Aumentare i controlli e combattere gli abusi dall’estero nell’artigianato e nell’edilizia

Negli ultimi tempi, come peraltro sottolineato in una precedente mozione presentata dal gruppo PPD+GG, è emerso come i lavoratori distaccati presenti in Ticino siano aumentati esponenzialmente negli anni. Secondo i dati aggiornati al 31.01.2013 dell’Ufficio federale della migrazione, nel 2012 vi sono state infatti 21’313 notifiche contro le 7830 del 2005. L’Ufficio dell’ispettorato del lavoro (UIL) e l’Associazione Interprofessionale di controllo (AIC) hanno il compito di verificare sul terreno, con sopralluoghi senza preavviso, se le presenze estere sono regolarmente annunciate. Secondo i dati pubblicati sulla Newsletter dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro di marzo 2013, “nel quarto trimestre del 2012 l’UIL e l’AIC hanno controllato 555 aziende per un totale di 774 lavoratori. Tra ottobre e dicembre si sono notificate, quali prestatori transfrontalieri di servizio, un totale di 2’573 persone (1’834 distaccati e 739 indipendenti). È stata quindi controllata poco meno di una persona su tre.

Nello stesso periodo l’USML ha emesso 73 multe nei confronti di aziende estere per violazione all’obbligo di notifica. L’USML ha inoltre emesso 23 divieti di prestare servizi in Svizzera ad aziende estere che non hanno pagato delle multe cresciute in giudicato. L’UIL, nel quarto trimestre 2012, ha emesso 77 multe per violazioni alle condizioni d’impiego di cui 51 segnalate dall’AIC per i settori di sua competenza”.
Questi dati fanno riflettere e mostrano come vi siano numerose infrazioni da parte di lavoratori distaccati e padroncini esteri. Il Gruppo PPD+GG è convinto che operare nel rispetto delle regole del gioco sia il modo migliore per mantenere delle buone relazioni transfrontaliere seguendo la via degli accordi bilaterali e del libero mercato. I popolari democratici sono però intransigenti sul mancato rispetto delle normative interne quando non vengono rispettate volontariamente o per negligenza.
Perciò, il Gruppo PPD+GG ritiene che sia necessario procedere con controlli maggiori attraverso un aumento del personale di controllo attivo direttamente sul terreno. Attualmente, l’UIL e l’AIC svolgono un mandato meritevole, ma – dato anche l’importante incremento del fenomeno – necessitano di ulteriori risorse umane. La Legge sui lavoratori distaccati cita infatti che “I Cantoni devono disporre di un numero di ispettori sufficiente per lo svolgimento dei compiti di controllo” (art. 1 cpv. 1).

Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 101 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, il Gruppo PPD+GG chiede di:

  • aumentare e/o promuovere il numero degli ispettori di controllo in seno agli enti preposti, così da ottenere delle verifiche più sistematiche e più numerose di quanto avviene oggi, dove poco meno di una persona su tre viene controllata;
  • finanziare l’aumento degli ispettori di controllo tramite le multe che vengono percepite a fronte degli abusi accertati. Ciò sgraverebbe gli oneri sostenuti dal Cantone in un momento in cui le finanze non hanno bisogno di ulteriori uscite.

Marco Passalia

Maggior trasparenza sui prestatori di servizi esteri

Dall’entrata in vigore dell’accordo tra l’Unione europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), in vigore dal 1° giugno 2002, i cittadini dell’UE-25/AELS e i lavoratori distaccati in Svizzera da imprese o società con sede in uno Stato dell’UE-25/AELS non necessitano più di un permesso per svolgere un’attività lucrativa di durata inferiore a tre mesi o 90 giorni effettivi per anno civile.
Queste persone continuano tuttavia a soggiacere all’obbligo di notifica. Di regola la notifica è effettuata dal datore di lavoro. Per i soggiorni più lunghi occorre, come in passato, un titolo di soggiorno. La procedura è descritta in maniera circostanziata al capitolo 4 delle istruzioni dell’Ordinanza sull’introduzione della libera circolazione delle persone (OLCP). Più nello specifico, sottostanno all’obbligo di notificarsi sin dal primo giorno:

  • i cittadini dell’UE-25/AELS con assunzione d’impiego presso un datore di lavoro in Svizzera;
  •  i prestatori di servizio indipendenti cittadini dell’UE-25/AELS la cui ditta ha la propria sede sul territorio dell’UE-25/AELS e i lavoratori dipendenti distaccati da una ditta con sede sul territorio dell’UE-25/AELS che svolgono un’attività in uno dei settori seguenti:

– ristorazione,
– edilizia, ingegneria e rami accessori dell’edilizia,
– lavori di pulizia in aziende o a domicilio,
– servizio di sorveglianza e di sicurezza,
– commercio ambulante (deroga: i collaboratori di circhi e fiere sono tenuti a notificarsi
– solo a partire dall’ottavo giorno),
– settore a luci rosse.

Le statistiche dimostrano che negli ultimi anni si è verificato un netto aumento delle persone notificate. Secondo i dati aggiornati al 31.01.2013 dell’Ufficio federale della migrazione2, nel 2012 vi sono state 21’313 notifiche, mentre nel 2005 queste ultime si attestavano a 7’830. Salvo nell’anno di crisi del 2009, l’evoluzione è rimasta costante e le cifre dimostrano che anche in futuro non avverrà un cambio di rotta. In questo contesto, l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) – che si occupa essenzialmente di verificare il rispetto delle regole da parte dei lavoratori e delle ditte estere presenti in Ticino – ha effettuato nel 2012 ben 1’962 controlli, pari al 9.6% delle notifiche, constatando in totale 881 infrazioni. In altre parole, se fosse stato controllato il 100% delle notifiche, le infrazioni presumibili ammonterebbero a circa 9’000 casi, ovvero quasi la metà del totale.
Sulla base delle considerazioni precedenti, il Gruppo PPD+GG è convinto che per garantire maggiore trasparenza sul mercato del lavoro svizzero ma anche nelle discussioni politiche relative alle tematiche transfrontaliere, sia necessaria una maggiore trasparenza circa la presenza dei lavoratori distaccati provenienti dall’estero che effettuano delle prestazioni di servizio all’interno dei confini nazionali. Inoltre, si ritiene utile rendere pubblico quali aziende ticinesi e persone fisiche residenti si appoggiano a ditte estere per eseguire determinati lavori sul nostro territorio per valutare le lacune settoriali e regionali della nostra economia e le relative opportunità lavorative. In questo modo, chi all’interno del nostro territorio cantonale dovrà beneficiare di una determinata prestazione potrà così scegliere con maggior cognizione di causa a quali aziende far eseguire dei lavori valutando l’assegnazione dei lavori non unicamente sulla base del prezzo ma anche in base ad altri criteri più qualitativi. Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 101 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, il Gruppo PPD+GG chiede di rendere pubblica la lista delle notifiche dei prestatori di servizi esteri e di chi nel nostro cantone beneficia di queste prestazioni;

subordinatamente si chiede anche la pubblicazione di quelle aziende che hanno commesso delle infrazioni. Si ritiene infatti che si possa e debba fare di più affinché vi sia maggior chiarezza e trasparenza, a tutela dei cittadini e delle aziende che beneficiano di un determinato servizio, da parte di lavoratori dipendenti distaccati o di prestatori di servizi indipendenti. Con una maggiore trasparenza – anche nel dibattito politico – si potranno conoscere maggiormente i settori economici lacunosi della nostra economia in cui cogliere delle opportunità lavorative e si eviterà di criminalizzare a priori quelle aziende estere che operano nel pieno rispetto delle regole e degli accordi bilaterali.

Marco Passalia
Per il Gruppo PPD+GG

Consentire agli ufficiali e ai sottoufficiali superiori di computare l’istruzione militare dei quadri sotto forma di cosiddetti crediti

A partire dal mese di settembre di quest’anno l’Università di San Gallo (HSG) consente agli ufficiali e ai sottufficiali superiori di computare l’istruzione militare dei quadri sotto forma di cosiddetti crediti. Con questo passo in concreto si riconosce all’istruzione militare, e all’esperienza accumulata durante la successiva attività di comando sul terreno e in stati maggiori, un valore aggiunto difficilmente conseguibile in così giovane età in altri ambiti
professionali. Tali facilitazioni potranno stimolare nostri concittadini a seguire l’istruzione militare e ad impegnarsi per una carriera militare.
Questo riconoscimento e il computo di corsi di formazione d’approfondimento è già in atto in diverse scuole universitarie professionali e consente di valorizzare l’istruzione dei quadri e l’attività pratica di condotta svolte nell’Esercito svizzero. Il riconoscimento conferito di recente anche dalla prestigiosa HSG è una garanzia della qualità dell’istruzione fornita dal nostro esercito.
In concreto, dopo aver assolto la scuola ufficiali e il servizio pratico, uno studente di bachelor può farsi computare sei crediti ETCS; un comandante di compagnia o un ufficiale di stato maggiore può inoltre farsi computare altri sei punti nel corso di studi per il master, traendo così un doppio vantaggio dalla nuova regolamentazione. I sottufficiali superiori (furieri e sergenti maggiori) ricevono quattro crediti computati al corso di studi bachelor. Il presupposto per il computo è una qualificazione militare finale con la nota 3 (buono) e l’elaborazione di un documento sui principi di condotta militari nel contesto civile. Non esistono ulteriori condizioni poste all’esercito da parte della HSG.
Con la presente mozione, alla luce delle indicazioni espresse, chiediamo al Consiglio di Stato di procedere in accordo con l’Università della Svizzera italiana e la SUPSI al riconoscimento dell’istruzione militare dei quadri sottoforma di crediti, analogamente a quanto stabilito dall’HSG o da altre alte scuole svizzere che hanno seguito la medesima strada.
Marco Passalia
Roberto Badaracco

Segnaletica stradale con alimentatori fotovoltaici

L’opzione del fotovoltaico (pannelli solari) da diversi anni a questa parte è considerata una fonte energetica rinnovabile fondamentale e, allo stesso tempo, l’efficienza energetica è una condizione imprescindibile nella nuova strategia energetica cantonale e federale. Tuttavia, l’impressione generale è che né le autorità né tanto meno il singolo cittadino abbiano ancora compreso le implicazioni del nuovo cambiamento di strategia a seguito dell’uscita della Svizzera dall’energia nucleare. Il Gruppo PPD+GG è convinto che sia necessario insistere maggiormente in questa direzione muovendosi concretamente sui due concetti chiave summenzionati, ovvero efficienza energetica e fonti rinnovabili. Concretamente, e più nello specifico, il Gruppo PPD+GG chiede al Consiglio di Stato di valutare l’introduzione di investimenti sistematici nella segnaletica stradale e nella cartellonistica stradale luminosa basandosi su sistemi fotovoltaici. Ciò sia per quanto riguarda l’installazione di nuove strutture, sia per quanto riguarda il rinnovo di impianti preesistenti per la segnaletica.
Si ritiene infatti che si possa e debba fare di più anche in questo settore: basti pensare a quanto intrapreso in diversi altri cantoni oppure, in maniera evidente, nella vicina Penisola. In questo modo, il Gruppo PPD+GG ritiene che vi siano diversi vantaggi:

– sensibilizzazione immediata e visiva verso il singolo cittadino su come sia concretamente possibile investire nell’efficienza energetica;
– risparmio energetico concreto;
– investimenti sostenibili da parte dello Stato;
– sostegno agli operatori economici (artigiani, possibili produttori di pannelli locali, ecc.) attivi in questo ambito.
Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 101 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato si chiede di:
1. valutare l’impiego di tecnologia fotovoltaica nella realizzazione di segnaletica stradale e nel rinnovo della stessa;
2. quantificare l’investimento necessario nei prossimi anni per l’installazione e il rinnovo della segnaletica stradale fotovoltaica in Ticino.
Marco Passalia

Agevolazioni fiscali per aziende che investono nella mobilità sostenibile dei propri dipendenti

Nel corso della prossima sessione, verosimilmente il 23 gennaio 2012, il Gran Consiglio si chinerà sul messaggio n. 6558 del 9 novembre 2011 concernente la richiesta di un credito complessivo di fr. 2’700’000.- per il quadriennio 2012-2015 per l’attuazione dei provvedimenti per la promozione del trasporto pubblico e della mobilità aziendale previsti nell’ambito del Piano di risanamento. Con particolare attenzione alla promozione di una mobilità aziendale sostenibile sia il messaggio n. 6558, sia il relativo rapporto, pur ammettendo un importante miglioramento, confermano che c’è ancora un grosso margine di manovra affinché la sensibilità ecologica venga promossa maggiormente nel tessuto economico ticinese. Inutile dire che lo stesso discorso vale anche per i singoli cittadini. In generale, va sottolineato che sebbene siano stati fatti importanti sforzi dalle autorità cantonali in collaborazione con le associazioni economiche e di categoria nonché con vari attori della società civile, le misure e gli incentivi proposti nei confronti delle aziende potrebbero essere ancora più incisivi ed efficaci.
In effetti, considerando il comportamento più razionale delle aziende rispetto ai singoli cittadini, diventa interessante l’idea di premiare quelle aziende che s’impegnano seriamente nella promozione della mobilità sostenibile dei propri dipendenti. I comportamenti virtuosi per le aziende si traducono direttamente in benefici in termini di immagine e visibilità: una sorta di responsabilità sociale e ambientale dove l’interesse pubblico e quello privato si sposano benissimo.
Nello specifico, i benefici legati a una maggiore diffusione della mobilità aziendale possono riguardare: l’ottimizzazione del parco macchine aziendale, la diminuzione dei costi sociali dovuti all’incidentalità stradale, la riduzione dei costi e dei problemi legati ai servizi di parcheggio, la riduzione dei costi per gli eventuali rimborsi accordati sui trasporti, la riduzione dello stress e il conseguente aumento della produttività e resa, la riduzione dei costi dei trasporti organizzati dall’azienda, il conferimento o miglioramento di un’immagine aziendale aperta ai problemi dell’ambiente, lo sviluppo di una filosofia aziendale basata sulla cooperazione e collaborazione. Quindi, grazie all’adozione di agevolazioni fiscali mirate, possiamo potenziare gli sforzi già messi in atto per convincere le aziende del valore insito nel preservare l’ambiente.
Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 101 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato si chiede di:
• valutare l’introduzione di sconti d’imposta mirati per quelle aziende che investono nella mobilità sostenibile andando a modificare le leggi toccate, quali la Legge tributaria cantonale, la Legge cantonale di applicazione della Legge federale sulla protezione dell’ambiente (LALPAmb) ed altre eventuali leggi.

Marco Passalia
Per il Gruppo PPD+GG

Misure attive e concrete in favore dell’economia reale e dell’occupazione

La situazione a livello internazionale sui mercati valutari sta favorendo una parte dell’economia elvetica e, quindi, anche ticinese a causa di un continuo apprezzamento del franco svizzero.
Il problema si è acuito proprio in queste ultime settimane in seguito a un apprezzamento repentino del franco svizzero soprattutto rispetto all’euro e al dollaro americano al punto da superare le aspettative più pessimistiche di tutti, comprese quelle delle aziende attualmente colpite dalla situazione valutaria sfavorevole. Inutile dire che un’evidente perdita di competitività di queste aziende potrebbe velocemente tramutarsi in un taglio non auspicato di varie voci di costo tra cui quella relativa ai salari e quindi ai posti di lavoro.
Considerando in primo luogo che è fuori discussione la possibilità di influenzare direttamente l’andamento dei tassi di cambio sui mercati monetari internazionali. Infatti, da una parte risulta essere ridottissimo il margine di manovra della Banca nazionale svizzera che deve perseguire in piena autonomia i suoi obbiettivi di garante della stabilità del livello dei prezzi. D’altra parte, invece, c’è lo Stato che alla stessa stregua della propria banca centrale può fare poco o nulla per influenzare a livello internazionale un auspicato deprezzamento del franco svizzero o addirittura per sollecitare i Paesi a rischio di insolvenza ad attuare delle politiche economiche di riduzione del debito pubblico e di taglio delle spese. Considerando in secondo luogo che recentemente il Consiglio federale ha deciso di stanziare 2 miliardi di franchi a favore di misure a livello nazionale che dovranno essere definite più precisamente ma che riprendono per sommi capi la volontà di favorire la concorrenza interna, l’aumento della produttività e l’internazionalizzazione.
Considerando, inoltre, le recenti prese di posizione del mondo economico e le simili preoccupazioni sugli impieghi manifestate dai sindacati, si ritiene che nell’opinione pubblica non vi sia una vera presa di coscienza della gravità della situazione nonché delle reali conseguenze sull’occupazione e sulla possibile dislocazione di aziende al di fuori del Ticino.

Considerando, infine, che nella passata legislatura in seguito alla crisi finanziaria dell’autunno 2008, il Consiglio di Stato ha proposto una sessantina di misure specifiche di sostegno all’economia e all’occupazione, per un impegno finanziario – non definitivo e condizionato dall’andamento della congiuntura – di circa 158 milioni di franchi sulla legislatura. Sulla base di questi elementi, il Gruppo popolare democratico in Gran Consiglio + Generazione Giovani ritiene utile e opportuno intervenire a sostegno di quel tessuto economico colpito dalla crisi valutaria che nei prossimi mesi potrebbe mostrare effetti seri e negativi in termini di licenziamenti, di minori assunzioni e possibilità di lavoro, di riduzione degli investimenti nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione e, conseguentemente, di diminuzione delle entrate fiscali per lo Stato.
La proposta del Partito popolare democratico è quella di stanziare dei fondi per mettere in atto delle misure attive e mirate finalizzate a dinamizzare il settore economico. Per chiarezza, l’obbiettivo di questa mozione non è quello di proporre una politica di sussidi a tappeto e di interventi diretti per salvare chi è in grave difficoltà. In termini molto pragmatici, innanzitutto occorre definire al meglio i settori che stanno soffrendo maggiormente della crisi del “franco forte” in collaborazione con le associazioni economiche di riferimento; in secondo luogo, le misure da adottare devono essere complementari e non ridondanti rispetto alle proposte della Confederazione e inoltre devono basarsi sui principi della semplicità d’applicazione, dell’efficacia a brevissimo termine; in terzo luogo, occorre considerare la messa in atto di strumenti legislativi già esistenti o funzionanti e la possibile estensione o riattivazione delle misure di sostegno all’economia e all’occupazione intraprese nella scorsa legislatura.
In generale, è ben noto che ad essere colpiti sono soprattutto l’industria dell’export, il turismo e il commercio. Perciò, le misure attive ipotizzabili dovrebbero comprendere la promozione della
“location Ticino” e del marchio “Switzerland”, il sostegno della ricerca di nuovi mercati e di nuovi partner (la cui valuta non si è deprezzata rispetto al franco svizzero), il supporto alla
formazione, alla ricerca e allo sviluppo con applicazioni concrete e una maggiore sensibilità e flessibilità nell’ambito della legge sul lavoro a fronte di soluzioni concertate tra le parti sociali
(sindacati e associazioni di categoria).
Facendo uso delle facoltà previste dall’art. 101 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato il Gruppo popolare democratico chiede – nella forma della mozione – al
Consiglio di Stato di:
‐ verificare innanzitutto quali misure del pacchetto anticrisi della scorsa legislatura possono essere estese, o riprese, tenendo presente che questa crisi valutaria è diversa rispetto alla crisi finanziaria del 2008 e che colpisce solo determinati settori. Inoltre, si chiede di considerare i tempi d’applicazione e di efficacia nonché i costi della messa in atto di quelle misure che verranno considerate utili anche per fronteggiare questa situazione economica delicata e difficile.
In seguito a questa verifica fondamentale, il Gruppo popolare democratico chiede di mettere l’accento su alcune misure ritenute concrete ed efficaci nel breve termine e quindi di considerare di:
1. estendere i contributi alla partecipazione a fiere specialistiche nell’ottica del sostegno alle imprese esportatrici. Come già rilevato nel rapporto del messaggio del Consiglio di Stato della scorsa legislatura, “la partecipazione a fiere specializzate nazionali e internazionali è uno strumento di comunicazione fondamentale e offre un contributo importante al raggiungimento dei traguardi aziendali”. Lo scopo di questa misura concreta e di successo è quello di sostenere le aziende che tramite il contatto diretto in fiera vogliono cercare nuovi partner esteri meno soggetti all’attuale situazione sui mercati valutari. L’importo proposto per i prossimi due anni ammonterebbe a 500 mila franchi all’anno (complessivamente 1 milione di franchi) in linea con il precedente contributo.
2. Organizzare la partecipazione a fiere, eventi o altre manifestazioni internazionali in Paesi non toccati dal problema valutario con il marchio “location Ticino” in collaborazione con Osec (l’ente parastatale voluto dalla Confederazione che si occupa di promuovere la piazza economica svizzera all’estero), Ticino Turismo e le associazioni economiche di riferimento. Lo scopo è quello di cercare di attrarre con maggiore forza, convinzione e mezzi finanziari quella fetta di clientela e di potenziali turisti che potrebbero recarsi nel nostro Cantone. In questo modo si cerca di sostenere le strutture alberghiere, le infrastrutture turistiche e il settore della vendita (commercio al dettaglio e all’ingrosso) affinché giungano nel nostro Cantone nuovi turisti (per esempio da Paesi quali Cina, India, Russia, Brasile, ecc.). L’importo da dedicare a questa misura potrebbe ammontare a 500 mila franchi considerando la partecipazione ad almeno 6 manifestazioni di rilievo nell’arco di due anni.
3. Sostenere l’internazionalizzazione delle aziende esportatrici e delle strutture alberghiere coprendo una parte delle spese di ricerca di nuovi partner in Paesi emergenti in collaborazione con l’Osec. A questo proposito possono essere utilizzate le basi legali esistenti (si pensi alla Legge per l’innovazione economica). In pratica, si tratta di un lavoro di consulenza finalizzata alla ricerca di mercato all’estero (potenziali clienti, fornitori interessanti, canali di distribuzione dei prodotti, ecc.) che attualmente prevede dei costi variabili in base al servizio. In uest’ottica, per stimolare le aziende a cercare nuovi mercati, si propone una partecipazione cantonale ai costi di consulenza dell’Osec in favore delle aziende che lo richiedono con un contributo del 25% dei costi per un ammontare complessivo di 300 mila franchi per due anni.
4. Invitare le parti sociali a un atteggiamento flessibile nell’ambito del diritto del lavoro e delle soluzioni legali concertate nell’ottica della salvaguardia dei posti di lavoro. Infatti, a breve termine parecchie aziende si troveranno a riflettere sul contenimento dei costi aziendali e sull’aumento dell’orario di lavoro. Si chiede al Consiglio di Stato di considerare con buon senso e flessibilità la fissazione dei livelli salariali degli impiegati nel rispetto del diritto federale sull’impiego e di quello cantonale sul lavoro ridotto.
5. Monitorare con maggior accuratezza tutti i vari oneri a carico delle aziende che potrebbero ulteriormente appesantire i costi in termini d’imposizione fiscale, tasse, prezzi dell’energia e
così via.

Per il Gruppo PPD:
Marco Passalia