Sano ottimismo per l’export elvetico

Dopo i dati poco entusiasmanti dell’andamento del commercio con l’estero registrati per il 2015, si guarda all’orizzonte con un po’ più di sano ottimismo. Le esportazioni svizzere dei primi tre mesi del 2016 sono aumentate del 2,5% (reale: – 1,4%). Le importazioni hanno invece subìto un calo del 1,1% (reale: – 1,8%). La bilancia commerciale ha quindi presentato un surplus record di 9,6 miliardi di franchi.

In particolare gli USA – grazie alla ripresa dell’economia americana – rappresentano il principale motore di crescita dell’export elvetico segnando un +9%. Anche il mercato europeo ha registrato un aumento positivo del 2%, in particolare i Paesi Bassi e la Spagna (rispettivamente + 14% e +8%), ma anche Germania e Francia hanno potuto contare su una crescita del 4%. Il trend negativo è invece continuato – seppur in modo meno incisivo – nel continente asiatico, il secondo più importante mercato d’esportazione della Svizzera dopo la zona euro. Con un -0,1% l’Asia infatti è in fase di stagnazione. Si rilevano in particolare le cifre negative di Hong Kong (-20,4%) e della Malesia (-20,8%), mentre continuano a giocare un ruolo importante il mercato cinese (+9.2%) e quello di Singapore (16.7%). Nota bene: due mercati con cui la Svizzera ha siglato accordi di libero scambio. Contrariamente all’ultimo trimestre dello scorso anno, invece, il continente africano può contare su una ripresa del +8,8%, in particolare grazie al Sudafrica (+15,7%).

Più nello specifico, i settori che hanno registrato un saldo positivo sono stati 6 su 10. Primo su tutti il ramo chimico-farmaceutico che ha avuto la crescita più importante (+8%) contribuendo nettamente al risultato globale, malgrado in termini reali vi sia stata una certa stagnazione. Sono stati soprattutto i medicamenti ad avere un maggior successo (+14%) con un aumento di oltre 1,2 miliardi di franchi nonché i principi attivi con un +12%. Anche il settore della bigiotteria e quello delle derrate alimentari hanno fatto registrare un saldo positivo (rispettivamente +7% e +5%). La più forte contrazione dal 2009 ha toccato il settore orologiero, che perde terreno per il quarto trimestre di fila: nei primi tre mesi del 2016 vi è stata infatti una diminuzione del 9% (valore reale 12%).  Risultati in negativo pure per macchine ed elettronica (-2,1%), carta e arti grafiche (-1,7%) nonché industria metallurgica (-1,0%).

Malgrado alcuni dati dell’export elvetico non siano ancora ottimali, in generale si è riscontrato un leggero rialzo e possiamo dirci ottimisti. Ricordiamoci infatti che il 2015 è stato un anno difficile per la nostra economia. Le cause sono sicuramente da imputare alla forza del franco che ha costretto le aziende ad adattarsi velocemente e a ridurre i margini di guadagno. Le PMI svizzere devono però saper cogliere l’opportunità di volgersi verso nuovi mercati per sfuggire dalla zona euro. Cambiando prospettiva e puntando su quei Paesi con i quali la Svizzera ha stipulato accordi di libero scambio (ALS), come ad esempio la Cina o il Giappone, le aziende possono contare su un vantaggio competitivo importante che è necessario saper sfruttare. Bisogna indirizzarsi sempre più verso queste nuove opportunità di business che permettono di entrare nei mercati esteri con importanti agevolazioni di dazio. Da un sondaggio di S-GE condotto alla fine del 2015 risulta che oltre il 40% delle imprese intervistate intendevano aprirsi a nuovi mercati. Un ottimo segnale che indica flessibilità, adattabilità e capacità di intraprendere nuove sfide per le aziende elvetiche.

Questa strategia comporta naturalmente la conoscenza delle procedure doganali, degli ALS e delle regole dell’origine, temi trattati ampiamente nei seminari regolarmente proposti da Cc-Ti e S-GE. La base del successo risiede infatti nel continuo accrescimento delle competenze affinché si possa agire con maggiore efficienza ed efficacia verso i mercati esteri.

Monica Zurfluh, responsabile S-GE per la Svizzera italiana

e

Marco Passalia, vice direttore e responsabile Settore Export Cc-Ti