Sanità: una Ferrari per pochi soldi?

Qual è l’ammontare massimo che siamo disposti a spendere per acquistare una prelibatezza che entusiasmi il nostro palato? E per acquistare il biglietto di una partita di calcio della nostra squadra del cuore? E per curarci da una malattia? Certo, quando si parla di salute, non è solo una questione di costi e di denari. Ed è proprio questo uno dei punti centrali che a mio parere troppo spesso viene trascurato quando si parla di politica ed economia sanitaria.

Per riuscire a capire quanto è importante la salute per noi svizzeri è necessario misurare in qualche modo quanto essa influisce sulla nostra vita quotidiana. È quindi quasi scontato fare riferimento all’incidenza positiva di una buona salute sullo stato d’animo di chiunque tra noi. Tuttavia, indicatori qualitativi di questo tipo, difficilmente possono aiutarci a quantificare la rilevanza del settore sanitario sull’intero sistema socioeconomico. Per fare ciò, risulta invece interessante prendere in considerazione la spesa sanitaria in rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL); per completezza ricordo che il PIL corrisponde al valore totale dei beni e dei servizi prodotti all’interno della Svizzera in un determinato intervallo di tempo. In effetti andando a guardare l’evoluzione degli ultimi cinquant’anni del rapporto summenzionato tra costi della salute e PIL notiamo un continuo incremento fino ad arrivare a cifre attorno al 11% del PIL.

COSTI DELLA SALUTE IN
PERCENTUALE RISPETTO AL PIL
Anno % del PIL
1995 9.60%
1996 9.90%
1997 10.00%
1998 10.10%
1999 10.20%
2000 10.20%
2001 10.60%
2002 10.90%
2003 11.30%
2004 11.30%
2005 11.20%
2006 10.80%
2007 10.60%

Fonte: Coût et financement du système de santé, OFS

Tutti conosciamo le cause e ciononostante – ecco nuovamente la componente psicologica – ognuno di noi tende a puntare il dito su una o l’altra questione: dall’invecchiamento della popolazione al miglioramento della qualità delle cure; dall’aumento del numero di prestazioni all’anomala situazione dell’offerta (ospedali, medici, infrastrutture farmaceutiche) che stimola la domanda (pazienti); per non parlare poi del progresso tecnologico o dell’aumento dei salari indipendente dall’inesistente variazione della produttività.

L’elenco delle cause potrebbe essere ancor più lungo e specifico, ma lo scopo di questo breve articolo non è certo quello di fare una ricerca esaustiva sul perché o sul come si è arrivati all’odierno stato delle cose, bensì quello di fare una semplice constatazione: la salute costa molto e ciò va legato al fatto che in questo ambito, più che in altri settori, entra in gioco una componente irrazionale legata ad una naturale volontà di sopravvivenza. Ciò significa che qualsiasi paziente in una situazione di malattia e di asimmetria informativa nei confronti del medico e del farmacista, ha una forte tendenza a mostrare un’elevatissima disponibilità a spendere qualsiasi cifra pur di stare meglio.

Concludo nella convinzione che l’efficienza e l’efficacia nel settore sanitario potranno sicuramente essere migliorate con ripercussioni positive sulla riduzione dei costi. Sono anche convinto che sia fondamentale continuare a discutere sui metodi di finanziamento della sanità e sui modelli di assicurazione alla base del sistema, tuttavia rimane aperta la questione sollevata nel titolo. Vogliamo forse un sistema sanitario qualitativamente invidiabile in tutto il mondo pagandolo poco o nulla? Non è forse un paradosso? Contrariamente, data la nostra propensione a spendere molto per curarci, saremmo disposti a rinunciare alla qualità per pagare di meno?