Intervista: Di padroncini e distaccati

Le statistiche dimostrano come negli ultimi anni si sia verificato un netto aumento delle persone notificate. Secondo gli ultimi dati aggiornati dell’Ufficio federale della migrazione, nel 2013 vi sono state 24’053 notifiche, mentre nel 2005 queste ultime si attestavano a 7’830, con un aumento dell’oltre 200%. Salvo nell’anno di crisi del 2009, l’evoluzione è rimasta costante e le cifre dimostrano che anche in futuro non avverrà un cambio di rotta. In questo contesto, l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) ha effettuato lo scorso anno 1’962 controlli, pari al 9.6% delle notifiche, constatando in totale 881 infrazioni. In altre parole, se fosse stato controllato il 100% delle notifiche, le infrazioni presumibili ammonterebbero a circa 9’000 casi, ovvero quasi la metà del totale.
In questa intervista, incontriamo il deputato al Gran Consiglio e vice direttore della Camera del commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) Marco Passalia, che con alcuni atti parlamentari ha attirato l’attenzione del Consiglio sulla problematica – sempre più sentita – dei padroncini e dei lavoratori distaccati.

Il Consiglio di Stato ha recentemente accolto, seppur parzialmente, il contenuto di tre mozioni targate PPD, due firmate direttamente da lei e una dal collega Gianni Guidicelli. Ci può spiegare di cosa si tratta?
Fondamentalmente con questi atti parlamentari il gruppo popolare democratico in Gran Consiglio ha voluto portare delle risposte concrete ad una tematica fondamentale che riguarda il mercato del lavoro del nostro Cantone, ovvero le oltre 24’000 notifiche dello scorso anno da parte di distaccati o padroncini esteri per effettuare lavori o prestazioni di servizio in Ticino.
Le proposte formulate dal gruppo PPD+GG toccano tre questioni cruciali: innanzitutto l’aumento dei controlli e delle multe per quei prestatori di servizio esteri che non rispettano le regole del mercato del lavoro; in secondo luogo, la pubblicazione di una lista nera delle aziende o persone sanzionate e volutamente non in regola abbinata alla proposta provocatoria di creare anche una lista di chi i padroncini li chiama; ed infine, un maggiore coordinamento attraverso un unico ente di tutti gli interventi e gli attori coinvolti nei vari livelli dell’amministrazione pubblica.

Perché questi atti parlamentari sono stati accolti parzialmente dal Consiglio di Stato?
Tra le proposte formulate dai popolari democratici, il Consiglio di Stato ha deciso di accogliere solo la pubblicazione di una lista di chi ha commesso gli abusi. Le altre due richieste a detta del Governo sono già state soddisfatte attraverso altre misure messe in atto negli scorsi mesi. A mio modesto modo di vedere le cose non stanno proprio così. Infatti con l’aumento dei controlli e delle multe chiediamo tra le altre cose di finanziare l’incremento degli ispettori che si occupano di monitorare il rispetto delle regole evitando di pesare ulteriormente sulle casse pubbliche. Questo aspetto non è stato chiarito nella risposta del Governo. L’altra proposta, quella di coordinare tutti gli interventi contro gli abusi in questo ambito – promossa dal collega Guidicelli a nome del gruppo – non sembrerebbe essere realmente soddisfatta guardando alla realtà quotidiana. L’esperienza mi dice che non solo vi è una comunicazione incompleta tra autorità federale, cantonale e comunale, ma addirittura il coordinamento risulterebbe lacunoso all’interno di uno stesso livello amministrativo. Anche in questo caso dunque ci aspettiamo una risposta più convincente.

Degli atti parlamentari promossi dal gruppo parlamentare in Gran Consiglio certamente fa molto discutere la richiesta di pubblicare la lista di tutti coloro che fanno capo ai cosiddetti padroncini. Questa proposta non rischia di diventare una gogna mediatica?
All’interno del gruppo parlamentare abbiamo discusso di questa proposta e anch’io ho fatto tutta una serie di valutazioni per arrivare a condividere la convinzione che talvolta la provocazione può aiutare a sensibilizzare. Prima di tutto è innegabile che questa proposta abbia il pregio di lanciare un dibattito politico all’interno del Gran Consiglio e, secondariamente, mira anche a rendere attenta la popolazione sugli effetti negativi di ricorrere sistematicamente a prestatori di servizi esteri. Detto in altre parole, il dibattito in Parlamento su questo tema verrà certamente affrontato e tra le altre cose emergerà il fatto che i politici non sono certamente esenti da atteggiamenti poco esemplari: a questo proposito abbiamo appreso da vari media che proprio alcuni di quei politici che hanno gridato al lupo, in fin dei conti il lupo ce l’avevano nel giardino di casa propria. Non è proibito e nemmeno illegale fare ricorso al giardiniere o al piastrellista chiamato dall’estero, ma è semplicemente una questione di stile e di coerenza soprattutto quando dall’altra parte ci si scandalizza per l’esplosione del numero di padroncini. D’altra parte, nel rispetto della volontà popolare svizzera di seguire la via bilaterale con l’Unione europea – ciò è vero fino a prova contraria – siamo tutti consapevoli che il mercato del lavoro diventa progressivamente più libero ed aperto alla concorrenza. Ma un sistema economico è veramente libero e concorrenziale se le regole del gioco sono rispettate da tutti, altrimenti da mercato libero, esso diventa schiavo degli abusi.

Si potrebbe quindi affermare che il problema del numero crescente dei padroncini è da ricondurre agli stessi ticinesi?
Purtroppo è proprio così ed arriviamo dunque al secondo obiettivo di questa provocazione, ovvero la sensibilizzazione della popolazione. Facciamo un esempio chiaro a tutti: se il signor Luigi Rossi chiama regolarmente un padroncino italiano per tenere in ordine il giardino – tra le altre cose perché costa molto di meno rispetto alla ditta ticinese – non deve poi lamentarsi se le ditte ticinesi faranno più fatica ad assumere quale apprendista il proprio figlio o nipote. Un esempio esagerato ma che in modo semplice vuole far capire come ci sia una chiara relazione di causa-effetto nell’ambito del fenomeno di padroncini e dipendenti distaccati che vengono sistematicamente chiamati da aziende e persone residenti in Ticino. Nota bene: in questo contesto è addirittura aumentato il numero di persone che fa capo a questi prestatori esteri.

Ma allora queste proposte sono o non sono misure anti-padroncino?
È sbagliato prendersela a priori con la figura del padroncino soprattutto se pensiamo che qualcuno li chiama in Ticino per effettuare prestazione di servizio. Infatti, queste misure da noi proposte hanno lo scopo di tutelare il rispetto delle regole del mercato del lavoro ticinese e svizzero. Ma si tratta anche di proposte concrete per sanzionare i furbetti e per ricordare ai ticinesi che le soluzioni apparentemente più facili e a buon mercato talvolta hanno delle conseguenze negative più o meno dirette – nel medio e lungo periodo – anche sull’economia ticinese.
D’altra parte, ci tengo a ricordare che già il mio primo atto parlamentare in Gran Consiglio, quello relativo all’Iva discriminatoria nei confronti degli artigiani svizzeri, andava proprio in questa direzione: creare delle regole chiare ed eque per tutti gli operatori che intendono lavorare sul nostro territorio cantonale nel rispetto delle regole e della libera concorrenza.

Popolo e Libertà, 16 maggio 2014