete, per un valore possibilmente non inferiore ai 15 centesimi per kWh. Per stabilire tale remunerazione sarà necessario conoscere il prezzo reale di commercializzazione dell’energia fotovoltaica, che oggi verosimilmente è superiore ai 20 centesimi al kWh. La nuova remunerazione dovrà essere flessibile e tenere in considerazione l’oscillazione del mercato, inoltre dovrà considerare sia i nuovi impianti che quelli già installati. 

In alternativa a quanto proposto, si potrebbe eventualmente adottare una remunerazione dell’energia immessa in rete personalizzata, partendo dalla mappatura dei tetti di Oasi.

Un algoritmo adeguato potrebbe calcolare facilmente tutti i parametri e stabilire automaticamente la remunerazione affinché l’impianto sia ammortizzato in 15 anni. Invece di versare dei sussidi una tantum, l’Ente pubblico potrebbe intervenire versando unicamente le differenze per garantire l’ammortamento nel caso di forti variazioni di produzione o dei prezzi dell’energia verde. 

A questo punto, potrebbe addirittura rendersi necessario rivalutare i sussidi cantonali, che generano costi amministrativi elevati e che, con questo aggiustamento, potrebbero risultare ridondanti. 

Considerata anche la situazione in cui versano le casse pubbliche, gli importi oggi destinati alla posa di impianti ma insufficienti, potrebbero eventualmente essere utilizzati per studi e ricerche finalizzate allo sviluppo di nuove tecnologie nel settore delle energie pulite e rinnovabili, oggi più che mai necessarie, per i quali in tutti casi occorrerebbe investire maggiormente. Un approccio di questo tipo, se ben pianificato e coinvolgendo anche l’imprenditoria privata, potrebbe portare a ricadute positive anche per l’economia cantonale. Non da ultimo, si potrebbe eventualmente valutare un accordo con BancaStato, che potrebbe concedere dei prestiti a tasso agevolato da rimborsare in 15 anni a beneficio di coloro che si rendono virtuosi con progetti innovativi di produzione di energia rinnovabile. 

Tabella con le ipotesi confronto

La tabella qui sopra riporta i valori esatti secondo le ipotesi elencate nel testo. Chiaramente i risultati finali possono variare a dipendenza del soleggiamento annuale, del grado di autoconsumo (che difficilmente supera il 30%) e naturalmente dal prezzo pagato da AET (che però non ha mai superato i 10 centesimo e mediamente è tra 5 e 8 centesimi). I valori di Ginevra differiscono perché il contributo per il fotovoltaico è sempre del 30% rispetto al costo dell’impianto. 

Mozione presentata il 22.11.2021 da Fiorenzo Dadò e Marco Passalia (per il Gruppo PPD+GG), Sabrina Aldi e Bruno Buzzini (per il Gruppo della Lega dei Ticinesi) Alessandro Speziali e Alessandra Gianella (per il Gruppo PLR) 


[1] Il fotovoltaico: una risorsa a portata di tutti! Linda Soma, Nerio Cereghetti, Alessandro Gianinazzi, Claudio Caccia, Dati – Statistiche e società, A. XX, n. 2, novembre 2020.

[2] https://ww2.sig-ge.ch/particuliers/offres/solaire/offres-solaires/producteur-solaire

Mozione: Definiamo le ubicazioni per la posa di campi fotovoltaici verticali e bifacciali

Nella quotidianità le nostre attività ci spingono a un consumo energetico che ci permette di avere praticamente sempre a disposizione tutto ciò di cui necessitiamo: il telefono, il tablet, la televisione, la radio, i mezzi di trasporto, gli edifici riscaldati, l’acqua calda, e poi ancora le scuole, i negozi, i centri commerciali, i bar e i ristoranti, e così via senza dimenticare gli uffici e le attività industriali. Questa necessità, tocca i singoli cittadini, ma anche tutte le attività economiche presenti sul territorio cantonale.

In Ticino l’approvvigionamento energetico è assicurato dalle fonti rinnovabili indigene, ossia l’energia idroelettrica, l’energia fotovoltaica, il calore ambientale, il solare termico e la legna. Per il resto facciamo capo a importazioni di gas naturale via tubo e di carburanti e combustibili fossili, trasportati via strada o ferrovia.

Se ci concentriamo sull’energia elettrica, la disponibilità non deve essere data per scontata in quanto, soprattutto d’inverno, quando le temperature si abbassano, nevica e ghiaccia, la domanda aumenta e la generazione di energia elettrica nel nostro Paese non è in grado di coprire questo maggior fabbisogno. Di conseguenza, durante l’inverno la Svizzera dipende dalle importazioni dall’estero.

A partire dal 2025, “tutti i gestori delle reti di trasporto europei dovranno mantenere almeno il 70% delle capacità di rete transfrontaliere libere per il commercio di elettricità all’interno dell’UE1, di conseguenza alla Svizzera non sarà garantito l’accesso automatico all’elettricità prodotta nel resto dell’Europa.

La mozione in questione vuole porre l’accento sulla possibilità di produrre elettricità in Ticino anche in inverno, rifacendosi alle tecnologie consistenti in moduli fotovoltaici bifacciali e sfruttando le zone molto soleggiate del nostro territorio. Le campanelle d’allarme suonate da più enti e in particolar modo dal Consiglio federale, dimostrano chiaramente che non si può più aspettare e che la politica deve spingere per creare le condizioni quadro affinché si possa investire maggiormente e celermente nella produzione di energia elettrica rinnovabile.

L’esempio di Gondo

È notizia di questi giorni che nel villaggio vallesano di Gondo è stato progettato dal gruppo energetico Alpiq il più grande impianto fotovoltaico della Svizzera, per un investimento previsto di circa 42 milioni di franchi. “Grazie alla posizione ottimale a più di 2000 metri sul livello del mare e alla radiazione solare particolarmente favorevole, Gondosolar produrrà circa 23,3 milioni di chilowattora all’anno – più della metà nel semestre invernale (…). Gondosolar sostiene gli obiettivi energetici e climatici a lungo termine della Svizzera e del Canton Vallese – e, con la sua alta percentuale di elettricità invernale, rafforza la sicurezza dell’approvvigionamento interno con elettricità da energie rinnovabili.”2

Il progetto, denominato Gondosolar, soddisfa i requisiti legati alle condizioni favorevoli e all’impatto minimo sull’ambiente, la natura ed il paesaggio.
“Nel progetto Gondosolar, 4500 elementi solari sono installati sul pendio, distribuiti in modo ottimale su 200 file. Sono montati verticalmente e ciascuno consiste di otto moduli FV bifacciali, cioè moduli FV montati su due lati. La distanza dal suolo è di almeno 1,5 metri, quella tra due file di almeno 3,5 metri. Questo assicura che la fauna e la flora trovino condizioni favorevoli in termini di biodiversità, che l’uso agricolo sia possibile in futuro (pecore, capre) e che i moduli fotovoltaici non siano danneggiati da uno spessore di neve molto alto.
La produttività degli impianti fotovoltaici d’alta montagna è fino a
due volte superiore a quella degli impianti in pianura. Ci sono diverse
ragioni per questo: la radiazione solare è significativamente più forte ad altitudini più elevate che nelle zone centrali, la copertura nuvolosa
è relativamente bassa, la riflessione della luce solare da parte della neve aumenta la produzione, e anche le condizioni operative dovute
alle basse temperature sono vantaggiose. Questi fattori significano anche che la quota invernale degli impianti fotovoltaici d’alta
montagna nella produzione annuale totale è significativamente più alta: invece di circa il 25 per cento, è in media intorno al 50 per cento e nel caso di Gondosolar addirittura intorno al 55 per cento. In vista dei mesi invernali sempre più critici per l’approvvigionamento, questo è di particolare importanza.”
3

Se il progetto verrà approvato e avrà seguito, l’energia prodotta potrà soddisfare il fabbisogno di ben 5200 famiglie.4

I pannelli bifacciali

È piuttosto recente e innovativo il concetto di pannelli bifacciali, ovvero moduli solari speciali che possono utilizzare la radiazioni solare da entrambi i lati in quanto sono rivolti sia ad est che ad ovest, generando elettricità sia al mattino che alla sera.

Questi sistemi, se posati in luoghi idonei, non deturpano eccessivamente il paesaggio e sono particolarmente rispettosi della natura e dell’agricoltura, visto che le aree tra le file di moduli possono essere utilizzate per scopi agricoli come in precedenza (pascoli, strisce fiorite per gli insetti, ecc.).

Si vedano le foto tratte dal sito www.next2sun.de con esempi di pannelli bifacciali in Francia e in Germania.

Fatti e cifre su Gondosolar4

  • 100.000 metri quadrati di superficie totale
  • 4500 elementi solari
  • 42 milioni di costi delprogetto
  • 23,3 milioni di kWh diproduzione annuale
  • Messa in servizio: 2030
  • Durata: 60 anni

Richiesta

Tenendo presente l’attuale periodo storico che ci vede confrontati con una verosimile crisi energetica nei prossimi anni, sulla base delle tecnologie attualmente a disposizione legate ai pannelli fotovoltaici verticali bifacciali e seguendo l’esempio di Gondosolar, facendo uso delle facoltà previste dall’art. 105 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, il Gruppo PPD+GG chiede quindi di:Identificare delle possibili ubicazioni in Ticino (caratterizzate da forte soleggiamento) dove poter installare questi pannelli verticali in modo da non deturpante il paesaggio, l’agricoltura e la natura.

Una volta individuate le possibili ubicazioni, analizzare e approfondire la possibilità di installare moduli fotovoltaici solari verticali e bifacciali nel territorio ticinese idoneo facendo capo alle competenze offerte dai nostri istituti universitari.

Definire le procedure per prevedere un investimento da parte di enti parapubblici (AET, BancaStato, ecc.), da parte di investitori privati o da parte di una collaborazione pubblico-privato.

Presentata da Marco Passalia e Fiorenzo Dadò il 4 marzo 2022

Per le immagini si rimanda alla mozione originale presentata

1 Fonte: https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85447.html 

2 Tradotto da https://www.gondosolar.ch/

3 Tradotto da: https://www.gondosolar.ch/das-projekt
4 Tradotto da: https://www.srf.ch/news/schweiz/sonnenstrom-aus-den-bergen-ob-gondo-soll-das-groesste- solarkraftwerk-der-schweiz-entstehen

Mozione: Mappatura delle aziende e delle competenze professionali in Canton Ticino

Durante la recente pandemia ci siamo tutti resi conto – se ancora non fosse chiaro – di quanto il nostro sistema sanitario non dipenda solo dalle forze lavorative indigene, ma anche dai lavoratori frontalieri. Infatti, durante la prima ondata della Covid-19, in Ticino si temeva che le frontiere potessero essere chiuse da un momento all’altro o che l’Italia precettasse gli infermieri frontalieri per occuparsi dei ricoverati della vicina Penisola. Situazione tesa che ha portato a molti interrogativi sulla carenza e fragilità delle competenze professionali presenti sul territorio cantonale.

Questo esempio riguarda il settore socio-sanitario, ma è risaputo che sono svariati gli ambiti lavorativi dove la manodopera frontaliera è molto presente. I dati riportati dal documento Panorama statistico del mercato del lavoro ticinese (10.1.2022) evidenziano come nel 2020 il 30% dei lavoratori impiegati in Ticino fosse frontaliere e come nel terzo semestre del 2021 i settori con il maggior numero di dipendenti frontalieri fossero, nell’ordine, i seguenti: attività manifatturiere; commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli; attività professionali, scientifiche e tecniche; costruzioni; attività amministrative e di servizio di supporto; sanità e assistenza sociale; servizi legati all’alloggio e alla ristorazione.

Fatta questa breve premessa, il gruppo PPD + GG ritiene necessario fotografare il tessuto economico ticinese ed evidenziare le competenze presenti sul territorio cantonale attraverso una mappatura dinamica delle aziende e delle competenze. Questo consentirebbe ad esempio di:page1image62199808

  • conoscere quali sono le reali opportunità lavorative con attenzione ai settori assoggettati a contratti collettivi di lavoro;
  • mettere in evidenza le professioni dove la domanda è elevata e quali sono le professioni del futuro;
  • individuare i settori con un maggior potenziale economico;
  • indirizzare chi si trova di fronte ad una scelta formativa e lavorativa verso le opportunità del momento e dotare gli orientatori professionali di uno strumento informativo utileper la loro importante attività;
  • supportare le scuole dell’obbligo e gli istituti universitari nelle scelte didattiche;
  • e altro ancora.

Oltre a supportare i vari processi decisionali che riguardano il mercato del lavoro, questa mappatura permetterà all’ente pubblico di avere informazioni utili per formulare politiche economiche mirate ed efficaci con attenzione ai seguenti ambiti:

  • misure attive nel mercato del lavoro;
  •  supporto all’innovazione e all’internazionalizzazione;
  • messa in atto di una strategia tributaria mirata;
  • accompagnamento delle aziende nella digitalizzazione e nell’economia 4.0;
  • sostegno alle “leve competitive” a disposizione delle aziende;
  • e altro ancora.

Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 105 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato il gruppo PPD+GG chiede di elaborare un concetto di mappatura dinamica delle aziende e delle competenze professionali presenti sottoponendo al Gran consiglio un progetto generale con i relativi costi da demandare ai nostri istituti universitari.

Marco Passalia
a nome del gruppo PPD+GG

Presentata il 28 febbraio 2022

Il Cantone Ticino funga da precursore e promuova attivamente le tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2 dall’aria e dai gas di scarico

Data11 ottobre 2021
Presentata daMarco Passalia a nome del gruppo PPD+GG  

La Svizzera fa parte di un numero sempre in aumento di Paesi che si impegnano, in vari modi, ad attuare con coerenza l’Accordo di Parigi. Tra gli obiettivi principali figura la riduzione massiccia delle emissioni di CO2 (che idealmente nel 2030 dovrebbe ridursi del 50% rispetto al 1990) così da limitare l’effetto serra.

Molteplici studi sul clima pubblicati di recente (IPCC Special Report, EASAC, NAS) affermano chiaramente che per raggiungere gli obiettivi climatici, non solo dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre le emissioni, ma dobbiamo anche rimuovere attivamente l’anidride carbonica dall’atmosfera. Le principali ricerche indicano che entro la metà del secolo circa 10 miliardi di tonnellate di anidride carbonica dovranno essere rimosse dall’atmosfera ogni anno. Un importante mezzo per perseguire gli obiettivi climatici sono le tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2 sulle quali vogliamo porre l’accento in questa mozione.

Esistono, anche in Svizzera, impianti a cattura diretta dell’aria tramite collettori modulari di CO2 che funzionano come indicato qui di seguito. In un primo momento l’aria viene aspirata nel collettore con un ventilatore e l’anidride carbonica viene catturata sulla superficie di un materiale filtrante altamente selettivo; successivamente, una volta che il collettore è colmo, si procede a chiuderlo. Aumentando la tempertura viene così liberata CO2 ad una purezza superiore al 99% che, una volta raffreddata, potrà essere raccolta e stoccata.

L’anidride carbonica catturata nell’aria può essere usata come materia prima, riciclata (ad esempio come fertilizzante, come avviene nelle campagne del Canton Zurigo per opera di un’innovativa azienda del settore) o completamente rimossa dall’aria immagazzinandola in modo sicuro.

Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 105 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato il Gruppo PPD+GG chiede quindi di:

  1. chinarsi sulla tematica delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2 a livello ticinese.
  2. valutare, anche in collaborazione con i nostri istituti universitari, qual è la migliore ubicazione possibile per installare questo tipo di tecnologie.
  3. procedere in tempi brevi all’attribuzione del progetto ad un’azienda parastatale (AET, ACR, BancaStato o una nuova società detenuta al 100% dal Cantone), alla progettazione, alla modalità di finanziamento (con sovvenzioni nazionali per progetti pilota nella sostenibilità ambientale), all’avvio della procedura di commessa pubblica e alla costruzione di un impianto di cattura e di stoccaggio di CO2.

Marco Passalia, a nome del gruppo PPD+GG

Mozione presentata l’11.10.2021

A rischio l’offerta formativa per i nostri scolari

Il Tribunale federale, in una sua sentenza del 7 dicembre 2017, ha stabilito che gli istituti scolastici non possono più chiedere ai genitori degli alunni di partecipare ai costi sia per le uscite scolastiche obbligatorie sia per i corsi linguistici obbligatori. Quindi, la partecipazione richiesta alle famiglie non potrà superare i 16 franchi al giorno per le Scuole cantonali, e 13 per quelle Comunali. Sempre in queste ultime, per i pasti si chiederanno al massimo 730 franchi all’anno (5 franchi a pasto).

Il Governo e quindi il DECS hanno reagito tempestivamente accettando di introdurre i necessari correttivi normativi e stanziando circa 1 milione di franchi a favore delle famiglie (Scuola media e Scuola speciale).

Nonostante queste misure a sostegno delle famiglie, sono numerosi i Docenti e i Direttori di Scuola (Media e Speciali) che hanno espresso una grande preoccupazione per l’impossibilità di organizzare attività scolastiche non obbligatorie come gite didattiche, visite culturali o uscite sportive (Scuola media e Scuola speciale).

Il bilancio è assai preoccupante!

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Posti di lavoro nuovi e innovativi portando in Ticino il Centro di competenza federale di sicurezza cibernetica

Con la finalità concreta di portare in Ticino nuove competenze federali, nuove conoscenze tecniche e nuovi posti di lavoro, nuove sinergie con enti pubblici e privati presenti sul territorio cantonale, con la mozione, il gruppo PPD+Generazione giovani chiede che il cantone Ticino si adoperi per portare nel nostro cantone delle competenze federali (organo/autorità federale) nell’ambito della sicurezza cibernetica collegato alle facoltà di scienze informatiche/ingegneria informatica di USI e SUPSI. Il Consiglio federale ha recentemente pubblicato la strategia nazionale per la protezione della Svizzera contro i rischi cibernetici (SNPC) e tra le varie misure da mettere in atto è in procinto di decidere sulla futura creazione del centro di competenza di sicurezza cibernetica. Il Ticino – se lo vorrà – potrà cogliere questa opportunità di incrementare le proprie competenze tecniche in un ambito strategico a livello nazionale. La tecnologia fa parte della nostra vita quotidiana e siamo costantemente circondati da oggetti interconnessi ed interattivi. Nonostante ciò non siamo pronti ad affrontare i rischi del mondo cibernetico. Infatti, se fino a poco tempo fa si reputava che un attacco informatico potesse arrecare solo danni informatici, l’attualità ci conferma che un attacco cibernetico può avere anche conseguenze cinetiche, ovvero danni materiali a persone e cose.

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