L’imposta di circolazione che vogliamo

Quale primo firmatario delle due iniziative popolari atte a cambiare l’imposta di circolazione, per il momento posso semplicemente prendere atto del fatto che il Consiglio di Stato ha messo in consultazione il nuovo sistema di calcolo dell’imposta. Quello che veramente conterà, sarà il messaggio del Governo che dovrà passare sui banchi del Gran consiglio. Qualche osservazione preliminare posso però già farla.

Innanzitutto è importante ribadire che la discussione sull’imposta di circolazione nasce quale reazione spontanea a seguito di un prelievo esagerato dalle tasche dei cittadini a cavallo tra il 2016 e il 2017. Stiamo parlando di un’imposta ingiusta se pensiamo alle famiglie e al ceto medio, cara al punto da essere addirittura la più elevata in Svizzera se presa in forma cumulata e, non da ultimo, l’attuale metodo di calcolo è complesso e obsoleto.

Leggendo le prime indicazioni pubblicate dal Governo si parla di una riduzione di circa 5 milioni di franchi del gettito delle imposte di circolazione per le automobili per l’anno 2019. Di prim’acchito sembrerebbe un’informazione positiva senonché nel 2017 circa 135 mila hanno pagato nel complesso più di 9 milioni di franchi rispetto all’anno precedente. Per non parlare dell’incremento complessivo di più di 27 milioni di franchi a partire dal 2010 che è decisamente sproporzionato se rapportato all’aumento annuo di veicoli. Per correggere questo prelievo smisurato, con l’iniziativa «Gli automobilisti non sono bancomat!» il PPD propone che la legge sia modificata in modo tale che a partire dalla successiva imposta di circolazione fissata sia dedotto l’aumento dell’imposta di circolazione pagato nel 2017. Detto in altre parole, il cittadino potrà scegliere se vorrà anche che gli vengano restituiti i soldi prelevati in più.

Sugli altri elementi – decisamente più tecnici – attendiamo che la posizione definitiva del Governo giunga sui banchi del Gran Consiglio. Nel frattempo è importante ricordare i punti cardine dell’iniziativa «Per un’imposta di circolazione più giusta!». L’iniziativa propone un metodo di calcolo di facile comprensione che consideri l’emissione di CO2 quale unica variabile. Naturalmente, anche la competenza di modificare quest’imposta si vuole che passi dal Consiglio di Stato al Gran Consiglio. Inoltre, il PPD ritiene che questo tributo non solo debba essere più giusto nel confronto intercantonale ma anche rispettoso del principio di causalità. Da qui la proposta di istituire un «fondo mobilità» sul modello del FOSTRA a livello nazionale in modo da dedicarlo alla manutenzione delle strade e per combattere gli effetti negativi delle strade (inquinamento, traffico, ecc.). Di pari passo occorre plafonare il ricavo annuo delle imposte di circolazione relative alle automobili sino a 3.500 kg a 80 milioni di franchi. Un tetto massimo che impedisca di tartassare i cittadini automobilisti con lo scopo mai apertamente dichiarato di coprire altri disavanzi nelle finanze cantonali.

Concludo ricordando che l’aumento dell’imposta di circolazione voluto dal Governo per il 2017 è stato un vero e proprio salasso. Ora i cittadini si aspettano un’imposta più semplice, stabile nel tempo e giusta. Se le iniziative non troveranno risposta nel messaggio governativo, l’ultima parola l’avrà il popolo ticinese.

Marco Passalia
Vice Presidente PPD
Deputato, Gran consiglio

pubblicato su ticinonews e tio, 21.02.2019