Quei dannati semafori sul Piano di Magadino

Nell’intervista all’on. Zali apparsa sul CdT il 25.03.2019, il consigliere di Stato accusa i referendisti di fare campagna elettorale grazie al referendum contro i semafori sul piano di Magadino. Premesso che dopo la prima bocciatura in Gran consiglio, molti cittadini mi hanno contattato per ringraziarmi. E premesso che dopo la poco democratica decisione di riportare a distanza di pochi mesi lo stesso identico progetto in Gran consiglio – con successo – ancor più cittadini hanno contattato il sottoscritto e gli altri colleghi referendisti per esprimere delusione e preoccupazione ma anche per spingerci a fare qualcosa a loro tutela. Abbiamo ascoltato i cittadini della nostra regione e quindi abbiamo lanciato un referendum usando le nostre forze e risorse a differenza di chi utilizza la macchina statale per fare campagna elettorale.
È importante ricordare che l’idea dei semafori al posto delle rotonde sul piano di Magadino non piace ad almeno 13’000 ticinesi che hanno firmato il referendum. Abbiamo speso decine di milioni di franchi per queste rotonde e a distanza di pochissimo tempo vogliamo cambiare nuovamente la pianificazione senza tenere conto di vari aspetti rilevanti.
Dal 1° gennaio 2020 l’Ufficio federale delle Strade (USTRA) diventerà proprietaria della strada e il Governo non ne ha tenuto conto. Da dicembre 2020, con l’apertura della galleria di base del Ceneri, saranno dimezzati i tempi di percorrenza tra il Sopra- ed il Sottoceneri e dagli attuali 6’000 si passerà a 14’000 pendolari al giorno sul TILO con conseguente diminuzione del traffico stradale. Anche questo aspetto non è stato considerato.
L’aspetto dello spreco non riguarda solo il fatto che dopo milioni di franchi spesi per le rotonde si vogliono investire soldi pubblici per installare i semafori, ma anche per il fatto che per alcuni politici sarebbe una “scommessa che vale la pena fare”. Lo stesso Zali lo scorso 21 dicembre 2018 ha affermato al Quotidiano (RSI) che – cito – “non facciamo nulla di sconvolgente, nulla che non possa essere ripristinato qualora non funzioni, appunto spegnendo eventualmente i semafori”. Quindi, una volta installati se l’intervento non funziona, i semafori potranno sempre essere spenti. Uno spreco di risorse pubbliche che avrebbe potuto essere evitato facendo dei test con dei semafori provvisori. Un modo meno oneroso per evitare un investimento di 3.3 milioni di franchi e di sacrificare più di 10 milioni, costo stimato per la costruzione delle rotonde, decisi pochi anni or sono e di cui sono stati prelevati i contributi di miglioria.
I cittadini non sono sprovveduti e capiscono chiaramente che le rotonde sono più sicure rispetto ai semafori, si rendono conto che questa proposta porterebbe danni soprattutto alla popolazione locale e sanno benissimo che le risorse pubbliche andrebbero orientate nell’individuazione delle vere soluzioni: la realizzazione del collegamento autostradale A2-A13 e l’uso della ferrovia.

 

Pubblicato sul Corriere del Ticino, 30.03.2019